Wapke Feenstra

La transizione da un’economia agricola e mineraria a un’economia di servizio e, soprattutto, non basata sulla terra ha puntato il nostro sguardo sul paesaggio. Possiamo applicare questo sguardo anche sulla campagna?

Possiamo individuare dei punti di riferimento – momenti di memoria – all'interno ed attorno al paesaggio, facendo sì che si verifichi un incontro tra la storia, la terra e le esperienze; e quindi raccontare nuovamente la storia medesima tramite parole ed immagini. […] Si tratta di arte concettuale ed inclusiva. Un evento performativo che investe le nostre esperienze iu una dimensione culturale ed immediata, creando un'altra immagine di ciò che ci circonda qui ed ora. Un nuovo paesaggio va realizzandosi.

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Il paesaggio – nella pittura tradizionale – può essere una sfera verde e bucolica,un'Arcadia idilliaca, o un regno oscuro carico di minacce. Perchè sogni, paure ed altri sentimenti indefinibili sono parte integrante del paesaggio. Inizialmente, ero sorpresa dall’incrollabile popolarità delle rappresentazioni bi-dimensionali dei nostri dintorni. Sono nata e cresciuta in un paesaggio, ma sono dovuti passare anni prima che cominciassi a maturare l'idea che potesse esistere un genere d'arte capace di relazionarsi alla terra in maniera diversa da come facevamo noi, nella fattoria. Quest'idea ha cominciato a concretizzarsi alla comparsa del primo turista, mentre mondi distanti venivano trasmessi in televisione e qualche hippy di Amsterdam acquistava una casa nel nostro villaggio.

Il mondo stava diventando più grande e le persone sembravano trovare qualche un qualche tipo di senso nelle mucche al pascolo e negli acri di barbabietole da zucchero: un senso che a me sfuggiva completamente. Non che la mia infanzia fosse stata priva di esperienze estetiche, si trattava semplicemente di qualcosa di diverso. Incontrare gli occhi marroni di una mucca, profondi ed intelligenti, circondate da lucide ciglia corvine. Stendersi sull'erba e fissare le stelle fino a rimanerne storditi. O guardare le differenti forme delle nuvole stagliarsi contro il cielo ogni giorno: sempre lì, ma sempre inafferrabili.

1.  Wapke Feenstra, Grow it Yourself, veduta della mostra, PAV, 2015 (24) (500x333)

Sì, il mio paesaggio è spesso nostalgico, qualche volta distante, ed occasionalmente ingigantito, come se fosse visto attraverso una lente d'ingrandimento. All'inizio di questo secolo, ho voluto espandere la nostra prospettiva sul paesaggio, passare da un close-up ad un'immagine a tutto campo, di modo di quel che vediamo non possa mai congelarsi. Abbiamo bisogno di ri-concepire il nostro paesaggio: ancora ed ancora.

I posti cambiano: lo stesso accade all’arte e ai paesaggi. Nelle ultime decadi, il termine paesaggio non si è limitato ad indicare un genere artistico. La contestualizzazione bi-dimensionale è diventata proprietà comune. Guardiamo all’ambiente rurale come ad un’immagine al nostro servizio. La transizione da un'economia agricola e di estrazione ad un'economia basata sui servizi e – soprattutto – slegata dalla terra, ha modificato il nostro modo di guardare al paesaggio rurale. Ora è un oggetto del desiderio: abbiamo costruito l’immagine di quel che desideriamo. Vogliamo una vista panoramica, ma mentre ci lamentiamo dei campi di mail e dei tralicci che inquinano l’orizzonte, i nostri smartphone giacciono sul tavolo e mangiamo una fetta di carne ottenuta da bestiame allevato a mais. Fortunatamente – dimenticandoci per un attimo i dinner party – la decostruzione di qualsivoglia estetica addomesticata è un gioco abbondantemente testato nell’arte. E il “gioco del paesaggio” è alquanto urgente. Il mio contributo, in qualità di artista, sta nel seguire come un’ombra coloro che utilizzano il paesaggio e documentare le loro azioni con fotografie, disegni e parole; in questo modo sono riuscita a smuovere qualcosa nel paesaggio, inteso come genere destinato a proseguire. Nulla è scontato.

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Myvillages è un’iniziativa artistica di carattere internazionale fondata da Kathrin Böhm (Ger/UK), Wapke Feenstra (NL) e Antje Schiffers (D) nel 2003. L’interesse primario del gruppo è l'ambiente rurale in quanto spazio di produzione culturale, nel quale instaurare una relazione con pratiche più tipicamente urbane, diverse geografie e realtà. Le finalità collettive di Myvillages scaturiscono dalla natura contestuale delle specifiche pratiche individuali di ciascun membro e dal comune retroscena biografico: tutti, infatti, provengono da piccoli villaggi. Le attività di Myvillages spaziano da presentazioni informali su piccola scala a progetti di ricerca collaborativa a lungo termine, dal lavoro in spazi privati a conferenze aperte, dalle mostre alle pubblicazioni, dalle questioni personali, al dibattito pubblico. I lavori del gruppo sono stati esposti in svariate istituzioni europee ed internazionali, tra le quali citiamo il Kunstmuseum Thurgau, di Warth (Svizzera), Frieze Art Fair e la Tate Britain a Londra (UK), l'Eastside Projects di Birmingham (UK), la Künstlerhaus Bethanien e l'Haus der Kulturen der Welt a Berlino (Germania), il Bildmuseet di Ulmea (Svezia), e l'Ars Electronica Festival a Linz (Austria). Myvillages è inoltre registrato come Fondazione (Stichting) Internazionale nei Paesi Bassi e al momento i membri del comitato sono Claudia Büttner (curatore, Monaco), Nathalie Houtermans (curatore, Rotterdam) e Gavin Wade (artista-curatore, Birmingham).

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