Marco Scotini *

Sembra strano, ma il giardinaggio emergerà tra le importanti forze economiche della resistenza al capitale. Le politiche del cibo si ripropongono come fuoco culturale e simbolico al centro delle odierne disparità economiche, senza dubbio accelerate dalla crisi presente. Le implicazioni politiche che convergono verso questo fulcro sono molte, se non altro, come afferma Silvia Federici, quelle che connettono direttamente la distruzione del potere economico e sociale delle donne nella transizione al capitalismo con il governo alimentare nel capitalismo stesso.

Dopo il progetto espositivo dello scorso anno, Vegetation as a political agent, che intendeva restituire una storia politico-sociale al mondo vegetale, Grow It Yourself si concentra su alcune recenti esperienze internazionali di forme cooperative di riproduzione alimentare e del comune. Dalle pratiche collettive del farming, alle organizzazioni comunitarie, dal sistema agroecologista delle fattorie, al crescente movimento degli orti urbani, l’esposizione raccoglie una serie di esperimenti in cui la produzione agricola, nell’autogestione delle risorse naturali e nelle sue conseguenze sulle politiche alimentari, traccia un rapporto costitutivo tra pratiche artistiche e abilità sociali. In un momento di crisi dei sistemi di vita come quello attuale è possibile resistere alla subordinazione ai rapporti neoliberisti di produzione e sottrarsi al controllo dell’economia monetaria e di mercato? In altri termini: è possibile un uso non capitalistico delle risorse naturali, un’opposizione al modello di sviluppo espropriativo ed estrattivo che viene imposto in ogni latitudine del globo? Come reagire, per esempio, di fronte alla recente approvazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP, tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea? Può l’esperienza dei Commons essere pensata quale fondamenta di un nuovo modo di produzione?

0. Grow it Yourself, veduta della mostra, PAV, 2015 (2) (500x333)

Grow It Yourself, veduta della mostra, PAV 2015.

Gli esperimenti sociali raccolti nella mostra Grow It Yourself affermano, nelle loro articolazioni e nella messa in campo di micropolitiche al confine tra pratiche artistiche e arti rurali, come oggi l’agricoltura possa divenire terreno di resistenza a partire dal quale tessere soggettività collettive. Ma, assieme, come l’agricoltura possa oggi contribuire a riformulare l’arte di scambiare, di attivare economie alternative e nuove canali di distribuzione. Come possa riproporre un discorso sul contesto locale, su narrative diverse, geografie abbandonate. In sostanza Grow It Yourself s’interroga sulla possibilità di modelli diversi di relazioni sociali ma, soprattutto, sulla necessità di un differente concetto di valore, non più dipendente dall’economia di mercato.

Si potrebbe cominciare a tracciare una genealogia in cui le pratiche artistiche s’incrociano con il mondo agricolo per identificare negli anni ’70 un precedente a cui ancorare le nuove ricerche in corso: da The Farm di Bonnie Ora Sherk all’Agricola Cornelia di Baruchello, dalla Bolognano di Beuys alla Malpartida di Wolf Vostell. Ma è lo sviluppo crescente del movimento degli orti comunitari all’interno delle realtà metropolitane ad essere un elemento interessante da non sottovalutare al fine di una rivalorizzazione e reintegrazione dell’agricoltura nelle nostre vite che ha come obbiettivo quello di costruire una società autosufficiente e non di sfruttamento. Gli orti comunitari sono di fatto degli spazi verdi aperti e polivalenti che mettono in atto procedure elementari di organizzazione, produzione, manutenzione e distribuzione. Essi rivendicano una produzione alimentare di sussistenza e consumo diretto al posto di una produzione per profitto che crede che soltanto il capitalismo e le tecnologie possano ricreare la natura.

2. Futurefarmers, Amy Franceschini, Grow it Yourself, veduta della mostra, PAV, 2015 (10) (500x333)

Futurefarmers, Amy Franceschini, Grow It Yourself, veduta della mostra PAV 2015.

L’esposizione si sviluppa attraverso la ricerca dei collettivi Futurefarmers, Myvillages, Inland-Campo Adentro (ideato da Fernando Garcia-Dory con differenti artisti partecipanti) ed, infine, tramite un inedito contributo di Piero Gilardi. Esperienze, situate tra pratiche artistiche e agricole che, volontariamente, si propongono come alternative ai modelli dominanti del capitale e alla logica consumistica del mercato neoliberale, dei grandi apparati della distribuzione e i loro effetti sulla società contemporanea e sull’ambiente, sia fisico che sociale, fino all’affermazione della “sovranità alimentare”, in un processo di riavvicinamento alla terra e di “ruralizzazione urbana”. Infatti in Grow It Yourself vengono indagate le politiche agro-alimentari e le dinamiche della produzione, i rapporti di potere che regolano i modi e le forme attuali in cui un prodotto della terra possa diventare cibo.

L’educazione alimentare e la salute individuale e collettiva non sfuggono certo alla prospettiva conflittuale sui beni comuni. Tale è lo spazio in cui si colloca Grow It Yourself, che, a partire dall’etica e dalle pratiche Do it yourself mette in discussione le dinamiche monopolistiche della grande distribuzione agricola a favore dell’autoproduzione, quale pratica indispensabile se vogliamo recuperare il controllo sulla produzione alimentare, rigenerare l’ambiente e provvedere alla sussistenza.

1. Wapke Feenstra, Grow it Yourself, veduta della mostra, PAV, 2015 (9) (500x333)

Wakpe Feenstra, Grow It Yourself, veduta della mostra, PAV 2015.

Il collettivo Myvillages (fondato da Kathrin Böhm, Wapke Feenstra ed Antje Schiffers nel 2003) interviene in mostra con il risultato di veri e propri sforzi collettivi, con i lavori Made in Zvizzchi, Company. Movements, Deals and Drinks, I like being a farmer and I would like to stay one. Sarà inoltre presente un’esposizione dei prodotti acquistabili nei “punti vendita” della serie The International Village Shop, progetto in cui la creazione artistica interviene direttamente tra le maglie dei rapporti di produzione e di commercio.

I Futurefarmers (Amy Franceschini, Anya Kamenskaya, Stijn Schiffeleers, Michael Swaine e Lode Vranken) presentano la documentazione video di alcuni lavori realizzati in situ nel corso degli anni. La mostra ospiterà Erratum: Brief Interruptions in the Waste Stream, Soil Kitchen, Annual Harverst . In particolare This is Not a Trojan Horse, esposto sia in forma video, sia in forma scultorea, è un progetto condotto in Abruzzo nel 2010. Una sorta di primitivo Cavallo di Troia è stato per un mese il centro mobile e simbolico di un dibattito sociale su questioni legate alla rigenerazione rurale. Non si tratta di rimpiangere il tempo in cui in Abruzzo i cavalli pascolavano liberi ma di creare un nuovo pensiero che non si riconosca immediatamente nello sviluppo neoliberale.

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Inland - Campo Adentro, courtesy Fernando Garcia Dory.

Fernando Garcia-Dory presenta il lavoro condotto in Spagna nell’ambito del progetto Inland – Campo Adentro, nato dall’esigenza di stimolare nel contesto metropolitano un dibattito in merito alle tematiche e le urgenze dell'ambiente rurale. L'esplorazione del territorio spagnolo e della pastorizia diventano lo stimolo per ripensare nuove strategie per vivere la campagna e la città, abbattendo la visione dicotomica tra caratterizza il rapporto tra esse. La pratica artistica, in questo senso, vuole porsi come chiave per la transizione della società verso un futuro più sostenibile. Fernando Garcia-Dory ha elaborato una panoramica di questo articolato progetto appositamente per Grow it yourself, in cui saranno presenti i lavori di Mario Garcia Torres, Susana Velasco e del duo Espada y Monleon.

Infine Piero Gilardi propone Ecoagorà, installazione che consiste in un piccolo anfiteatro ottagonale di legno, luogo di discussione e confronto, che ospita, oltre alle persone, oggetti simbolici della riconversione ecologica (attrezzi per l’agricoltura biologica, alimenti e manufatti creativi) e che ha come sfondo immagini emblematiche del disastro ecologico. Ecoagorà non si limita al mero piano della rappresentazione, ma sarà fattualmente teatro degli incontri e dei dibattiti che la struttura vuole evocare. Nel corso della stagione estiva, infatti, il PAV ospiterà intellettuali, artisti e figure provenienti dal mondo rurale (tra cui Christian Marazzi, Silvia Federici, ecc), in un susseguirsi di momenti di riflessione stimolati dalle tematiche affrontate dalle opere in mostra.

4. Piero Gilardi, Ecoagora, Grow it Yourself, veduta della mostra, PAV, 2015 (52) (500x333)

Piero Gilardi, Ecoagora, Grow It Yourself, veduta della mostra, PAV 2015.

* Pubblichiamo qui il testo scritto dal curatore in occasione della mostra. 

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