Franco Berardi Bifo

Domenica, silenzio. Non giungono segnali dalla piazza. Come reagiscono i greci alla sconfitta di Tsipras, all’umiliazione clamorosa cui il gruppo dirigente europeo ha voluto sottoporli, alla vendetta tedesca per la ribellione del No al referendum? Come si preparano a vivere gli anni a venire che saranno ancora più disperati e miserabili dei cinque anni che hanno appena vissuto? Nei prossimi giorni capiremo se a questo punto piegheranno la testa, e accetteranno ciò che il destino sembra imporre, o se continueranno nella ribellione anche senza e anche contro Tsipras. O se - come è più probabile, a questo punto emergeranno i nazisti di Alba Dorata in un nuovo girone dell’inferno in cui l’Unione Europea li ha condotti. Si prepara imo sciopero dei dipendenti pubblici per la giornata di mercoledì, quando il Parlamento dovrà votare il diktat della Troika.

Il terrore finanziario che ammutolisce la Grecia porta un messaggio chiaro per tutti gli altri: per gli spagnoli, i portoghesi, gli irlandesi che nei prossimi mesi andranno alle urne. Ora sappiamo che non esiste una via d’uscita elettorale. Il debito infinito cresce ogni anno, dato che per pagare il debito si deve sprofondare ogni anno di più nella recessione. Ma con gli strumenti della democrazia non se ne esce. Syriza ha vinto le elezioni, poi ha vinto clamorosamente un referendum, ma la vendetta tedesca ha stroncato tutte le speranze. È una lezione che il gruppo dirigente dell’Unione intendeva impartire a Podemos.

Che senso ha a questo punto votare per Podemos alle prossime elezioni spagnole? Che senso ha in Italia affannarsi a costruire un’alternativa elettorale, organizzare referendum per riconquistare qualcosa di ciò che ci è stato tolto? Nessun senso, dal momento che tutti gli strumenti della democrazia elettorale sono neutralizzati dal pilota automatico o dal terrore finanziario. Perché il pilota automatico della finanza possa funzionare, l’Unione europea procede da un colpo di stato all’altro: prima fu il siluramento di Papandreou, poi fu l’imposizione di Mario Monti in Italia, ora è il terrore contro Syriza. Perché insistere nel provarci? La strada della democrazia è chiaramente preclusa. Ne esiste un’altra? Un paese che in fatto di terrore ha un’esperienza consolidata si è incaricato di terrorizzare la Grecia per imporre la volontà della finanza globale.

Ora occorre interpretare il modello che emerge dal colpo di stato che si è compiuto il 13 luglio: occorre un concetto che ci permetta almeno di capire in quale mondo siamo entrati. L’era neoliberale che iniziò ufficialmente l’11 settembre del 1973 a Santiago entra ora in una nuova fase che chiamerei neocolonialismo finanziario. Attraverso l’imposizione di un debito che cresce man mano che lo si paga, diventa possibile per il paese colonialista (nel nostro caso la Germania) sottrarre senza limiti di tempo risorse ai paesi colonizzati (in questo caso la Grecia).

L’Unione europea è ormai tenuta insieme soltanto dalla forza del ricatto, ma c’è ragione di temere che presto si tratterà di forza punto e basta. Il leader di Alba dorata ha dichiarato oggi che adesso è il loro momento. In piazza Syntagma si bruciano bandiere dell’Unione. Syriza è stata forse l’ultimo argine contro il fiume in piena dei nazionalismi. Quell’argine è stato sgretolato dall’assedio della finanza e dalla vendetta tedesca. Anniversario del massacro di Srebrenica. Occorre ricordare il ruolo che la Germania di Kohl svolse nell’avviare la guerra civile jugoslava, perché la guerra jugoslava si avvia a diventare lo scenario d’Europa. E la Germania è ancora il primattore.

Quand’ero bambino mio padre raccontava ogni volta che se ne presentava l’occasione la storia della sua detenzione ad opera dei nazisti nel carcere di Osimo. Non mi insegnò a distinguere tra la parola “nazisti” e la parola “tedeschi”, per la ragione facilmente comprensibile che i soli tedeschi che aveva conosciuto in vita sua erano militari della Germania nazista. Poi venne il ’68 e lessi i saggi di Rudi Dutschke e compresi che non esistono i popoli ma le persone, le classi e i movimenti. Ma il 25 aprile del 1968 un lettore dei giornali di Springer sparò un colpo di pistola a Rudi Dutschke.

Pur sapendo che la parola tedeschi e la parola nazisti sono da distinguere mi rimase il sospetto che il lettore di Springer rappresentasse la maggioranza della popolazione di lingua cultura e nazionalità germanica. Dato che le emozioni sono importanti nella storia almeno tanto e forse più di quanto lo sono i concetti razionali, temo che prossimamente sarà difficile evitare che l’emozione suscitata dal pogrom ai danni del popolo greco sfoci in odio per i tedeschi. Nonostante la mia formazione internazionalista e il mio rifiuto dell’identificazione nazionale, mentirei se dicessi che il mio subconscio riesce a distinguere oggi tra la parola Germania e la parola nazista. È forse questa la cosa che mi fa più paura.

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3 Risposte a Cos’è la patria del tedesco?

  1. Alfredo introini scrive:

    Ho letto con interesse l articolo è non posso che essere in linea con l autore.oggi il potere finanziario dirige il potere politico è innegabile.
    Innegabile è del resto la causa che ha creato questa situazione su cui è forse bene riflettere ovvero un benessere europeo e forse mondiale basato sul debito e non sulla economia reale.
    Da anni i popoli hanno vissuto sopra le loro possibilità la crisi del mattone ha riversato sulla finanza le aspettative della ripresa. Come sappiamo la finanza crea valore spesso fatto di carta come di carta è fatto il debito greco. Debito che non verrà mai restituito perché creato per un benessere passato e usufruito dal popolo senza creare vera ricchezza ma solo sostentamento

  2. nanni scrive:

    Temo ci sia molto di vero ma ricordo anche che italiano fa troppo spesso rima con fascista e il razzismo che sta emergendo tragicamente in questi giorni mi sembra confermarlo. Ma mio padre,partigiano,mi ha insegnato:’resistenza ora e sempre’! Sono cresciuto alla’ombra,o al sole,della lapide di Calamandrei: ‘lo avrai camerata kesserling il monumento che prete di da noi italiani……’

  3. […] avanti ieri mattina. – – – Tra le citazioni proposte da Briguglia c’è questa, davvero paradigmatica, del filosofo Franco “Bifo” […]

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