Franco Berardi Bifo

Cosa abbia detto Umberto Eco non lo so. Un po’ perché ha detto cose diverse, come capita a tutti legittimamente. Un po’ perché qualche giornalista gli ha attribuito frasi che non avrebbe detto, un po’ perché forse ha detto qualcosa così tanto per dire, mentre usciva dall’aula e qualcuno lo inseguiva col taccuino in mano. Un po’ perché poi ha scritto una bustina di minerva in cui smentiva di aver detto quel che forse aveva detto e forse no.

Insomma non lo so, ma posso immaginarlo, perché ricordo un articolo che forse è stato ripubblicato in Sette anni di desiderio, ma non lo ricordo con esattezza, e non lo trovo in Internet, e il libro adesso non ce l’ho mica qui con me. Però ricordo un articolo che si chiamava Il terzo occhio uscito pressappoco nel 1976 o forse 1977, in cui diceva le cose più intelligenti che si potessero leggere all’epoca a proposito del fenomeno delle radio libere.

Naturalmente io dissentivo da lui perché non avrei potuto fare altrimenti. Lui era il professore per eccellenza, diciamo pure l’arci-professore e io ero l’arci-studente, anche se non studiavo più. Mi ero già laureato ma gli studenti mi stavano ad ascoltare proprio perché me la prendevo con il professore. Altrimenti che ci stavo a fare.

Veniamo al terzo occhio. Eco diceva più o meno che le radio libere andavano considerate come un’estensione del sensorio umano, mica per quello che le radio dicono. Le radio permettono di estendere la comunicazione fra individui più o meno liberi e dotati di pochissimo potere, perfino di quelli che non hanno alcun potere.

Aveva letto McLuhan e siccome lo avevo letto anch’io, su questo punto ci capivamo, anche se dissentivo programmaticamente. McLuhan ci aveva insegnato che i media non sono il libro della verità, ma sono modificatori dell’ambiente perché trasformano prima di tutto la nostra capacità di elaborazione e le modalità della comunicazione.

Ecco allora che quando ho letto da qualche parte (su Facebook? su La Repubblica? e chi se ne ricorda?) che Eco aveva detto che Facebook fa male alla salute perché permette a legioni di imbecilli di predicare al mondo, ho pensato: non può aver detto questo. Oppure magari l’ha detto ma gli è scappato, o l’ha detto forse per scherzo.

Intendiamoci, non sto insinuando che l’argomento sia irrilevante, è rilevante eccome. Ma occorre un po’ di flessibilità quando ci si occupa di queste cose. La memoria vacilla, talvolta faccio confusione, e anche Eco probabilmente talvolta si contraddice, talvolta ci ripensa.

Facebook permette a legioni di imbecilli di prendere la parola? E allora? Non la prendevano anche prima? Sul pianerottolo di casa, al bar, sulla piazza del paese. Che ci piaccia o no Facebook è un salto evolutivo nella storia della comunicazione umana, perché estende all’intero pianeta le dimensioni del bar di quartiere. Ma non dovremmo esagerare l’importanza di quello che si scrive in Facebook. Talvolta una voce che circola in Facebook può scatenare un pogrom, o una rivoluzione? Sì, ma anche nella piazza del villaggio poteva capitare di riferire voci giunte chissà da dove e chissà come, e quelle voci potevano scatenare un pogrom o una rivoluzione.

Per farla breve: non è la verità il criterio con cui giudicare i media. I media non si giudicano punto e basta, ma ciò che essi fanno non è dire la verità o la menzogna. Essi creano il mondo come proiezione del nostro intenderci. Essi spostano i corpi, mettono in contatto soggetti che prima non si conoscevano, perché permettono di vedere e di sentire quel che l’occhio e l’orecchio non potevano vedere né sentire.

Internet rese possibile la comunicazione senza prossimità e senza corpo. Poi venne Facebook, e per molti ragazzi dell’ultima generazione di internauti Facebook è Internet. Spesso neppure sanno che fuori da quella cornice blu e oltre quella “effe” c’è una rete infinita. Facebook ha fissato le modalità di navigazione che in Internet avevano carattere libero ed aleatorio. Per questo Facebook mi fa rabbia, perché ha ossificato le potenzialità della rete, e formalizzato l’amicizia e la condivisione in procedure tecniche uniformate.

Mi fa rabbia perché sono vecchio e obsoleto (quasi quanto il professor Eco, ohibò). Ma chi se ne frega della mia rabbia? Facebook ha creato condizioni di comunicazione e di socialità incorporea che non esistevano e non scompariranno. Perciò è inutile che io gli tenga il broncio. È meglio che io capisca quali abissi di immiserimento psichico Facebook ha spalancato, come un tempo Jerry Mander e Derrick de Kerckhove ci permisero di comprendere quali abissi di immiserimento cognitivo spalancava la televisione. Ma dovremmo avere imparato che ogni media-mutazione dell’ambiente spalanca abissi. La politica, la psicoanalisi, la letteratura sono esercizi per abitare gli abissi, e magari anche per uscirne fuori, a rivedere talvolta la luce del sole.

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6 Risposte a Che cos’è l’Eco di Facebook?

  1. […] Che cos’è l’Eco di Facebook?, Franco “Bifo” Berardi critica l’affermazione di Eco più riportata dai media, quella […]

  2. dario evola scrive:

    concordo pienamente con Abruzzese e con Bifo due posizioni diverse ma non contrapposte, come sempre lucidissime. Bisogna immettere frequenze dissonanti nella colonna sonora della musica leggera per ceti medi. Il conformismo assertivo e pacificato dello sciame gronda buonismo e senso comune a buon mercato … e questo non è cretinismo ??! ma poi i media sono emendabili di per sé? Una operatività che si esercita in una techné produce mètis. Ma le facce da hipsters dell’arte contemporanea,non sono figlie della peggiore imbecillità conformista ? caro bifo, ancora una volta .. tutto quello di cui ho bisogno è una camicia pulita…!
    dario evola

    • Paolo Lapponi scrive:

      se hai mai ascoltato “In a mist”, in quela nebbiolina hai già la risposta, e volendo anche la camicia pulita

  3. Luciano scrive:

    Bifo, ovvio tutto, Eco forse voleva buttare il sasso nello stagno, x motivi suoi o semplicemente x tenerci allerta.Non riesco a seguire ‘tutto/i’ cmq mi piacerebbe leggere Eco su questo, non si finirebbe mai! Certo, volendo, trovo i suoi scritti… Volendo.

  4. raff bb lazzara scrive:

    E quindi ? Bifo fa eco a Eco. Ecco! Quando il telefonino mi cade nel minestrone anche io avró ragione.

  5. Peconi Mauro scrive:

    Grande Bifo Hai detto una frase “definitiva”:Facebook ha fissato le modalità di navigazione che in Internet avevano carattere libero ed aleatorio” e poi “ossificato le potenzialità della rete e formalizzato l’amicizia e la condivisione in procedure tecniche uniformate”.Come meglio spiegare la mia(nostra)rabbia contro”il”social network e al tempo stesso darne una dimensione razionale e soprattutto storica?Vai con dio,compagno:mi dispiace solo di averti letto quasi un anno dopo!Mauro

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