Uno speciale su «Apocalitici e integrati» di Eco 50 anni dopo. Interventi di U. Eco, A.M. Lorusso, D. Panosetti. **

L’interesse di Umberto Eco per la cultura e le comunicazioni di massa inizia già negli anni cinquanta, e una serie di scritti su questi temi vengono raccolti nel 1964 con il titolo Apocalittici e integrati, una dicotomia che diventerà uno slogan di successo. L’oggetto di analisi è la cosiddetta cultura di massa, intorno alla quale si sono sviluppati due atteggiamenti che l’autore intende criticare. Per chi concepisce la cultura in modo “aristocratico”, cioè come “gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di una interiorità che si affina e si oppone alla volgarità della folla”, la cultura di massa è anticultura.

Gli “apocalittici” sostengono che i mass media, rivolgendosi a un pubblico vasto ed eterogeneo, devono livellare i propri prodotti ed evitare soluzioni originali: in questo modo sviluppano una visione conformista dei consumi, dei valori culturali, dei principi sociali e religiosi, delle tendenze politiche; i mass media incoraggiano una visione passiva e acritica del mondo, e scoraggiano lo sforzo personale verso esperienze originali; i mass media sono sottomessi a un circuito commerciale e quindi devono rispondere a criteri economici. La risposta degli “integrati” consiste nel constatare che i mezzi di comunicazione mettono i beni culturali a disposizione di tutti, e questo consente un proficuo allargamento dell’area culturale. Gli “integrati” sostengono che la massa è ormai la protagonista della storia, e che la sua cultura, prodotta per essa e consumata da essa, sia un fatto positivo. Inoltre, secondo gli “integrati”, non è vero che i mezzi di comunicazione di massa sono stilisticamente e culturalmente conservatori: usando nuovi linguaggi essi introducono nuovi modi di parlare, nuovi stilemi, nuovi schemi percettivi.

Proponiamo qui un'anticipazione del primo libro della collana alfalibri 50 anni dopo. Apocalittici e integrati a cura di Anna Maria Lorusso nel quale studiosi di discipline umanistiche, sociologiche e di scienze della comunicazione affrontano i problemi posti dall’evoluzione della cultura di massa, riflettendo sull’eredità e l’attualità della proposta di Eco, in un’epoca in cui tutto sembra dominato dal web. Il libro – acquistabile in libreria o direttamente sul sito delle edizioni DeriveApprodi con lo sconto del 15% (e per gli iscritti alla newsletter alfabeta2, sconto del 30%)- raccoglie interventi di: Umberto Eco e Alberto Abruzzese, Daniele Barbieri, Marco Belpoliti, Clotilde Bertoni, Luigi Bonfante, Vanni Codeluppi, Fausto Colombo, Paolo Fabbri, Guido Ferraro, Riccardo Finocchi, Stefano Jacoviello, Francesco Mangiapane, Giacomo Manzoli, Gianfranco Marrone, Federico Montanari, Daniela Panosetti, Isabella Pezzini, Maria Pia Pozzato, Lucio Spaziante.

INTRODUZIONE
Anna Maria Lorusso

L’idea di questo volume nasce evidentemente da un’occasione anniversaria: Apocalittici e integrati ha compiuto nel 2014 cinquant’anni. Da più parti studiosi di media, comunicazione e semiotica ne hanno ricordato la pubblicazione, ragionando sulla sua attualità, su cosa significasse quel binomio – apocalittici e integrati –, su cosa quell’opera anticipasse dell’Eco semioticamente più maturo.
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GIUSTO QUALCHE ANEDDOTO
Umberto Eco

Mi limiterò ad alcuni aneddoti. Del resto una volta, quando stava per compiere ottant’anni, Tomás Maldonado disse: “A una certa età non si hanno più idee, ma solo aneddoti”. Io non sono d’accordo col pessimismo di questa considerazione: le idee le possono avere tutti, e possono essere sbagliate. Uno dei vantaggi dell’età è proprio di essere ricchi di aneddoti, e gli aneddoti sempre istruiscono, perché sono parabole, e in ogni caso sono opere aperte.
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APOCALITTICO SARÀ LEI
Intervista a Umberto Eco di Daniela Panosetti

Una semplice etichetta, persino un po’ furba, nata dall’esigenza di trovare una sintesi fulminante a una manciata di saggi su argomenti assai diversi – dai Penauts alla musica di consumo, dal Kitsch al linguaggio televisivo – ma tutti in qualche modo dedicati a dare un’inedita dignità di studio all’ormai affermata cultura di massa. La genesi della felicissima (e cordialmente odiata) formula Apocalittici e integrati è ben nota: è stato lo stesso Eco a raccontarla, in diverse occasioni, con il giusto taglio aneddotico, come frutto di un puro caso. E dell’intuito infallibile di Valentino Bompiani.
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2 Risposte a 50 anni dopo Apocalittici e integrati

  1. (seconda versione riveduta e corretta)

    ‘NUMERO ZERO’ di Umberto Eco – Bompiani 2015

    «Ah, ah, ah!»
    «George che fai, adesso ridi da solo?»
    «No, con l’ultimo romanzo di Umberto Eco.»
    «Da quando Eco fa ridere, saputo e barboso com’è, è forse diventato un autore comico?»
    «Di più, dopo aver assistito lo scorso anno alla sua lectis magistralis all’Auditorium di Roma, dove ci si è sbellicati dalle risa, ho scoperto che la sua vena filantropica lo induce sempre più a compiere atti di solidarietà con il lettore, tuttavia senza spingersi nell’amore per il prossimo.»
    «Scusa George, in che senso?»
    «Mah, in quello del filantropo che se la ride di tutto e di tutti con l’ironia (bonaria?) di chi ride di se stesso. Credimi Ann, è davvero uno spasso leggere o ‘rileggere’ la storia politica filtrata dal placido sarcasmo di uno scrittore senza peli sulla lingua.»
    «E questo ti fa tanto ridere, come se non bastasse il sarcasmo di certi giornalisti, con quello che ogni giorno ci rifilano di pessime notizie?»
    «Macché Ann, è il piacere sottile del suo argomentare che solletica in me la comicità. Un po’ come accadeva con Alberto Sordi nel ruolo di ‘Dentone’ nel film a episodi del 1965 “I complessi”, la cui sola apparizione della sua faccia sullo schermo televisivo in qualità di aspirante giornalista scatenava un’immediata ilarità.»
    «Che Eco ti faccia lo stesso effetto di Alberto Sordi è quasi preoccupante.»
    «Ma certo che no, o forse direi di sì, per le sue battute spesso audaci quanto vere che ci rappresentano, o meglio in cui Eco rappresenta la realtà di oggi.»
    «Al meglio o al peggio, George?»
    «Direi a prescindere!»
    «Stai forse dicendo che Eco sta a Sordi come Sordi sta a Totò?»
    «Certo che sì, prendi ad esempio questo “Numero zero”, un romanzo fuori dal genere romanzesco, o se preferisci ‘romanzato’, che rompe con il polveroso cliché letterario per diventare altro; alla base di un’esperienza professionale svolta sul campo da chi ha fatto la cosiddetta ‘gavetta’ nelle redazioni dei giornali, spinto da un probabile istinto scrittorio solo perché in realtà non avrebbe potuto fare altro. O forse tutto, come appunto i protagonisti di questa storia, cui Eco relega in una redazione di un giornale che non ha nessuna probabilità di vedere la luce.»
    «Mi sembri fin troppo entusiasta George, sei certo di non confondere Umberto Eco con Andrea Vitali, o qualcun altro?»
    «Credo di no dal momento che ho fra le mani il libro di Eco, pur tuttavia la diversità che contraddistingue l’uno dall’altro va ben oltre la scrittura. Come dire, che l’uno aderisce al genere commedia all’italiana, raccontando a suo modo ciò che è stato; mentre l’altro, fra lazzi e frizzi, rappresenta i tanti ‘tani’ che siamo diventati: milan-tani, turin-tani, genoven-tani, napole-tani, insomma quegli italio-tani dal linguaggio colorito e chiassoso che ci distingue, tipico di una certa ‘cronaca’ giornalistica dei pezzi di colore, degli articoli di fondo ecc. ecc.»
    «Dunque cos’è, assomiglia più al solito ‘vademecum’ o alla noiosa ‘vertigine della lista’ inquanto prodotti specifici della Eco & Co.?»
    «No, piutosto direi un ‘diario di bordo’ per chi si trovi ad affrontare il mare burrascoso del mestiere di giornalista, che non è solo da scoprire navigandolo, bensì inventandoselo, come può essere per un ‘noir’ aperto a mille e più soluzioni e tuttavia nascoste nel labirinto delle notizie, certe o false che siano, estrapolate da un quotidiano spesso polveroso e obsoleto in cui si parla di tutto e di niente.»
    «George, dov’è finito il piacere dello scoop che tanto eccitava il giornalista quanto l’opinione pubblica?»
    «Cara Ann, senza doversi lasciare circuire dalle parole, si arriva al semplice escamotage che in qualche modo riesce a risvegliare i sensi dalla monotonia della solitudine, niente di più. Eco non va alla ricerca dello scoop, si cimenta nel riscrivere la storia, ridisegnare i contorni di una falsa-realtà letteraria di un ‘numero zero’ quotidiano che è la ‘prova provata’ di come si muove il pensiero umano; di come si articolano i concetti; come si inventa un ‘fatto di cronaca’ che forse non è mai accaduto e che potrebbe anche non accadere mai.»
    «E questa sarebbe la grande intuizione di questo libro?”
    «Certo che sì, nel far esprimere i suoi personaggi nello stesso modo della gente comune, quella che s’incontra nel quotidiano, alla quale l’autore si mescola con fare sornione, per dire la sua, pro o contro le istituzioni, di certi avvenimenti del passato come simulazioni del presente, per restaurare una qualche concezione comune che la gente sembra aver dimenticata. E lo fa come se fosse dietro a uno “Specchio segreto” alla Nanni Loy in cui la telecamera nascosta affronta una realtà amara e altrettanto comica, proverbiale di catastrofe annunciata.» «Ma infine, qualcosa succede in questo ‘telefilm’ che vai raccontanto, oppure …?»
    «Sì e no, fatto è che nel romanzo (sui generis) la catastrofe è già avvenuta (narrata) e continua a procurare danni irreversibili, il cui strascico lo andiamo calpestando finanche noi contemporanei.»
    «Fammi capire George, cosa accade di così irreversibile?»
    «Beh, ad esempio, che Eco attribuisce al ‘fare giornalismo’ alcune peculiarità suffragate dalla scarsa memoria degli italiani, vado a leggere: “La questione è che i giornali non sono fatti per diffondere ma per coprire le notizie. Accade il fatto X, non puoi non parlarne ma imbarazza troppa gente, e allora in quello stesso numero (zero) metti titoloni da far rizzare i capelli (..) e la tua notizia (imbarazzante) annega nel gran mare dell’informazione.”»
    «Quindi, cos’è che di fatto accade?»
    «Vedi Ann, accade che la notizia pur essendo storicamente probabile è talmente improponibile che non la si può divulgare e alla fine ci scappa il morto, un certo Braggadocio.»
    «E chi sarebbe questo morto?»
    «Braggadocio, il protagonista!»
    «Il protagonista?»
    «No, l’autore!»
    «George la narrazione non quadra, dici ‘storicamente probabile’ ma non riesci a definire di cosa si tratta.»
    «Mah, di storia, la nostra storia … Vedi Ann essendo Eco considerato un massmediologo olre che filosofo, semiologo ecc. ecc. non può esimersi di rincorrere la storia e dove non arriva nella sua ricostruzione, la ‘crea’.»
    «Cioè, re-inventa la storia?»
    «In un certo senso la fa reinterpretare da Braggadocio che è poi uno dei personaggi chiave del romanzo.»
    «Sono basita.»
    «No dicevo così per dire, magari la reinterpreta e non è poi detto che di distacchi più di tanto dalla realtà dei fatti. Certamente lo fa meglio di tanti altri giornalisti che pensano (senza essersi documentati e senza alcuna esperienza diretta) che riempiono le colonne dei giornali e le serate dei talk-show televisivi.»
    «Vieni al dunque George.»
    «Non c’è alcun dunque da spiegare, penso che dovresti leggere il romanzo e solo allora potrai comprendere le molta ‘aperture’ e i ‘limiti’ dell’interpretazione della saggistica-letteraria di Eco; di ‘come si costruisce un nemico’ che forse, e ribadisco forse, che non c’è, al punto che basta ipotizzarlo per renderlo reale.»
    «George, ti comunico che stai ricomnciando con le tue espressioni soporoso-comatose, forse è arrivata per te l’ora di andare a dormire. Possibile tu non riesca più a fare un discorso lineare o quel che si dica semplice?»
    «Perché leggere Eco è lineare o forse semplice?»
    «Nient’affatto ma temo tu lo stia rendendo più concettuoso di quanto egli stesso sia.»
    «Tu dici Ann?»
    «Ne sono certa, anzi, penso che dovresti farne una recensione in modo da schiarirti le idee (leggi i film) che ogni volta ti fai sui suoi libri. Almeno rivelami chi ha ucciso Braggadocio?»
    «Umberto Eco.»
    «Pirandello in “Si gira” ha fatto sicuramente di meglio.»
    «Grazie Ann, sei la mia irrinunciabile musa, solo tu riesci a rammentarmi che tutto o quasi è già stato detto, e a spronarmi a fare dell’altro nella vita che di leggere libri. Buonanotte!»

    Mistero: Capitolo XVII, pagg. 201. Il testo cambia di ‘carattere’ e di ‘corpo’ quasi fosse staccato dal libro o inserito in un secondo momento. Un ripensamento d’autore? Una rivisitazione della conclusione? Che forse vi si svelavano altre ‘congiure’? Oppure … ?

    Questo non è e non vuole essere un commento ad ‘Apocalittici e integrati’ tantomeno prende in considerazione i 50 e più anni passati dalla sua pubblicazione, perché 50anni coprono almeno due generazioni che, per dirla così alla buona, ne coprono almeno ‘quattro’ in confronto a quelle del passato. Siamo all’apoteosi finale ed Eco ben sa che l’apocalisse è ancora possibile, in quanto all’integrazione hummm!.. conserva i suoi dubbi di quando lo scrisse. Chissà se il ‘gioco’ qui presentato(perché di gioco si tratta) può valere la candela accesa da Eco e può dare una risposta a quanti si aspettano da lui il ‘verbo’ rivelatore? Ma di cosa? Di certo Eco, di fondo un burlone che si prende gioco di tutto, sa bene come manovrare la curiosità del lettore, la capacità di includere in una trama quei colpi di scena che fanno di un romanzo un autentico thriller editoriale.

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