Marilena Renda

Le poesie di Serie fossile portano tutte una data. Scandiscono cioè, in quella forma di implacabile progressione che è il raccontare le cose nell’ordine in cui sono accadute, il dispiegarsi di una storia d’amore che mette a vivo cose nascoste, forse mancanti, certo sepolte come reperti di un’umanità perduta.

Chi canta lo fa per eccesso, in altezza e in profondità, come se il rapporto amoroso consentisse di attingere una nudità e una radicalità dell'esperienza mai raggiunte. Non a caso uno dei primi testi, (°) - seme, contiene il sintagma «bruciatura del neutro», che fa subito pensare a Blanchot quando scrive: «L’ignoto è pensato sempre al neutro», oppure: «pensare o parlare al neutro equivale a pensare o a parlare a prescindere da ogni cosa visibile e invisibile, ossia in termini indipendenti dalla possibilità». E cosa c’è di più indipendente dalla possibilità dell’incontro con l’altro?

L’incontro con l’altro, come l’esperienza della poesia, porta in sé una dismisura che da sempre è la cifra del lavoro poetico di Maria Grazia Calandrone; i versi si addensano sulla pagina come se non ci fosse spazio sufficiente a contenerli, scalfiscono un limite, cercano visibilmente di portare il lettore in un luogo in cui non è mai stato prima. Rispetto ai libri precedenti, Serie fossile possiede un’inedita densità e compattezza; i campi metaforici, sempre soggetti a sconfinamenti, sono quelli del cielo e della terra, delle galassie e del germogliare, dello spaccarsi e sobbollire della terra (la «terra-alba», che tiene dentro il sopra e il sotto, come il canto della poesia). I movimenti, opposti ma complementari, sono quelli dello staccare e del saldare, dello spezzare e poi del ricongiungere, ma più di tutto del rifondare, dell’impastare, dello sciogliere, del versare e del ricevere.

Essendo l’amore processo alchemico che deve portare alla trasmutazione della materia del corpo, l’amante – figura araldica del cambiamento e della conoscenza di sé attraverso l’altro/a – nel rimanere profondamente se stesso balza davanti all’altro in forma soprattutto animale – ape, cavalla, uccello, scarabeo –, e nel suo movimento di rivelazione non manifesta solo il proprio desiderio, ma si trova a incarnare l’animale interiore dell’altro, quello che viene nei sogni a dirci chi siamo e cosa vogliamo, oppure a rivelarci i contorni di un mondo che nella coscienza già esisteva ma a cui solo la presenza dell’altro permette di emergere («il mondo era un’opera grezza, un non-del-tutto / compreso intento della grazia»). Dice Hillman nell’animale del sogno: «Tutti gli esseri viventi sono pregati di presentarsi, di manifestarsi, di farsi vedere, di rendersi ostensibili – ostentatio in latino era la comune traduzione del greco phantasia, la fantasia. L’ostensione di ogni animale è la fantasia che egli ha di se stesso». In Serie fossile, questa fantasia viene ribadita in più luoghi: «[…] qui / non c’è che incarnazione / e lingua del pensiero»; «sono io che ti suscito? / questa tenera cosa / questo caldo umano / che si leva da te / è tutto fatto dalle mie parole / oppure / preesisteva / e risponde al richiamo?»; ma soprattutto: «[…] perché io / sono il corpo venuto dalla tua anima». L’altro è creatura che germina da un corpo che si muove in ogni direzione «[…] e, se respinge, ora che fibra / è commista con fibra, deve respingere il suo stesso corpo».

I misteriosi geroglifici che accompagnano i titoli fanno da segnaletica interstellare, forse a indicare alle stelle stesse la loro posizione. L’amante, figura della nudità e del nutrimento, sposta sempre più in là i confini del gesto e della parola finché il suo stesso movimento, che è movimento celeste di cieli, albe, asteroidi e galassie, non spinge entrambi al di fuori del cielo in cui, per una breve e miracolosa stagione, hanno vissuto insieme: «risvegliandosi nel cuore della notte invernale nelle condizioni descritte, l’osservatore Alfa si siede e aspetta. se richiesto di cosa stia aspettando, risponde: che infine sia l’alba».

Maria Grazia Calandrone
Serie fossile
Crocetti, 2015, 129 pp.
€ 11,90

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Una Risposta a Di bestie e di stelle

  1. mauro scrive:

    Il tentativo di ricomporre i frammenti evoluti di un passato
    big ban: l’evoluzione fossile di noi stessi fatti materia, incarnati di sogni e poesia “la cosa. ecco la cosa fatta per andare”:
    letteratura, letteratura regressiva.
    Poesia che condivido, grazie.

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