Maria Teresa Carbone

Aggettivi
Nelle interviste e negli hashtag di Twitter, Rachel Dolezal (la donna bianca al centro di molte polemiche negli Usa perché si è fatta passare per nera, ndr) è diventata il volto del transracial, quello che per molti è un nuovo aggettivo sul campo di battaglia della politica identitaria. Ma il collegamento di Dolezal con questa parola ha offeso molti, fra cui coloro per i quali crescere con un aspetto diverso è una lotta familiare: i figli adottivi transracial.
Justin Wm Meyer, Rachel Dolezal draws ire of transracial adoptees, Washington Post, 17 giugno 2015

Monocultura
L'appello di Kamila Shamsie, che vorrebbe che per un anno si pubblicassero solo libri scritti da donne, ha scatenato una bufera. Alcuni sostengono che i pregiudizi di genere non esistono, per altri è più opportuno celebrare le autrici di maggiore successo. Due o tre editori hanno preso Shamsie alla lettera. I più concordano che la questione è complessa: lungo il percorso di un libro i pregiudizi si perpetuano a cosi tanti livelli, che è impossibile individuare come e perché le scrittrici devono lottare per un riconoscimento contro le loro controparti maschili. Ma un aspetto vitale del dibattito pare trascurato: una volta pubblicati, i libri devono essere venduti e mentre parecchie transazioni avvengono online, molte si fanno ancora nelle librerie tradizionali. I clienti non si limitano a comprare i libri di cui hanno letto le recensioni, ma vengono a curiosare, a vedere cosa c'è di nuovo, quali titoli sono piaciuti ai loro librai. Sophia McDougall ha sollevato questo punto l'anno scorso sul “New Statesman”, raccontando di come aveva iniziato a contare il numero di autrici e autori in mostra sui banchi delle librerie. (…) “Non penso – ha scritto – che ci sia una congiura di uomini che si incontrano in segreto torcendosi nervosamente i baffi per tenere a bada le donne. Non ce n'è bisogno. Se si scelgono i libri in base a quelli che si vedono in giro, con cui si è cresciuti o che sono trattati sui media, le cospirazioni sono inutili, la monocultura persiste”. Se le librerie cominciassero a promuovere il più possibile la diversità – non solo di genere, ma anche di razza, cultura e sessualità – forse comincereremmo a vedere i cambiamenti che Shamsie e tanti con lei auspicano.
Marion Rankin, Battling bias on the shop floor: how bookstores can support diversity, The Guardian 15 giugno 2015

Pregiudizi
Gli autori (di uno studio comparativo sugli effetti della chirurgia artroscopica al ginocchio ndr) riferiscono che gli scarsi benefici osservati dopo l'intervento hanno vita breve e scompaiono entro uno-due anni. Alla luce di questi dati, perché l'artroscopia è tanto comune e addirittura pare in crescita nel Nord America e in Europa? Forse i dati sono carenti? Di certo cosi la pensano alcuni chirurghi, fra cui i redattori della rivista “Arthroscopy”, convinti che “il 'New England Journal of Medicine' sia mosso da pregiudizi contro la chirurgia al ginocchio”. (…) Un'altra possibilità è che i chirurghi siano vittima di un pregiudizio che li conferma nelle loro posizioni, per cui anche dati abbondanti e autorevoli sono contestati e ignorati, a favore di convinzioni e atteggiamenti radicati. Tale pregiudizio non è nuovo e lo ha descritto bene Lev Tolstoj nel 1899: “So che molti uomini, non solo quelli considerati capaci, ma anche quelli che sono molto capaci di capire i problemi matematici, scientifici o filosofici più complessi, di rado discernono anche la verità più semplice e ovvia, se li costringe ad ammettere la falsità di conclusioni a cui sono giunti magari con grande difficoltà, delle quali sono orgogliosi, che hanno insegnato ad altri e su cui hanno costruito la loro vita”.
Andy Carr, Arthroscopic surgery for degenerative knee, British Medical Journal, 16 giugno 2015

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