Da qualche mese Giulia Niccolai ha compiuto ottant’anni, ma non l’ha detto troppo in giro. Le amiche più strette però lo sapevano, e hanno realizzato per l’occasione un paio di pubblicazioni che, guardando al suo passato, lo hanno interrogato come un oracolo del suo, del nostro futuro. Lo stesso fanno i componimenti che Giulia continua a produrre, i suoi Nuovi Frisbees: raccolta che fa seguito a quelli che potevano apparire, ma non erano, conclusivi Frisbees della vecchiaia. E di cui ci offre qui un corposo antipasto.

E lo stesso fanno, cercano di fare, alcune delle sue amiche, e dei suoi nuovi amici, che quei bellissimi libri ci presentano qui. Anche se per tutti noi temo sia impossibile emulare la serenità e anzi la gioia che brillano dagli occhi, dal viso, dalla postura che Giulia ha adottato nella vita. Serenità e gioia che, come quei testi ci dicono senza imbarazzi, non negano e non dissimulano il loro contrario; ma, con altrettanta risolutezza, affermano di poterlo superare. Senza volerla necessariamente seguire nel cammino spirituale che ha scelto per sé, insomma, è davvero una maestra, Giulia: in questo come in tanto altro, del resto. È lei che ci dice, che si dice: «E tu, te la ricordi la gioia?»

DA «NEW FRISBEES» (FEBBRAIO 2013)

Versi di Giulia Niccolai da News Frisbees
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LA VERITÀ CHE FA RIDERE
Graziella Pulce
Questi due versi dei nuovi Frisbees di Giulia Niccolai spuntano occhieggiando come papaveri rossi in un prato sbiadito. Il caso, la crisi, la trasformazione, l’umano. Due versi che possono essere letti sul piano della letteralità, sullo sfondo della congiuntura epocale che stiamo attraversando, e quindi di «cadute», di dissesti economici, di drastici ridimensionamenti.
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L'ORIZZONTE VASTO DELLA GIOA
Franca Rovigatti

«Lo stesso orizzonte / che si iscrive vastissimo…»: queste parole Giulia Niccolai rimontava, traendole dal saggio introduttivo di Alfredo Giuliani ai Novissimi. Parole dunque del ’61, che Giulia rimedita negli anni tra il ’70 e il ’72. Parto da qui, da questa vastità di orizzonte, o vastità orizzontale, che alla mia mente appare come una possibile metafora del lungo processo poetico – e di vita – di Giulia Niccolai.
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IL GRANDANGOLO DEL ROMANZO
Massimiliano Borelli

Il grandangolo cui fa riferimento il titolo di questo libro è uno degli indispensabili strumenti del mestiere di due dei tre protagonisti: Ita e Domínguez. Tuttavia, prima ancora, e in chiave metaforica, è lo strumento del mestiere dell’autrice di questo romanzo. Quando Giulia Niccolai esordisce nel 1966 con questo Grande angolo (da Feltrinelli, nella collana delle «Comete»), ci troviamo nel pieno dell’esperienza del romanzo sperimentale, così com’è stato teorizzato e praticato dai componenti del Gruppo 63.
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PUNGENTE IRONIA
Andrea Cortellessa

Le pagine del libro non sono numerate; siamo, comunque, un po’ oltre la sua metà. A questo punto c’è un segnalibro. Una lista di carta, argentata da un lato e blu magenta dall’altro, leggermente più lunga dell’altezza dell’impaginato, pende dal vertice superiore e sporge appena da quello inferiore del libro. In apparenza, tutto normale. Poi però ci si rende conto che le pagine spartite dal segnalibro sono del tutto bianche; tranne, vicino al margine inferiore, una riga replicata due volte: la prima con la parola segnalibro stampata in tondo; la seconda con la sua traduzione inglese, book-mark, in corsivo.
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a.c.

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