Giulia Niccolai

Franca Rovigatti torna da Zanzibar
con delle infradito:
la suola di copertone
e sopra, in plastica verde,
un ciuffo di foglie
di marijuana.
E Paola De Pirro commenta:
un classico dell’atelier
Marie Jeanne Michelin!

*

Spedisco due libri ai Prof. Giovanni Bertone e Gino Ruozzi.
Per farlo, mi servo della cassetta postale di Piazza Baracca.
Il giorno successivo la cassetta non c’è più.
Avranno rottamato anche i miei libri?
E cosa vorrà dire il fatto che mi succedono queste cose
impensabili, ora che ho 78 anni, e mai prima, in tutta la vita?

*

Tutti gli amici più giovani di me sembrano diffidare di quanto dico.
È perché sono vecchia o perché dico sempre cose strampalate?
Ma anche il taxista, che non mi conosce, non mi prende sul serio.
Buon segno!

*

Gianni Buttafava legge il frisbee delle infradito
e dice: Lo sai che in Francia hanno fatto
dimagrire l’omino Michelin?
Sì, per la campagna contro l’obesità.

*

Franco Tagliafierro arriva alla Malpensa da Madrid.
Al pullman davanti all’ingresso chiede:
Va alla Malpensa?

*

Gianni rincara a proposito della vecchiaia.
Non solo diffidano di noi,
ci cancellano, non ci siamo proprio.
Non si alzano, non ci offrono il posto
né in autobus, né in metrò. Stanno
seduti, le gambe lunghe fino in mezzo
al corridoio. Vogliono farci inciampare?
Ma alla nostra età, basta l’idea di poter
inciampare, che SI INCIAMPA!

*

Una sessantenne alla cassa
del Supermercato. Invece di dire
quanto devo? dice: vorrei un caffè.
Il giovane cassiere le sorride
e risponde: pensare che ho sempre
voluto fare il barista!
Un caso, o con la crisi stiamo
diventando più umani?

*

Si dice: faccia della medaglia
e faccia della moneta.
Questo perché
solitamente
su medaglie e monete
ci sono facce di profilo
o perché medaglie e monete
hanno due profili
come le facce?
E cosa dire delle
due facce di una persona?

*

Certi frisbees stanno in piedi
per un loro equilibrio
che sbilancia invece
di equiparare.
Vedi le due facce.
In bilico?

*

Chiamo l’oculista per dirgli
che le gocce di Nedit Dex
(che mi hanno consigliato
dopo l’operazione della cataratta),
sembrano farmi male.
Impossibile – dice lui –
sono solo lacrime.

*

La mia gioia sono le parole
che si inseguono come biglie
dentro e fuori le gallerie
di un castello di sabbia.

*

Parole che bisbigliano
e si danno colpetti:
toc.
Quell’indimenticabile toc
che promette. Promette tutto.

*

Scritto sopra la soglia
di una casa a Wa in Ghana:
If you think that education
is expensive
try ignorance!
Questo me l’ha mandato
un cugino, Giacomo Negri, da là.
Sono così richiesta che ho
bisogno di «negri» per i frisbees?

*

Per Giovanna Chiti
Quando un’amica o un amico
ti dice di aver trovato
e comprato un tuo librino
degli anni Settanta,
non sai se esserne felice
o infelice.
Librino ritrovato perché
qualcuno l’ha buttato.

*

Per fortuna il mio disadattamento
in mezzo secolo si è trasformato
in distacco. E’ ciò che mi rende poeta?

*

Per tutto il resto c’è Master Card.

*

Un amico mi fa notare che aver messo
proprio lì la Master Card, è un colpo di genio.
Ti sbagli, gli spiego. Avevo appena chiuso
il computer sul penultimo frisbee,
ero andata in soggiorno, avevo acceso il
televisore e me l’ha detto lui.

*

Ahimè, i frisbees sono troppo veloci.
Ne ho dovuti trascrivere una quarantina
(di quelli degli anni Ottanta, che non
avevo in memoria), e io stessa li ho capiti meglio
ma molto meglio ribattendoli che non leggendoli.
Cari lettori, siete disposti a farvi amanuensi?

*

Alessandro Giammei legge
questi frisbees e mi scrive:
questi sì che sono sulla vecchiaia,
mentre i Frisbees della vecchiaia
non lo erano.

*

Io stessa che avevo iniziato quella
raccolta verso i miei settant’anni
avevo previsto che i testi sarebbero stati diversi
da quelli che avrei poi scritto verso gli ottanta.
Ci siamo, ma a me sembrano uguali.
Qualcosa di simile al fatto che
– invecchiando – non si riesce più
a indovinare l’età degli altri?
Il tempo. Non si riesce più
a stargli dietro? Allora lo pensiamo fermo?

*

Da giovane invece, non sbagliavo mai.

*

Un altro esempio:
se ho conosciuto una mia coetanea
a vent’anni, rivedendola ora,
la penso, la vedo, la considero ventenne.

*

Quando mi sono resa conto
che da giovane non avevo
mai pensato a me stessa da «vecchia»
(e nemmeno da morta), l’ho chiesto
a molti altri.
Nemmeno loro. Niente di niente.
Buco nero?

*

I Frisbees si chiamano Frisbees
e non poesie. Il loro scopo,
da più di trent’anni, è quello
di raccontare (?), cantare (?)
la libertà conquistata man mano nella vita.
Libertà? Questa sì che è poesia!

*

La mente non cerca più niente, da fuori,si assorbe in se stessa.
Si assorbe in se stessa.
Sperimenta la contentezza mentale:
l’essere soddisfatti di quello che c’è.
La prima, vera vacanza nella vita.

*

Sì, ogni tanto ci sono
anche frisbees
molto, ma molto seri.

*

Sono il solo terreno
possibile
per far germogliare
quelli spiritosi.

*

Ma perché vado avanti
a scrivere frisbees
con gli «a capo» della
poesia, quando invece
sono solo prosa?
Mi do due possibilità
nella speranza di trovare
o un editore che voglia poesia
o un editore che voglia prosa.
Sarà uno scherzo poi, eventualmente
mettere questi versi «in riga»
in abito da prosa.

*

Certo che i frisbees trattano sempre
e solo minutissimi dettagli e MAI
argomenti importanti.

*

Hai ragione. Gli argomenti importanti
non li tratta più nessuno.
Non saprebbero che pesci pigliare.

*

Fammi il piacere di lasciar stare i proverbi.

*

Alla biblioteca di Porta Venezia
a una lettura di poesia organizzata
dal Segnale, Coviello mi definisce
– la sola scrittrice americana che
scriva in italiano.

*

Come eravamo,
come potevamo essere
pericolosi da giovani,
mine vaganti gli uni
per gli altri, e come
siamo innocui, ora.

*

Tutto per colpa degli ormoni?

*

Io non riesco a darmi pace
se, ogni tanto, non rivolto
la mia esistenza come un guanto,
per ripassarla tutta.
Macchie, buchi di tarme,
cerniere rotte, orli che pendono,
bottoni che mancano, antiche
bruciature di sigarette, «scorlere»
smagliature.

*

Ho già menzionato Franca Rovigatti
cinque o sei volte. Le ho spedito
le ultime tre pagine di frisbees
(da quello delle piumine
dei piumoni en avant), perché
potesse leggere come l’avevo
citata. Mi risponde molto
dettagliatamente e a questo punto
trascrivo col suo nome ciò che
mi ha risposto. I frisbees sono
quasi sempre di altri, di decine
e decine di altri. Frisbees millepiedi?

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