Dóra Várnai

Se si esce da Budapest in direzione sud, ci si ritrova sulla punta settentrionale della grande isola di Csepel. Lasciati alle spalle gli ultimi, popolosi quartieri della capitale ungherese e una serie di paesini della cinta urbana assolutamente anonimi, si giunge finalmente in piena campagna magiara.

La cittadina di Ráckeve, a circa cinquanta chilometri da Budapest, è il capolinea del trenino proveniente dalla capitale; per spingersi oltre in direzione sud bisogna affidarsi a qualche rara corriera o all'autostop. Appena fuori dalla minuscola stazione ferroviaria si nota subito il castello dei Savoia, a cui alla fine del XVII secolo era stata donata, come ringraziamento del loro supporto militare contro i turchi, tutta l'isola di Csepel.

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Musicista cieco, Abony, 19 luglio 1921
© André Kertész Emlékmúzeum, Szigetbecse

Valgono, inoltre, una visita anche la meravigliosa chiesa serbo ortodossa, e – se è il giorno giusto – uno dei pochi mercati fluviali rimasti nel paese, dove i coltivatori locali arrivano appunto in barca per vendere frutta, verdura, ma anche animali da cortile, tutto a chilometro rigorosamente zero. Mentre il ramo occidentale del fiume, il Danubio grande, è un corso d'acqua imponente dove confluisce il grosso del traffico merci internazionale, il ramo orientale che bagna la cittadina di Ráckeve, il Danubio piccolo, è invece una sorta di lungo lago. Stretto tra due dighe, a nord e a sud dell'isola di Csepel, che ne regolano il flusso d'acqua, rendendolo lento, dolce e pulito, è uno dei pochissimi tratti balneabili del fiume. Proseguendo ancora verso sud si arriva finalmente a Szigetbecse, paesino di appena un migliaio di abitanti, dove ben poco sembra essere cambiato negli ultimi cento anni.

A confermarcelo sono gli scatti che uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, André Kertész, vi fece all'inizio del secolo scorso. Nato a Budapest come Kertész Andor, egli trascorse infatti presso i parenti di Szigetbecse buona parte della sua infanzia. E quando a 14 anni ricevette in dono dal padre la sua prima macchina fotografica, i suoi primi soggetti appartenevano necessariamente all'ambiente fluviale e contadino che lo circondava: cominciò a catturare con il suo obbiettivo scorci del Danubio, bambini che giocano con le oche, ragazzini che pescano in mezzo ai canneti, musicisti zingari, ma anche il fratello Jenő che esegue buffi salti e acrobazie. In seguito Kertész emigrò prima in Francia, e più tardi negli Stati Uniti, dove divenne famoso con le opere che tutti conosciamo, ma non dimenticò mai questo paesino un po' nascosto tra il Danubio e vari laghetti interni.

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Uomo che danza all'aperto (mio fratello Jenő), Dunaharaszti, giugno 1919/1967
© André Kertész Emlékmúzeum, Szigetbecse.

Negli anni '80, quando ormai anziano fece ritorno in Ungheria per una visita, non solo volle tornare a Szigetbecse, ma decise anche di donare al piccolo comune diversi oggetti personali e 120 foto, le opere che costituiscono l'attuale museo Kertész. Situato in una tipica, lunga casa contadina ungherese, il museo è l'unica attrazione di Szigetbecse. Teoricamente sarebbe aperto tutti i giorni, in pratica per visitarlo bisogna chiedere a uno dei tanti ragazzini che giocano nei paraggi di chiamare l'anziana custode che se ne prende cura e volentieri racconta ai visitatori la genesi della collezione.

Per chi invece non volesse avventurarsi così lontano dalla capitale ungherese, è imperdibile l'opportunità offerta dal museo della fotografia Mai Manó di Budapest, che nelle sale del bel palazzo liberty di via Nagymező ospita – fino al 4 ottobre – la trasferta delle copie originali di questa particolare collezione, raramente visibile fuori da Szigetbecse.

André Kertész e Szigetbecse
mostra a cura di Károly Kincses e Zsófia Spéder

Fino al 4 ottobre 2015
Museo della Fotografia Mai Manó
1065 Budapest, Nagymező utca 20
aperto tutti i giorni ore 11.00-19.00

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