Uno speciale sulla Biennale di Venezia con testi di: E. Vannini, P. Caffoni, G. Zapperi, E. Malara. Seconda Parte *

MARX NELLE STRADE, NON ALLA BIENNALE!
Elvira Vannini

Scriveva Toni Negri nel 1988: “credo che in nessun caso più che in quello dell’arte, della sua produzione e del suo mercato, la forma di organizzazione sociale che Marx chiama sussunzione reale sia oggi realizzata”. Ma non è solo la sottomissione reale del lavoro al capitale che trova nell’arte un’applicazione esemplare. Il suo mercato infatti, tra le economie più potenti, non ha registrato gli effetti recessivi della crisi finanziaria globale.
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CINQUE ANNOTAZIONI SULLA BIENNALE
Giovanna Zapperi

Ibrahim Mahama è un artista ghanese che si interessa al rapporto tra capitale e lavoro. La sua installazione è una sorta di corridoio interamente ricoperto di sacchi di iuta che costeggia i muri esterni degli spazi espositivi dell’arsenale. I sacchi di iuta sono prodotti nel sud-est asiatico e poi importati in Africa occidentale dove vengono utilizzati per il trasporto delle merci – in particolare del cacao – a loro volta immesse nel mercato globale.
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IL TRAFFICO DELLE BALENE
Paolo Caffoni

Non ho potuto fare a meno di ricordare il film di Alexander Kluge “Gli artisti sotto la tenda del circo: perplessi” visitando la 56. Esposizione internazionale d’arte a Venezia. Non solo perché con questo film nel 68’ Kluge vinse il Leone d’oro alla mostra del cinema, ed è oggi in mostra con una versione filmica del Capitale di Marx, o meglio, sull’aspirazione del registra Eisentein di filmare Il Capitale, ma anche perché la prima sequenza del film “Lavoro funebre: la giornata dell’arte tedesca, 1939” è un riferimento diretto alla carriera del curatore della biennale e direttore dell’Hause der Kunst di Monaco Okwui Enwezor.
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IL MEDIORENTE CONFLITTUALE
Elena Malara

Ripartire dalla bellezza: dev'esser stata questa la linea guida per le mostre dei paesi mediorientali alla Biennale di Venezia. Le curatele per il padiglione Iran e il padiglione Iraq hanno voluto declinare questo aspetto con misura: Marco Meneguzzo e Mazdak Faiznia hanno preso pieno vantaggio degli ampi e spartani spazi a disposizione, mentre Philippe Van Cauteren ha contestualizzato le opere nelle raccolte stanze di palazzo Dandolo. Attraverso differenti esiti scenografici, le due esposizioni colgono l'approccio di Okwui Enwezor, nella volontà di rileggere lo stato delle cose attuale attraverso la produzione degli artisti attivi negli ultimi quarant'anni.
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