G.B. Zorzoli

Nel film 2022 - I Sopravvissuti, del 1973, l'umanità è in ginocchio per la sovrappopolazione e l'inquinamento, le risorse vitali scarseggiano, a cominciare dai generi alimentari. Solo a un’élite di ricchi è consentito di nutrirsi con cibi naturali, gli altri hanno a disposizione soltanto cibo sintetico, derivato dal plancton marino.

Nel 2009 viene fondata la “Beyond Meat”, che produce carne partendo da materie prime vegetali. Ha già commercializzato “Beyond Chicken and “Beyond Beef”, ai quali quest’anno si è aggiunto “Beast Burger”. “Impossible Foods” vuole andare oltre. Sta infatti sviluppando una nuova generazione non solo di carni, ma anche di formaggi, interamente derivati da vegetali. Il suo obiettivo è l’impossible cheeseburger.

Nel 2015 il target di queste aziende non sono i poveri de I sopravvissuti, ma quella parte della società americana, sazia e in cerca di novità, coloro cui i medici hanno proibito la carne, nonché i cultori della dieta vegana (che sta facendo proseliti oltre oceano), ben contenti di mettere d’accordo il diavolo con l’acqua santa.

Come talvolta accade per gli scrittori di fantascienza, il limite maggiore di Harry Harrison, autore del romanzo Make Room! Make Room!, da cui fu tratto il film, non è però l’errata identificazione dei destinatari della carne sintetica, ma non avere immaginato un’innovazione molto più sconcertante; che tuttavia, per dirla con Polonio, ha della logica nella sua follia.

Prendiamo il caso di Aaron Melocik. Non è un nome inventato. Aaron è uno sviluppatore di software, che lavora alla Metrodigi, un’education technology start-up della Silicon Valley. Ogni sera, prima di andare a letto, scioglie in mezzo gallone d’acqua alcuni cucchiaini di olio di noci e l’intero contenuto (16 once) di un sacchetto in cui è racchiuso Schmoylent, nome commerciale di una polvere gialla. Il beverone viene equamente suddiviso fra due brocche, riposte nel frigo.

Il giorno dopo, appena arrivato in ufficio, Aaron mette una delle brocche con lo Schmoylent in un minifrigo e, mentre lavora, sorseggia il contenuto dell’altra, che sostituisce il breakfast. A mezzogiorno la seconda brocca rimpiazza il lunch, senza che Aaron debba distogliere gli occhi dal suo lavoro, come dovrebbe fare con cibo solido.

Aaron Melocik non è un caso isolato. Per rispettare i ritmi di lavoro, che è un eufemismo definire “serrati”, nella Silicon Valley, softwaristi, ingegneri, perfino venture capitalists, provvisoriamente uniti in un singolare interclassismo, stanno adottando in numero crescente pasti liquidi a base di polveri, variamente denominate: Schmoylent, Soylent, Schmilk, People Chow. Tutte a base di proteine, con parecchio zucchero e aggiunte di magnesio, zinco, vitamine, e tranne Schmilk - che si diluisce nel latte – solubili in acqua, queste polveri sono anche a buon mercato.

Mentre un rapido lunch in una cafeteria della Silicon Valley in genere costa più di 50 dollari, per una settimana a base di Soylent o di Schmoylent ne bastano 85. La domanda di quelle che maggiormente soddisfano il palato dei consumatori, è talmente alta che possono verificarsi ritardi tra l’ordine online e la consegna. Fondata nel 2013, in poco più di un anno Soylent ha già venduto l’equivalente di sei milioni di “pasti”.

Questo modo di consumare i “pasti” al lavoro sta diventando un must, perché chi ha investito nelle start-up non perde occasione per diffondere il nuovo vangelo: “let’s get the calories as quickly as we can” è l’incitamento di Alexandros Kostibas, fondatore di Habit Monster (nomen omen), una start-up di software di San Francisco.

A pensarci bene, non è giusto rimproverare Harry Harrison per non avere immaginato che, oltre ai vegani, a coloro costretti a diete prive di carne e alle persone in cerca di novità, destinataria del cibo sintetico sarebbe stata una categoria sociale che nessuna statistica classificherebbe fra i ceti economicamente disagiati.

È infatti quasi impossibile avere più fantasia di un capitalismo capace di creare forme di alienazione che, immancabilmente, riescono a superare le vette precedentemente raggiunte, senza dover ricorrere a rozzi mezzucci, come il soma immaginato da Huxley nel “Brave New World”, per convincere i malcapitati che acquisire le necessarie calorie nel più breve tempo possibile costituisce un passo avanti sulla via del progresso.

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Una Risposta a Dieta capitale

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