Maria Teresa Carbone

Esperimenti
Alcuni esperti pensano che la tecnologia indossabile, dai monitor del sonno alle fasce nel fitness, potrebbero essere la prosssima frontiera nel modo in cui le società controllano i loro dipendenti, ulteriormente sfumando la linea di demarcazione fra lavoro e vita privata. Nei prossimi quattro giorni Sarah O’Connor, giornalista del Financial Times, porterà dispositivi indossabili mentre lavora, per vedere se i dati personali generati sono davvero utili ai dirigenti, e se i dipendenti possono imparare a convivere con questa tecnologia.
Robin Kwong, Would you want your boss to know how well you slept last night?, Financial Times, 25 maggio 2015

Geroglifici
Ormai è ufficiale. Stiamo regredendo. Emoji, il sistema visivo di comunicazione incredibilmente popolare in rete, è la lingua che sta crescendo più rapidamente in Gran Bretagna, secondo il professor Vyv Evans, linguista alla Bangor University. Il paragone adoperato è significativo, ma non nel modo in cui il docente, che appare entusiasta degli emoji, con ogni probabilità intende. “Come linguaggio visivo, gli emoji hanno già surclassato i geroglifici, i loro precursori egiziani, che si svilupparono nell'arco di più secoli” dice Evans, paragonando le piccole icone contemporanee all'antica forma di scrittura egiziana. Ottimo. (…) Gli egizi hanno creato una cultura magnifica, ma statica. Hanno inventato un superbo stile artistico e una mitologia potente, e da questi non si sono più mossi per millenni. I geroglifici hanno consentito loro di scrivere incantesimi, ma non di sviluppare una cultura letteraria più flessibile e interrogativa, un compito che è stato lasciato ai greci. Questi arroganti chiacchieroni egei, usando un alfabeto astratto non-iconico preso dai fenici, hanno spettacolarmente superato gli egizi nella loro gamma espressiva. L'alfabeto greco è stato molto più fecondo di quelle belle figurine egizie. Per questo non c'è una Iliade o una Odissea egizia.
Jonathan Jones, Emoji is dragging us back to the dark ages – and all we can do is smile, The Guardian, 27 maggio 2015

Orangutan
Negli ultimi decenni enormi quantità di denaro estero si sono riversate nei quartieri più costosi di Londra. Henry Pryor, un agente immobiliare britannico che rappresenta molti clienti stranieri, mi ha detto che, sebbene fenomeni simili si siano verificati anche a Parigi e a New York, la tendenza è stata particolarmente pronunciata a Londra. Secondo lui molti miliardari stranieri apprezzano il fatto che Londra sia una metropoli anglofona a metà strada tra l'Asia e gli Stati Uniti. Negli ultimi anni più del settanta per cento delle nuove proprietà nel centro di Londra sono state acquistate da investitori stranieri, spesso in contanti. (…) Il sindaco di Londra, Boris Johnson, è ambivalente rispetto a questo aumento. In una recente intervista radiofonica ha detto che “questo successo rende molto difficile per i londinesi permettersi di vivere qui... Non c'è dubbio che assistiamo a un costante impoverimento della borghesia e che dobbiamo agire”. Al tempo stesso, Johnson non ha voluto spaventare i ricconi: “Londra è per i miliardari come le giungle di Sumatra per gli orangutan, e noi ne siamo orgogliosi”.
Ed Caesar, House of Secrets, The New Yorker, 1 giugno 2015

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