Alessandra Corbetta

Nel primo decennio del 1600, precisamente nel 1609, Galileo Galilei mise a punto il primo telescopio refrattore, strumento in grado, come suggerisce anche la sua etimologia, di far vedere lontano, di mettere a fuoco ciò che è per natura distante dal nostro campo visivo. Nel 1600 si voleva guardare oltre.

Nel 2015 l’universo da scrutare è prossimo, vicinissimo, è la dietrologia del quotidiano; gli astri sono le celebrities, micro e macro. Dal 26 marzo del 2015 per la precisione, abbiamo a disposizione un nuovo modo per osservare in diretta piccoli spaccati di vita e per far vedere i nostri; l’invenzione si chiama questa volta Periscope ed è un’applicazione di Twitter appartenente alla categoria del mobile video streaming, disponibile inizialmente solo per Ios, ma ora anche per Android.

Il funzionamento è basilare: si scarica l’app gratuita, si realizza l’iscrizione collegando il proprio profilo Twitter e si abilita l’accesso a fotocamera e microfono. I Galilei si chiamano Kayvon Beykpour e Joe Bernstein. Sulla scia di Meerkat Periscope consente di realizzare video, che vengono caricati istantaneamente sulla piattaforma e possono essere visti (esclusivamente in modalità verticale) e commentati in diretta: agli utenti è consentito inviare cuoricini per esprimere il proprio apprezzamento, il tutto però solo usando l’app mobile. La visualizzazione, invece, è realizzabile anche dal desktop. Se si vuole circoscrivere l’interazione, è possibile attivare l’opzione “followers only” per ricevere messaggi solo da chi si segue. Il video può essere salvato sullo smartphone e il produttore può decidere di renderlo disponibile per le ventiquattro ore successive alla sua pubblicazione. Questo è Periscope, questo è il suo funzionamento.

Ma sarebbe come dire che appoggiando l’occhio alla lente del telescopio, l’apparecchio raccoglie la luce o altre radiazioni elettromagnetiche provenienti da un oggetto lontano e le concentra in un punto, producendone un'immagine ingrandita. Imprescindibile saperlo, ma poi cosa accade? Cosa accadrà con Periscope? Che significato avranno gli accadimenti?

Finora Periscope viene usato per mostrare il dietro le quinte di concerti, come fa Jovanotti, oppure per condividere il proprio viaggio in auto, come nel caso di Fiorello; si presta a trasmettere l'omelia della Messa della mattina di Pasqua, celebrata in Duomo dall'arcivescovo di Milano e a dar vita a “Riflessioni su Periscope”, quali quelle promosse da Rudy Zerbi. È il nuovo probabile trampolino di lancio per artisti semi-sconosciuti che accrescono le loro possibilità di essere notati. Ci mostra con cosa fanno colazione gli altri o cosa tengono nel frigorifero, come passano la pausa pranzo. Consente alle aziende di fornire al potenziale o consolidato acquirente la sensazione di essere davanti a qualcosa di unico, irripetibile.

Macro live streaming da una parte, micro live streaming dall’altra, per riprendere la dicotomia tematizzata da Giovanni Boccia Artieri. Una comunità connessa che guarda e commenta una comunità connessa; una social tv avente come palinsesto le vite dei soggetti. Ha detto Mario Morcellini, pro-rettore alla Comunicazione dell'Università La Sapienza: "Se la tv era considerata una finestra sul mondo, con Periscope è come avere le pareti della propria vita in trasparenza". E l’ha detto con entusiasmo.

P di Periscope o di Panopticon? Apertura al mondo, informazione, ludicità, indebolimento delle barriere pubblico/privato, esibizionismo, generazione di contenuti dal basso, condivisione, commento: Periscope porta di nuovo a galla tutta una serie di tematiche irrisolte (e forse non risolvibili) proprie di ogni innovazione tecnologica. Torna tematizzare la centralità conferita alla visione e al visivo, ma per le conseguenze non positive della centralità di questo visivo, non produce nessun filmato esplicativo. Un nuovo tassello per una comunità di visione sempre più grande, sempre più cieca. Ma per fortuna esiste ancora il telescopio.

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