Michele Emmer

Venezia, la città delle Biennali d’Arte e di Architettura, Venezia, la città unica al mondo, sull’acqua in perenne movimento, Venezia, un insieme di palazzi, opere d’arte, calli, campi, rii, canali, Venezia, la città delle gondole, dell’acqua alta. Venezia la città del cinema, del festival del Cinema. La città che per pochissimi giorni all’anno diventa la capitale del cinema. Che negli altri mesi dell’anno di cinema, nel senso di proiezioni di film nelle sale, ve ne sono proprio poche. Il cinema non è una delle grandi passioni dei Veneziani. Ma ci sono le eccezioni. Ci sono a Venezia persone che sono appassionate di cinema, che al cinema hanno dedicato tutta la loro vita. E che di questa passione hanno sempre voluto far partecipi gli altri.

Ecco allora che a Venezia è stato da pochi mesi aperto un nuovo palazzo dedicato proprio al cinema. Un piccolo palazzo, articolato su tre piani con sottopalco e la tipica altana di legno sui tetti, una costruzione che sembra modesta vista dal di fuori, ma che contiene un vero tesoro. Uno di quei tesori di cui tutta la città, e non solo, deve essere grata a colui che ha realizzato, in gran parte da solo, questo piccolo grande miracolo.

“Da ragazzo volevo fare il regista, ma soprattutto volevo smontare le cose, scoprire come funzionano meccanicamente.” Con la passione del collezionare tutto quello che riguarda il cinema sin dagli inizi delle prime apparecchiature per produrre immagini. Con l’idea di scoprire tutto quello che precede e sta attorno al cinema propriamente detto. La collezione viene via via riunita nella sua casa, dai diorami teatrali del Settecento, alle scatole ottiche, dai visori stereoscopici alle ombre cinesi, con nomi evocativi di meraviglie: zootropi, taumatropi, phenachestopi e via meravigliando. Per arrivare al cinema muto, al cinema sonoro. Nel piccolo palazzo vi sono un proiettore da 8 e da 16 mm, un videoproiettore per DVD per proiezioni e mostre. Nell’archivio 20000 fotogrammi compreso il fondo Pasinetti, 900 oggetti e macchine, 12000 titoli di film nei diversi formati, 1300 pellicole, 5000 volumi e riviste. Grande spazio alla fotografia, Il tutto a disposizione della città e degli studiosi di tutto il mondo.

Questo nuovo ed unico palazzo del cinema di Venezia si chiama La Fabbrica del Vedere ed il suo fondatore è Carlo Montanaro, personaggio notissimo a Venezia e nel mondo del cinema. Tra i fondatori del festival del cinema muto di Pordenone, da sempre impegnato ovunque a promuovere iniziative che riguardano le immagini, la fotografia, l’arte, il cinema. Per tanti anni è stata la sua casa il luogo di incontro di registi, scrittori, musicisti, artisti. Ora vi è un luogo in cui tutto lo straordinario materiale è fruibile. Montanaro così descrive la sua creatura: La Fabbrica del Vedere è uno spazio in cui si approfondiscono i temi dell’immagine in movimento, dal cinema sperimentale al video d’artista. È un luogo di studio e di visioni, in cui si discutono le idee del presente e si possono mettere alla prova sistemi di riproduzione antichi. È una vera V perché è stata fondata per lavorare, con lo sguardo e coi pensieri.”

La Fabbrica del Vedere è costituita da un luogo d’incontri, da esposizioni e workshop, ed è anche casa editrice di libri e di una rivista. È stata inaugurata alla fine del 2014 con una mostra di lanterne magiche e di rare fotografie. Tra l’altro all’ultimo piano Montanaro ha fatto stampare dal negativo che possiede, all’interno di una lampada ovoidale uno scatto a 360 gradi dei fratelli Lumière realizzato nel 1900 in Piazza san Marco con 12 macchine ottiche.

Così ha raccontato la nascita di questa grande passione Montanaro: “Un giorno, alla fine degli anni Sessanta, conosco in treno Attilio D’Este, che era il proprietario del panificio sotto casa. E scopro che eravamo entrambi appassionati di macchine di cinema. Alla sua morte ho comprato la casa ed è iniziata la storia.” Il fondo si chiama Montanaro-D’Este e aggiunge Montanaro “anche Trevisan che era il nonno Angelo, capo della cooperativa di pescatori di Burano, a fine Ottocento. Con la vendita della sua casa ho avuto la possibilità di realizzare questo sogno”.

La Fabbrica del Vedere ha avviato una fitta serie di incontri, proiezioni, mostre, e sta diventando un luogo segreto e magico di Venezia. Come ha scritto Hugo Pratt nell’avventura di Corto Maltese intitolata Sirat al bunduqiyyah (Fiaba di Venezia, 1979): “A Venezia ci sono tre luoghi magici e nascosti… Quando i veneziani sono stanchi delle autorità costituite, si recano in questi tre luoghi segreti e aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie.” Ora a Venezia si deve aggiungere un nuovo luogo, che a Corto Maltese sarebbe molto piaciuto.

La Fabbrica del vedere si trova a Cannaregio 3857, Calle del Forno, vaporetto Ca’ D’Oro, diritti per la calle sino al ristorante “La vedova” (ottimi i cicchetti e le polpette), a sinistra, seconda a destra. Si vede una piccola insegna, siete arrivati. A Venezia gli indirizzi servono a poco.

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