Augusto Illuminati

Che uno dei due inventori del dadaismo (l’altro fu Tristan Tzara), il performer Hugo Ball, passato dall’anarchismo al neo-cattolicesimo, messo in musica postumo dai Talking Heads, si occupi di eremiti e mistici bizantini è singolare per quanto tardivo evento editoriale e come tale adeguatamente già segnalato.

Forse lo è meno il fatto che si tratti (insieme a Leo Strauss, ma con 10 anni di anticipo) del più acuto recensore di Carl Schmitt, almeno della prima fase del suo pensiero. Questi pezzi di biografia intellettuale si saldano in un bizzarro collage, se è vero che Dionigi (pseudo)Areopagita, DA, unisce idealmente l’animatore del cabaret Voltaire a Zurigo (DADA sarebbe, al dire dell’inventore, la duplicazione di DA e insieme l’ágnostos theós paolino come significante vuoto), il nostro libro edificante del 1923 e il meccanismo rappresentativo del Cattolicesimo romano di Schmitt esaltato nel 1924.

Nelle processioni neoplatoniche dell’Uno e negli angeli dionisiani Ball coglie come un elemento sovra-razionale prenda corpo e mediazione in una gerarchia di persone, che non è mistico-individuale ma formalizzata nel sacerdozio e si trasferirà nella rappresentanza statale, corroborata dal diritto romano, in opposizione all’anarchia gnostica.

Con uno sbalorditivo assist allo Schmitt cattolicheggiante (una delle sue giravolte opportuniste) gli suggerisce di individuare, al di là delle apparenti affinità decisioniste, la vera alternativa satanica alla rappresentanza: il mito soreliano dello sciopero generale. L’anarchico pentito conosceva i suoi polli e fiuta il filone disgregante che va dall’estasi gnostica alla sovversione plebea.

Ma torniamo alle tre vite di santi, due sportelli di icona che inquadrano Dionigi al centro. Agiografia ed edificazione sono infatti solo un ornamento espositivo, certo suggestivo e ostentato in una prospettiva di ritorno ai valori religiosi, ma il nucleo del discorso è assai più sostanzioso. Se l’eremita Climaco e lo stilita Simone (i cui luoghi oggi condividono l’assedio dell’Isis, nel Sinai e a nord di Aleppo) potrebbero a torto suggerire un’apologia dell’isolamento monastico, tutt’altro «misticismo» è nelle corde dello pseudo-Dionigi. Egli infatti, sebbene usi in superficie un linguaggio neoplatonico e gnostico, in realtà difende l’ortodossia contro la pericolosa alleanza anti-cristiana saldatasi fra quelle tendenze, partendo da Porfirio e culminando in Proclo.

Mentre sul piano filosofico recupera l’originaria ispirazione plotiniana anteriore alla deriva teurgica dei suoi successori, sul piano religioso afferma la preminenza del carisma sacerdotale sull’entusiasmo anacoretico e sulle tentazioni magico-visionarie, espungendone la componente anarchica, il disordine gnostico ribelle alla gerarchia ecclesiale e, virtualmente, a quella politica.

Trasferendo la lingua gnostica dei misteri all’abituale ufficio divino e ai sacramenti, Dionigi, sulla scia di Clemente Alessandrino, diviene il primo fondatore scientifico della mistica liturgica cristiana. La scala del sacerdozio, con al vertice i vescovi, è una catena di comando e insieme di trasmissione del sapere e di accesso al divino, di cui sono i messaggeri in questa teodicea. Angeli della luce e simboli di una realtà trascendente, definibile solo in negativo (il super-essenziale, l’in-dicibile), tuttavia anche organi gerarchici, sul cui modello si configura il potere mondano, come sarà reso esplicito nel fervido scambio con Schmitt.

L’elemento “bizantino” è inteso nel senso di potere strutturato (la permanenza degli ordini imperiali in Costantinopoli), illustrato con la suggestione luministica dei mosaici e delle icone, non di ascesi mistica, di semplificazione dello spirito, l’opposto dell’evangelismo indocile di Tolstoj.

È a partire da qui che Ball si incontrerà con la fase “papista”del percorso del giurista tedesco. Nella gerarchia il trascendente irrapresentabile si rappresenta a cascata nei vari gradini della scala, scende dall’alto verso il basso e si identifica sempre in persone concrete, che incarnano il carisma. Chiesa e Stato, in questa riabilitazione del mondo, si salvano dalla dispersione anarchica della gnosi, testimoniando nella prassi salvifica l’armoniosa struttura del mondo per triadi plotiniane, opera potente di un Dio buono, magari più emanatore che creatore.

Hugo Ball
Cristianesimo bizantino. Vite di tre santi
Con uno scritto di Hermann Hesse
Traduzione di Piergiulio Taino
Adelphi (2015), pp. 316
€ 28

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Una Risposta a Conversione di un anarchico

  1. sergio falcone scrive:

    Sarà stata sincera questa conversione? Non so.
    Gli intellettuali han spesso la propensione alla mutagenesi interessata. Quindi, diffido.
    E, comunque, per me la coerenza è un valore. E l’iconoclastia.

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