Maria Teresa Carbone

Disastro
La scrittura di Marguerite Duras è piena di buchi. La sua scrittura è fatta di buchi, è satura di buchi, perché la sua vita è composta di buchi. Butterata e corrosa, è una mappa del disastro.
Cynthia Cruz, Notes Toward a New Language: Holes: On Marguerite Duras, Poetry Foundation, aprile 2015

Follia
La psichiatria moderna sembra determinata a derubare la follia dei suoi significati, insistendo che le sue manifestazioni aggressive si possono ridurre alla biologia e a null'altro che la biologia. Di questo bisogna dubitare. È molto improbabile che le dimensioni sociali e culturali dei disordini mentali, nel loro essere una componente fondamentale della storia della follia e della civiltà nel corso dei secoli, si dissolvano o si rivelino solo un epifenomeno di un tratto cosi universale dell'esistenza umana. La follia ha i suoi significati, elusivi e evanescenti, come i nostri tentativi di coglierli.
Andrew Scull, How Have We Depicted Madness Throughout History?, The Paris Review, 22 aprile 2015

Malattia
Come si finge un cancro? Ci si rasa il capo? Si depilano le sopracciglia? Ci si installa nel collo una porta per la chemio? Oggigiorno non c'è bisogno nessuna di queste cose. La storia di Belle Gibson è un corso avanzato nella finzione del cancro dell'epoca moderna. Belle ha ingannato Apple, Cosmopolitan, Elle e la casa editrice Penguin. Ha ingannato le centinaia di migliaia di persone che hanno comprato la sua app, letto il suo blog, creduto che la sua storia fosse la loro storia. Dopo la diagnosi di un tumore al cervello all'età di vent'anni, Gibson aveva quattro mesi di vita. Nel suo blog ha raccontato il proprio percorso di radioterapia e di chemio, abbandonate dopo otto settimane. Invece ha eliminato glutine e latticini e ha optato per la terapia con l'ossigeno, i trattamenti craniosacrali e l'irrigazione del colon. Contro ogni aspettativa, ce l'ha fatta. I suoi seguaci ne sono stati ispirati. Se lei c'era riuscita, forse ci sarebbero riusciti anche loro. (…) La scorsa settimana Gibson ha ammesso che era tutta una montatura. “No. Non era vero niente”. (…) La diagnosi della sindrome di Münchausen ha dominato le analisi del caso. La sindrome rientra all'interno di una tipologia più vasta, il disturbo fittizio, cioè la produzione intenzionale di una patologia per assumere il ruolo di una persona malata. Secondo una pubblicazione del 2011, Innovations in Clinical Neuroscience, il 9% dei pazienti ricoverati che ricevono cure mediche e chirurgiche complesse, soffrono di una qualche forma del disturbo.
Jules Montague, Münchausen by internet: the sickness bloggers who fake it online, The Guardian, 29 aprile 2015

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