Francesca Lazzarato

La Peatonal Sarandí è la via principale della Ciudad Vieja, l'antico quartiere di Montevideo dove visse Giuseppe Garibaldi, fiancheggiata da edifici secolari o modernissimi, musei e banche, gallerie d'arte e discoteche, negozi e bancarelle, ristoranti e fast food, insomma da tutto ciò che occorre per trasformare un quartiere degradato ma pieno di fascino in un parco giochi per turisti dove comperare ogni genere di pacottiglia globalizzata e imbattersi in statue viventi uguali a quelle che abitano ormai le piazze e le strade di mezzo mondo. Al numero 430 di questa lunga strada che arriva sino al mare si trova una sorta di singolare “casa infestata” in cui sono ospitati, a partire dal 1959, i fantasmi sonori dell'Uruguay: il Museo de la Palabra, dove sono archiviate e digitalizzate le infinite voci cui è affidata la testimonianza della vita politica, sociale e culturale del paese, a cominciare dagli ultimi anni del XIX secolo.

Tra i documenti raccolti, che provengono quasi per intero da trasmissioni radiofoniche, ci sono storici dibattiti parlamentari come quello sul plebiscito costituzionale del 1980, che avrebbe dovuto legittimare la dittatura e che fu invece sepolto da un 57% di no; epiche radiocronache calcistiche; popolarissimi radiodrammi e interviste a personalità famose; discorsi di celebri politici di passaggio in Uruguay, da Che Guevara a Eva Perón a Charles De Gaulle; la trasmissione pirata dei Tupamaros nel 1959; il primo discorso presidenziale di Pepe Mujica; le ultime dichiarazioni pubbliche di Carlos Gardel – a lungo conteso tra chi lo voleva argentino di Buenos Aires e chi lo pretendeva uruguayano di Tacuarembó: una disputa conclusa nel 2012, col ritrovamento di un certificato di nascita che lo rivela francese di Tolosa - , prima di salire sull'aereo dove sarebbe morto carbonizzato, nel 1935.
Una parte più che consistente dell'archivio, però, è riservata alla letteratura: non per niente la registrazione più antica, incisa nel 1890 su uno dei primi magnetofoni a filo, è quella di un discorso del massimo poeta romantico uruguayano, Juan Zorrilla de San Martín.

Accanto alla sua, voci di glorie nazionali come Juana de Ibarbourou, Mario Benedetti, Juan Carlos Onetti, o di splendide poetesse troppo poco conosciute in Italia, come Idea Vilariño e Marosa di Giorgio, e infine sorprese quasi commoventi come la lettura del racconto Il coccodrillo fatta da uno stanco e anziano Felisberto Hernandez (il più grande tra i grandi raros uruguayani e latinoamericani) nel 1961, tre anni prima di morire nella sua Montevideo. Un patrimonio prezioso,insomma, che adesso è in larga parte accessibile in rete, attraverso il nuovo sito del Museo finalmente inaugurato in febbraio, e sulla cui home page si può trovare oggi un ricordo di Eduardo Galeano, amatissimo scrittore appena scomparso, che legge con voce suadente e chiara El siglo del viento, tratto dal suo Memorias del Fuego e dedicato a Violeta Parra, meravigliosa “cantante contadina” scomparsa più di cinquant'anni fa e mai dimenticata.

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