Augusto Illuminati

Sto male. Sono livido di odio e di disprezzo. Non “io” sto, male, ma detto nel modo più anonimo, vorrei dar voce a un sentimento impersonale, magari di minoranza, ma che me ne frega. Ho tutte le ragioni di star male. Abbiamo, anzi, tutte le ragioni. Anche se è una passione triste, come si fa a non odiare. A non odiare quelli che “sto con Stacchio” (eccetto Stacchio medesimo, che se ne è coraggiosamente dissociato), quelli che “vengono a rubarci il lavoro”, quelli che “aiutiamoli a casa loro”, quelli che “vedi che spalle larghe hanno, facessero le guerre in Africa e in Siria”.

Ci saranno tutte le spieghe sociologiche per interpretare la guerra fra poveri e il white trash, ma sono lo stesso degni di odio. Non tutte le idiozie sono giustificabili, da una certa età in poi i cretini devono farsi carico di quanto lo sono. Anche se è una passione triste, come si fa a non disprezzare. A non disprezzare le persone più “avvedute” che, per carità, loro non vogliono respingere a mare i migranti e soffrono, anime belle, a vederli rinchiusi nei Cie come bestiame, tuttavia discutono animatamente sui giornali e sul web, in parlamento e al caffè Commercio, se è meglio affondare i barconi (vuoti, per carità, o almeno speriamo che lo siano) o bloccare i porti di imbarco, quali pene irrogare agli scafisti e come riconciliare i due governi libici o quali ribelli siriani foraggiare o se selezionare i profughi per religione. Si è perfino rifatto sentire Bertolaso. Bertolaso!

Beninteso, ognuno scaricando le responsabilità di eventuali azioni militari sugli altri: tocca ad Alfano, no ai militari, alla Ue, all’Onu, alla Nato, a Obama, al governo di Tripoli o q quello di Tobruk. E chi è stato così stronzo da rovesciare il bravo Gheddafi? Io? No, tu, ecc. ecc. Idiozia, nausea. Come se i profughi fuggissero perché ci sono gli scafisti e i barconi e non perché sono incalzati dalla fame e dalle guerre. Come se le cause delle migrazioni fossero i mezzi di trasporto e i voraci traghettatori – le start-up del Canale di Sicilia. Come se gente alla disperazione si facesse spaventare dai motoscafi della guardia costiera in mare, dai droni nel cielo e dalle ronde padane una volta arrivati.

Si può essere più ciechi o in malafede? Forse quegli astuti strateghi da lunedì sport sono meglio dei leghisti con le corna o di Joe Formaggio col fucile sotto il letto? Alfano e Renzi con le camicie bianche valgono più di Salvini con la felpa? Si chiacchiera di affondamento barconi (con i droni, di malfamata precisione), blocco dei porti, sbarchi in Libia, controllo dei suoi confini meridionali, si votano decaloghi europei in materia, si sproloquia sull’innocenza delle famiglie ospitate nelle stive dei mezzi affondati (Renzi ha riportato forse lo score più atroce), si tratta con governi-fantasma libici pronti a negoziare soprattutto quanto è in possesso dei loro rivali, si rifinanzia il fallimentare Triton, senza che nessuno abbia il coraggio di additare le cause delle migrazioni e tanto meno di offrirsi di accoglierne le vittime. Sembra che l’unico problema sia se lasciarle morire in mezzo al mare, sulla costa africana, nei deserti interni o a casa loro nel Sahel, in Eritrea, in Somalia, in Siria. Lo chiamano “governare il fenomeno”. Fra velleità marziali, promesse vaghe e rifiuti precisi questo è stato anche il “grande risultato” del vertice UE, che Renzi vanta quasi come la due giorni con Obama, In entrambi i casi le brutte notizie sono rinviate a dopo.

Naturalmente questo affannarsi intorno all’emergenza spinge sotto il tappeto la condizione dei migranti già insediati in Europa e in Italia, se non per le furie della legislazione antiterrorismo. L’allarme Isis serve solo a nascondere la tragedia dei naufragi e a insinuare che i profughi sono sospetti criminali. Zingari in armi. Assurdo, ma intanto quale forza politica si azzarda a misurarsi con la situazione dei richiedenti asilo, con la gestione dei permessi di soggiorno o addirittura con la concessione della cittadinanza secondo lo jus soli? Il solo continuare a parlare di “clandestini” è oggi oggettivamente incitamento e apologia di strage.

Mi correggo. L’odio, la collera, lo schifo di cui parlavo all’inizio in forma non individuale, dobbiamo chiamarli con un nome più preciso e collettivo: indignazione. L’indignazione, ricordiamo Spinoza, è una passione costituente, che trasfigura collettivamente il de-potenziamento dell’odio e ne fa un’arma per combattere le ingiustizie del potere. Non dei capri espiatori scafisti e terroristi (un modo per rigettare la colpa su una parte dei migranti: vedi che non sono “famiglie innocenti”), ma dei governi che chiudono gli occhi, dei populisti selvaggi che sciacallano sui morti, dei populisti ipocriti alla Grillo e Alfano, degli strateghi neo-coloniali che vogliono spartirsi il petrolio della Libia e della Nigeria. E della governance europea che – nell’impossibilità di arginare i flussi esistenti – non trova di meglio che incaricare Frontex di rimpatriare, appunto, i “clandestini”. Un tempo lo avrebbero fatto con gli evasi da Auschwitz o con i superstiti armeni.

Share →

3 Risposte a Elogio dell’indignazione

  1. salvo nugara scrive:

    L’indignazione, è bene dirlo, si porta dietro gli “attoniti”, gli “spaventati”, gli “addolorati” e tutta la gamma delle vergogne umane, facendoci prendere posizione, momentanea, spontanea, istintiva, purtroppo,ad alto rischio di svanimento, di dimenticanza e distrazione. Sappiamo tutti cosa succede nelle ore prossime e successive dalle tragedie:Tutto ritorna come prima.La tua analisi è intellettualmente impeccabile, come anche nei tanti articoli letti sui giornali e che leggiamo quotidianamente anche con tesi contrapposte per i quali problemi (immigrazione, invasione)ormai non più bisognosi di “parole”, di “Indignazione”, certo ma deve arrivare il tempo della proposte, dopo eviscerato il problema vanno analizzati tutti gli “organi” e per ognuno individuare la cura adatta ottenuta dalle mille formule che servono e va detto fino in fondo: Sino a dove siamo disposti ad arrivare? I numeri del futuro prossimo sono da esodi biblici, il mondo e prima di tutto l’Europa, messa in prima fila dalla geografia,deve cominciare a dire che i confini non avranno ragione d’essere,le bandiere “nazionali” andrebbero riposte nelle cassapanche e non spaventarsi se nel versare caffè nel latte il bianco perde il colore.Rassegniamoci al CAOS, portatore potente del cambiamento.Penso che nessuno di noi sia ingenuo, poiché conosce la storia; il rischio è quello di sempre:Mettere in discussione l’esistenza di “Proprietà privata” e sappiamo come questa minaccia è stata liquidata in passato, gli armamenti, anche dei popoli più virtuosi, non vengono mai abbandonati nei magazzini a coprirsi di polvere, anelano al sangue, in prospettiva, è bene dirlo, i popoli ricchi si contrapporranno ai popoli poveri.Teniamo viva l’indignazione, essa ci potrà essere utile quando ci toccherà decidere da che parte stare!

  2. bibliomatilda scrive:

    Me lo sono chiesta anch’io, che parlo e conto poco. “I trafficanti di uomini”, li chiamano anche, oltre che scafisti. Sono loro i responsabili. Il male sta nel traffico di uomini fatto da altri uomini altrimenti detti scafisti che prendono tutta questa gente e malamente la trasportano da una sponda all’altra del Mediterraneo!!! Fatti fuori (non si è ancora capito come, forse potrebbero provare con i droni) gli scafisti, tra le reti dei pescatori smetteranno di trovarsi cadaveri o pezzi di. Cosa faranno questi signori per convincere la gente a partire? E’ un mistero! Quelli che parlano in questi termini vorrebbero che mistero restasse tutto quello che rappresenta le cause vere. Tutti i paesi in guerra creano profughi, la gente fugge dalla guerra, lo farei anch’io se non riuscissi a capire bene da che parte stare se non ritenessi valida l’idea per cui combattere. I corridoi umanitari l’Europa li ha dimenticati? Agevolare, non ostacolare la fuga. Primo! E poi le armi… e poi il loro commercio. Ma in Europa si è impegnati a distruggere anche solo il tentativo di un diverso modo di condurre politica ed economia e finanza di un paese europeo come la Grecia. L’indignazione è l’inizio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!