Paolo Carradori

Si apre con una sospetta commistione, coinvolgente miscela tra esterno (natura)-interno (arte) “Concerto-Portrait” nello Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta dello Scompiglio. Fuori, uno spicchio di tiepido sole calante si staglia tra le colline, ombre si allungano. Dentro, i cinque di Alter Ego, ensemble protagonista della serata, si sistemano in semicerchio nello spazio scenico.

Con Two Circles di Alvin Lucier (per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e suoni sinusoidali/2012) introducono la loro performance come sacerdoti in un rito purificatore, preparatore di quello che verrà. Offre questa possibile lettura il brano del compositore americano, nel concentrico rincorrersi degli strumenti, nell’ipnotica accumulazione di tenui onde sonore, temporalmente più o meno lunghe distribuite su un tappeto di costanti interferenze provenienti dal computer. A salvarci da un totale disorientamento ci prova il pianoforte attraverso una punteggiatura di note singole, secche, periodiche.

Ripuliti da scorie e assuefazioni siamo pronti a tutto. Anche ad uno criptico e misterioso Salvatore Sciarrino con il suo Omaggio a Burri (per violino, flauto e clarinetto basso/1995). I primi brevi quadri sono connotati da slap, soffi, sospiri e giochi ritmici sulle chiavi mentre il violino tenta inutilmente di costruire una trama sulle corde stoppate. Le ance trovano poi lampi di dialogo ma in una ambientazione rarefatta zeppa di silenzi e riflessioni. Più che entrare nell’informalità della materia viva dei sacchi, delle plastiche bruciate, delle crete di Burri, Sciarrino si concentra su una ricerca più rischiosa dal sapore proustiano, dentro la memoria, il valore mitologico del segno, nel tempo esistenziale. Ricerca riuscita?

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Alter Ego alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Lucca) - foto di Marco Delogu

Sicuramente riuscito e geniale il lavoro di Stefano Scodanibbio Ritorno a Cartegena (per flauto basso/2003). Scrivere una brano percussivo prevedendolo per flauto basso può apparire bizzarria intellettuale, ma le capacità uniche, il rigore del compianto contrabbassista e compositore maceratese è qui sviluppato in tutte le sue sfaccettature creative, gestuali, sonore e ironiche. La costante azione ritmica sulle chiavi, usate come un drum set, non solo trasmette visioni ancestrali, con l’aggiunta di soffi e immissioni d’aria, disegna un’originale e affascinante polifonia dove dimentichi il ruolo tradizionale di quello strumento.

Affiancare Scodanibbio a Fausto Romitelli procura una sottile fitta di dolore. Due straordinari, coraggiosi rivoluzionari della nuova musica scomparsi prematuramente nel pieno del loro percorso creativo. Ci mancano molto. La prima delle Domeniche alla periferia dell’Impero (per flauto basso, clarinetto basso, violino e violoncello/1995) di Romitelli è un vero cammeo. La marginalità evocata dal compositore, ai confini di un’industria culturale che omologa tutto, racconta la noia, comunque carica di attese, di domeniche inutili. Non succede nulla ma in realtà tutto in poco più di sette minuti.

La sensualità di figure, ombre ascendenti e discendenti si confondono in un groviglio timbrico, una densità commovente che Alter Ego garantisce in una pregevole concentrazione. Rimane il dubbio che interpretare Romitelli acusticamente tolga qualcosa, quella saturazione sporca che l’autore amava e che l’amplificazione garantirebbe quale ulteriore elemento comunicativo.

Obiettivo comunicativo ampiamente centrato da Emanuele Casale con 5 (per flauto, clarinetto e nastro magnetico/2002). Un pullulare di guizzi ritmici, domanda e risposta, su un’elettronica che rimbalza giocosa incastrandosi nei pochi varchi liberi. Tutto però si decompone lentamente, il dialogo si prosciuga, diviene più magnetico, frammentato per poi esplodere in un dirompente e frizzante epilogo.

Un finale godibile della serata lo propone Serenade (per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte/2004) di Riccardo Vaglini. Idealmente dedicato al giovane Bruno Maderna, partigiano, Serenade è musica che gira, ritmicamente marcata su ostinati, con spruzzi vocali, gutturali, l’uso di fischietti. Tra ironie disseminate qua e là si prefigura una melodia danzante, un canto (partigiano?) che emerge dallo sfondo e coinvolge l’ensemble trasfigurato in una sgangherata, calorosa orchestrina klezmer. Calore utile perché fuori ora è buio, la primavera incerta.

Rassegna “Made in Italy 3x1” Direzione artistica Antonio Caggiano
Alter Ego in “Concerto-Portrait”
18 aprile 2015 ore 19,30
SPE – Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta dello Scompiglio
Via di Vorno, 67 – Vorno, Capannori (LU)
Alter Ego: Manuel Zurria flauto – Paolo Ravaglia clarinetto – Aldo Campagnari violino – Francesco Dillon violoncello – Lucio Perotti pianoforte

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