TRAVERSO sul TOTALITARISMO - ZAPPINO su ANTOLOGAIA – RUBRICHE di Marco Giovenale – MT Carbone – Francesca Lazzarato *

CHE COS'È IL TOTALITARISMO?
Enzo Traverso

La prima edizione di questo saggio risale a una quindicina di anni fa, un intervallo durante il quale il concetto di totalitarismo ha attraversato una nuova tappa, prestandosi a usi inediti. Il dibattito ricostruito in queste pagine non si è esaurito e nuovi contributi si sono aggiunti agli studi anteriori. Ma questo nuovi usi della nozione di totalitarismo non fanno che confermarne, in fondo, la funzione essenziale: non tanto uno strumento analitico con il quale interpretare il mondo e la storia; piuttosto un’arma con la quale combattere un nemico.
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LA GAIA SCIENZA DELLA VITA
Federico Zappino

«C’era una volta una frocia!»: inizia nell’estate del 1973 il racconto di Porpora Marcasciano –presidentessa del MIT – Movimento Identità Transessuale di Bologna – e non erano affatto tempi facili per tutti coloro che eccedevano il paradigma eteronormativo della società. Chiaramente Porpora non usa questa espressione nelle pagine dense di vite e di corpi di AntoloGaia: questa la usiamo noi oggi, in modo forse troppo accademico – e troppo timoroso di non urtare la sacra sensibilità degli eterosessuali, la sacra proprietà delle loro parole, dei loro confini, dei loro paradigmi di riconoscimento e di intelligibilità del mondo, della loro società tutt’oggi perfettamente eteronormata ed eteronormativa, e anzi, se possibile, ancora di più.
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GIOCO (E) RADAR di Marco Giovenale

Volendo rimanere ai temi, novecenteschi e attuali, di indeterminazione e crisi delle percezioni e dell’ego, dell’io (non del “soggetto”), due autori potrebbero logicamente e proficuamente esser chiamati in causa: Hugo von Hofmannsthal (morto nell’anno di nascita di Corrado Costa) e James Joyce.
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SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

Custodia - Ex - Indipendenza
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COORDINATE AMERICA LATINA di Francesca Lazzarato

Paz Errázuriz rappresenterà il Cile alla Biennale di Venezia con Poéticas de la disidencia, un concentrato di tre delle sue opere più famose e del suo costante interesse per la diversità e l'emarginazione - termine che alla Errázuriz piace pochissimo, perché “figlio di una cultura egemonica che emargina quel che non le conviene”-, e per tutto quanto si preferisce ignorare e non vedere: ritratti in bianco e nero di corpi e volti silenziosi o inascoltati, ma non muti, ai quali la fotografa restituisce una parlante visibilità.
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