BADIOU e CERAOLO su TEATRO e STATO - DEMICHELIS su POTERE e SOCIETÀ - RUBRICHE di Giovenale – Carbone – Lazzarato *

Esce nei prossimi giorni da Pellegrini «Rapsodia per il teatro. Arte, politica, evento» di Alain Badiou, a cura di Francesco Ceraolo. Pubblichiamo una serie di estratti dal saggio di Badiou che dà il titolo al libro, e una sua presentazione da parte del curatore (al quale si devono, pure, le note).

LO STATO COME TEATRO
Francesco Ceraolo

In questi testi inediti in italiano, che raccolgono tutta la riflessione teorica di Badiou sul tema (dal 1990 a oggi), il filosofo francese ci spiega come il teatro rappresenti più di ogni altra arte una procedura analoga alla politica, un’arte cioè in grado di produrre «eventi» capaci di mettere l’uomo al cospetto della sua dimensione pubblica.
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IL TEATRO, OVVERO LA DICHIARAZIONE DELLO STATO
Alain Badiou

Poniamo che il teatro esista nella maniera in cui possiamo enumerare: in primo luogo, un pubblico che viene convocato nell’aspettativa di uno spettacolo; secondo, degli attori fisicamente presenti, con la voce e con il corpo, su di uno spazio a loro concesso e a cui il pubblico riunito è disposto a porre attenzione; terzo, un referente, testuale o tradizionale, tale che lo spettacolo possa essere definito una rappresentazione.
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LA MACCHINA DEL POTERE
Lelio Demichelis

Quella in corso tra Europa tedesca e Grecia non è solo una squallida partita a poker giocata sulla pelle dei greci. È uno scontro tra l’ideologia dell’austerità neoliberista e la difesa della dignità delle persone. È lo scontro tra chi è disposto a far nascere mille populismi e a far morire la Grecia in nome di una pura astrazione numerica e chi rivendica il rispetto del principio di solidarietà, essenziale all’interno di una Unione che rischia invece e sempre più di diventare una dis-Unione.
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GIOCO (E) RADAR di Marco Giovenale

All’inizio de L’âge d’or, di Buñuel, il capitano della compagnia di scalcinatissimi armati conduce tutti fuori tranne il ferito sul pagliericcio: non si alza. Il capitano lo esorta a muoversi, e quello gli risponde con parole staccate, isolate, irrazionali, segmenti asintattici, in definitiva senza senso.
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SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

Equivalenze - Interrogativi - Messaggi - Spie
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COORDINATE di Francesca Lazzarato

Si potrebbe dire che Hilda Mundy (nata nel 1912 e scomparsa nel 1982, si chiamava in realtà Laura Villanueva Rocabado) sia sempre stata una scrittrice ai margini, per ragioni diverse: per esempio la diffidenza troppo a lungo nutrita dalla critica e dall'accademia boliviane nei confronti delle donne letterate, e poi il silenzio in cui Hilda si chiuse a soli ventiquattro anni, rinunciando alla scrittura dopo il matrimonio con il poeta Antonio Ávila Jiménez e scomparendo dalla scena culturale.
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