Francesca Lazzarato

Anche se ha meno di centomila abitanti, Río Grande è il nucleo urbano più popolato di una remota provincia argentina, che include Terra del Fuoco, Antartide e Isole del Sud Atlantico: una cittadina giovane, alla cui nascita hanno presieduto, sul finire del XIX secolo, cercatori d'oro e missionari salesiani installati nel territorio dei selk'nam (noti anche come Ona), popolo che il devastante contatto con i colonizzatori ha portato all'estinzione.

Oggi Río Grande, con il suo rapido sviluppo industriale, attira nuovi residenti da tutta l'Argentina e, benché resti in qualche modo una città di frontiera, situata com'è all'estremo e gelido sud del continente, vanta la presenza di musei e vivacissimi centri culturali. È proprio uno di questi, il Centro Cultural Leandro N. Alem, ad aver ospitato la mostra di una giovane fotografa del posto, Mónica Echevarría, composta da grandi e intense immagini in bianco e nero che raccontano le giornate di due bambini arrivati nella Terra del Fuoco dall'umida e tropicale provincia di Misiones: i fratelli David e Batista, di tredici e undici anni, ritratti mentre giocano nella neve, fanno colazione, vanno a scuola, si vestono, ridono, innaffiano il giardino, sempre accompagnati dalla presenza attenta e affettuosa dei genitori.

La quotidianità di una qualunque famiglia argentina, insomma? A dire il vero no, perché quella di David e Batista, è, pur nella sua assoluta normalità, una famiglia tutt'altro che qualunque. Per crearla ci sono voluti quattro anni di attesa, di pazienza, di complicati iter burocratici, di ostinazione e di viaggi tra Rìo Grande e Misiones, finché, nel 2013, i fratelli sono usciti dall'orfanotrofio per venire affidati a coloro che hanno scelto e che li hanno scelti, Juan Castro e Pablo Silva (sposati grazie alla norma sul matrimonio igualitario vigente in Argentina dal 2010, dopo la riforma del Codice Civile), diventati legalmente i loro genitori meno di un mese fa. Una sentenza storica ha reso Castro e Silva la prima coppia gay argentina con figli adottivi, ed ecco perché Mónica Echevarría ha pensato, chiesto e ottenuto di poter documentare la vita della loro famiglia, giorno per giorno, sino a realizzare una mostra intitolata La igualdad construye amor, “L'uguaglianza costruisce amore” (parte delle foto sono visibili sulla pagina Facebook di Mónica).

Uguaglianza, in effetti, è stata ed è la parola chiave per Juan, Pablo, David e Batista, all'insegna dello slogan “Gli stessi diritti, con lo stesso nome”, parola d'ordine della energica, capillare campagna promossa a suo tempo dalla FALGBT (Federación Argentina de Lesbianas, Gays, Bisexuales y Trans) e sfociata nel 2007 in una proposta di legge che, nonostante le considerevoli resistenze della Chiesa e di una parte della magistratura, ha garantito ai gay tanto il matrimonio che l'adozione, possibile anche per i singoli e le coppie di fatto. Oggi nel Registro Unico di Aspiranti all'Adozione sono iscritti settemila nuclei familiari di orientamento sessuale diverso, e si attendono altre sentenze che restituiscano a bambini e ragazzi come David e Batista la possibilità di essere comunque amati, costruendo famiglie là dove prima non si osava neppure immaginarle. E le foto di Mónica Echevarría sono il primo, convincente ritratto di questa nuova realtà.

 

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!