Francesca Lazzarato

A partire da oggi Alfadomenica propone una nuova rubrica, Coordinate, che a rotazione, ogni quattro mesi, proporrà notizie da una diversa area geografica. A inaugurare il ciclo l'America Latina, scandagliata da Francesca Lazzarato.

È a partire dal 1713 che la RAE, ovvero la Reale Accademia Spagnola, all'ombra del motto «Limpia, fija y da esplendor» (“Pulisce, fissa e dà splendore”) vergato intorno alla preziosa immagine di un crogiolo, si è assunta il compito di stabilire, diffondere e difendere le regole di una lingua parlata da oltre quattrocento milioni di persone sparse in ventidue nazioni - anzi in ventitré, considerata l'enorme minoranza di origine latinoamericana (circa cinquanta milioni) che vive oggi negli Usa – e quindi connotata, oltre che da un'evoluzione incessante, da infinite varianti e contaminazioni. Non c'è da stupirsi, allora, che il quotidiano El País abbia subito etichettato come “brigata equadoriana della RAE” il gruppetto di trentenni (un avvocato e due grafici, di loro non si sa altro) che si firmano Acción Ortográfica e da novembre si aggirano per le strade di Quito, impugnando bombolette di vernice rossa con cui correggono i frequenti errori di ortografia commessi da chi scrive sui muri cittadini.

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Anche se il nuovo codice penale punisce i graffitisti con sanzioni piuttosto severe, che includono diversi giorni di carcere e l'obbligo di riparare il danno a proprie spese, la minaccia della guardina non ha salvaguardato i muri di Quito, sempre coperti di scritte: oltre alle solite firme di singoli e di gruppi “taggate” un po' ovunque, si possono leggere slogan politici e non, ingiurie, dichiarazioni d'amore e perfino le creazioni degli altrettanto anonimi aderenti a Acción Poética (un'iniziativa nata in Messico oltre vent'anni fa e diffusa nella maggior parte del continente latinoamericano) che disseminano le strade di versi scritti in enormi lettere nere, perché “sin poésia no hay ciudad”.

Quasi nessuno dei graffiti cittadini, però, è immune da errori che spesso rischiano di rendere del tutto incomprensibile il messaggio: un affronto alla lingua, alla comunicazione e all'estetica che i tre di Acción Ortográfica hanno deciso di non tollerare oltre, dedicandosi (ovviamente nottetempo e in clandestinità, per sfuggire ai rigori della legge) a ristabilire una corretta punteggiatura, i giusti accenti, un buon uso delle maiuscole, e a riparare gli oltraggi al dizionario e gli eventuali errori di grammatica. Negli ultimi tempi, inoltre, il rosso dei loro interventi è dilagato anche su internet, e non solo perché i tre hanno inevitabilmente creato una pagina facebook: di recente si sono permessi di correggere i tweet dell'Ufficio Stampa municipale e quelli di Rafael Correa, autoritario presidente della Repubblica che ha sottoposto i media nazionali e il web a una censura senza precedenti, e che in veste di twitero si è rivelato piuttosto debole in ortografia.

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Inutile dire che i tre di Quito hanno già fatto scuola: da poche settimane è nata la Acción Ortográfica de Madrid, creata da professionisti del linguaggio (tra i fondatori ci sono un traduttore e un filologo, protetti dall'anonimato perché la legge spagnola infligge ai “vandali” multe che possono arrivare a 6000 euro) e dedita alla correzione intensiva non di graffiti, ma degli errori contenuti in cartelli, targhe, istruzioni al pubblico, insomma nei testi ufficiali con cui il Municipio si rivolge ai cittadini: perché è finalmente arrivata l'ora, dicono gli sconosciuti paladini dello spagnolo ben scritto, di “mettere i puntini giusti sulle i madrilene”. A quando i sentiti ringraziamenti della RAE?

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