Paolo Tarsi

«La mia musica è calligrafia, dipinta sul margine intonso del tempo e dello spazio. Ciascun suono possiede una forma simile a quella delle linee e dei punti tracciati dal pennello. Questa linea è dipinta sulla tela del silenzio. Il bordo di questa tela, che fa parte del silenzio, è importante quanto i suoni udibili. Senza uno spazio vuoto, un foglio bianco, non si può scrivere, senza il silenzio non esiste il suono. In questa calligrafia del suono, suono e silenzio sono una cosa sola, l'uno contiene l'altro». Da queste parole del compositore Toshio Hosokawa emerge quanto il vuoto, elemento nodale nell’orizzonte delle koinè orientali, non solo musicali, risuoni ricco di contenuti mutevoli proprio come nuvole in movimento che ora scoprono (o nascondono), spostandosi, un presentimento di luce. Con la stessa brevità che può avere la parvenza di un bagliore, i suoni che si formano sbocciano come fiori di un’Ikebana nel silenzio e, come antichi haiku, hanno la durata di un respiro.

Nato nel 1955 a Hiroshima, Toshio Hosokawa ha saputo ampliare il sentiero già così finemente delineato da Tōru Takemitsu verso lo sviluppo di un idioma musicale dove Oriente e Occidente trovano il proprio punto di incontro, divenendo artefice di un percorso poetico e visionario che lo ha portato ad essere una delle principali figure della musica del nostro tempo. Seguendo una prassi consolidata, verso la metà degli anni Settanta Hosokawa si reca in Europa per perfezionare le tecniche musicali apprese in Giappone, studiando prima con Isang Yung a Berlino e in seguito con Klaus Huber e Brian Ferneyhough a Friburgo.

Ne è nata una felicissima sintesi musical-filosofica di mondi opposti – attratti, forse, proprio dal loro essere speculari – approfondita dallo studio delle tradizioni musicali, pittoriche e filosofiche del lontano Oriente, ben racchiusa nelle pagine di In die Tiefe der Zeit, lavoro incluso nel recente Am Horizont (2014, Stradivarius) di Germano Scurti (bayan) con Ex Novo Ensemble, Filippo Perocco (direzione), Francesco Dillon (violoncello) e Gareth Davis (clarinetto), così come in Flute Music di Kolbeinn Bjarnason (Naxos) e Orchestral Works (Stradivarius), dove troviamo opere composte tra il 1996 e il 2001 affidate alla direzione di Andrea Pestalozza. Appassionato studioso del repertorio contemporaneo che per primo ha presentato composizioni di Takemitsu e Hosokawa in Italia, Pestalozza è qui alla guida della Deutsche Radio Philharmonie Saarbrücken Kaiserslautern, una delle più note orchestre legate al circuito radiofonico tedesco, affiancato da solisti quali il clarinettista Eduard Brunner e l’arpista Notburga Puskas.

I paesaggi marini di Ferne Landschaft III – Seascapes of Fukuyama (1996), che trovano ispirazione in una serie di opere del fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto (ma anche in alcune tele di William Turner), descrivono in questo lavoro per orchestra – come spiega il compositore – «il quieto riverbero del suono delle campane di un tempio sulle acque del mare». Suonato dall’inizio alla fine quasi sempre pianissimo, il brano custodisce allo stesso tempo un recondito e personale paesaggio della memoria rivolto agli scenari atomici di Fukuyama, che si riallaccia al romanzo La pioggia nera, dello scrittore Masuji Ibuse, sul bombardamento nucleare di Hiroshima.

In Metamorphosis per clarinetto, orchestra d’archi e percussioni (2000) Hosokawa esplora invece il dialogo tra solista e orchestra come in una sorta di botta e risposta tra universo e interprete, con una sezione di strumenti – sei violini, un violoncello e un contrabbasso – a fungere da eco. Il brano è nato da una commissione della Internationale Musikfestwochen Luzern, mentre il Concerto per arpa e orchestra Re-turning – In memory of Kunio Tsuji (2001), di cui viene realizzata nello stesso anno una seconda versione per arpa solista, è dedicato allo scrittore Kunio Tsuji (1925-1999), esperto saggista della letteratura francese.

A proposito di quest’ultimo lavoro Luciana Galliano, profonda esegeta del tessuto musicale nipponico e orientale, rileva come sfruttando le risonanze dell’arpa «si susseguono inframmezzate da lunghi silenzi vere e proprie onde di musica dalla trama finissima, in eleganti riflussi iridescenti e lievemente increspati».

È possibile comprendere ancor più l’incidenza che il pensiero orientale ha nella definizione della poetica musicale di Toshio Hosokawa grazie ad alcune parole di questo maestro giapponese che ben rispecchiano i procedimenti alla base della sua opera: «Nella meditazione Zen la cosa più importante è la respirazione; un’inspirazione molto lenta e una espirazione altrettanto lenta. Attraverso questo processo si medita e si entra in un’altra dimensione. È così che vorrei realizzare la mia musica: come un viaggio verso l’interiorità».

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