Andrea Fumagalli

Come spesso accade le coincidenze storiche giocano brutti scherzi. Mentre oggi 18 marzo verrà inaugurata la nuova sede della Bce a Francoforte - una torre alta 185 metri, simile a una fortezza circondata da una barriera di sicurezza e da un fossato, un simbolo di potere che è costato la cifra sbalorditiva di 1,3 miliardi di euro – negli stessi giorni si svolgono gli incontri tecnici tra il neo Brussels Group (la vecchia Troika più il Fondo Europeo Salva Stati) e il governo ellenico: è in gioco l’accettazione del piano greco per recuperare quei 7 miliardi di euro che il FMI non ha versato alla Grecia a fine febbraio in cambio di 4 mesi di tempo per ridiscutere i piani della politica d’austerity che si voleva imporre al governo Tsipras.

Lo stato greco si trova sotto assedio, dopo che la stessa BCE il 4 febbraio scorso ha chiuso i rubinetti della liquidità alla Banca Centrale Ellenica non accettando più come garanzia i titoli di stato greci (http://quaderni.sanprecario.info/2015/02/il-terrorismo-della-bce-di-andrea-fumagalli/) e dopo che la riunione dell’Eurogruppo del 9 marzo si è conclusa con la dichiarazione che la lista delle riforme proposte dalla Grecia è incompleta: si chiede quindi una velocizzazione dei tempi, rimangiandosi in parte quanto già concesso in precedenza.

Ma anche la Bce rischia di trovarsi sotto assedio. Oggi 18 marzo in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, il cartello di associazioni e di movimenti che va sotto il nome di Blockupy - Resistance in the Heart of the European Crisis Regime ha indetto una manifestazione transnazionale contro le politiche d’austerity e a sostegno delle rivendicazioni greche in nome di un cambio radicale della politica economica europea.

Si tratta del primo appuntamento europeo da parte dei movimenti sociali dopo il cambio di governo greco. Dopo vari anni di imposizione ottusa delle politiche d’austerity unicamente finalizzate a garantire i diritti dei creditori a danno delle condizioni sociali delle popolazione, e lungi dal diminuire la stessa situazione debitoria, si ha l’occasione di cominciare un percorso che, sia sul piano dell’agitazione politica che su quello istituzionale, ha come obiettivo minimo non solo il diritto di poter trattare e discutere le stesse politiche d’austerity, ma soprattutto di sviluppare un ampio fronte sociale europeo in grado di bloccare le rovinose scelte economiche di una ristretta oligarchia finanziaria.

Di fronte al silenzio complice di tutti i governi europei, succubi per opportunismo e calcolo politico alle rigidità imposte dalla Germania, si apre la possibilità che un nuovo movimento sociale dal basso, superando i limiti di un nazionalismo provinciale, possa preludere ad un rovesciamento radicale dei quella logica mercantile e finanziaria all’origine della più pesante crisi economica, in nome della ridefinizione di un nuovo welfare – commonfare - di una politica fiscale europea comune e del superamento di una condizione precaria dilagante e sempre più istituzionalizzata (dai mini jobs al Jobs Act): a favore della propria autodeterminazione e libertà.

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Una Risposta a Resistenza nel cuore della crisi

  1. pietro ha detto:

    Andrea, i fatti portano a pensare che se sei un cittadino comune, senza peso specifico e dissenti, corri un serio pericolo di essere criminalizzato…

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