Carlo Antonio Borghi

Tra le barbaricine pieghe della lingua sarda, risiede un termine di consistenza agropastorale: lunàdigas o in variante consonantica e geografica lunàrigas. I pastori marchiano come lunàdiga la pecora che nel gregge si rifiuta di figliare e quindi di dare reddito di agnelli a un tot al chilo. Le documentariste Marilisa Piga e Nicoletta Nesler hanno adottato la parola lunàdigas per dare un titolo spiazzante, eccentrico e sonante al loro film documentario sulle donne che hanno scelto di non mettere al mondo figli, di non riprodursi così come natura vorrebbe. Dal 2008, quando è nata l'idea di inoltrarsi in un tema così poco indagato, hanno incontrato e filmato decine di donne pronte a rivelarsi come non madri in tutto e per tutto.

Nelle Scritture le donne prive di prole si definivano rami secchi o aqrah, giunchi sterili. Ora, nel linguaggio contemporaneo internazionale vengono definite childfree o no mamas. Le stesse due registe, nate negli anni Cinquanta e quindi perfette baby boomer, sono lunàdigas in prima persona e in corpo di donna non madre. C'è sempre di mezzo il corpo delle donne, questa volta identificato e filmato da un altro versante. È un versante che per tanto tempo è stato considerato un lato oscuro, il lato oscuro di una luna a volte storta. Le donne che si susseguono nel montaggio sono tutte Lune, una dopo l'altra o una con l'altra e raccontano storie della loro vita, una vita passata senza l'obbligo o il dovere di badare a uno o più figli. Donne che non saranno mai nonne, tutt'al più zie, spesso zitelle o bagadie come si dice in sardo. Il testimone della narrazione lunatica passa di mano in mano dall'una all'altra e ognuna buca lo schermo con il suo volto in viva voce di non madre, senza filtri e senza figli.

La macchina da presa le trova accomodate nei loro ambienti domestici o per strada o al mare o mentre lavorano o riunite in gruppo per qualche attività sociale. Molte di loro provengono dalle esperienze del femminismo storico. C'è chi ha abbastanza anni per poter ricordare e riproporre tutto il film della propria vita lunàdiga. Nella narrazione cinematica conta tanto la parola quanto l'immagine. Tutto è in movimento di pensiero, di idee, di riflessioni, di sospensione del giudizio. Donne scrittrici come Lea Melandri, Lidia Menapace, Valeria Viganò, Moidi Paregger, Ferdinanda Vigliani, Paola Leonardi, Melissa P. e altre entrano nel film impastando una materia rimasta per tanto tempo poco lievitata. In certe dicerie popolari si favoleggiava che lo stesso lievito madre non potesse essere maneggiato da mani di donna sterile o senza figli per scelta di vita.

Altrettanto contano nello svolgimento le testimonianze di donne comuni come insegnanti e ostetriche, medici, commercianti, pensionate. Appare la stella di Margherita Hack e brilla di suo anche come non madre. Appare Veronica Pivetti con la sua frizzante testimonianza. Appare Maria Lai che il suo istinto materno lo aveva trasferito alla sorella Giuliana. Entra in scena Monio Vadia, nella parte di non padre. Tra le pieghe e i risvolti delle storie vere, spunta fuori anche uno Shakespeare nei panni di Guglielmina che lasciò sonetti dedicati alla procreazione ma non figli in carne e ossa di poeta o drammaturgo. Nelle comunità contadine e pastorali le lunàdigas erano malviste, perchè ritenute improduttive e pericolose per il buon esito di raccolti e nuove nascite di animali da allevare. Lunàdiga è una parola ready-made, un oggetto linguistico ri-trovato ed esposto ad arte.

L'artista Monica Lugas (Santadi-Sardegna) l'aveva applicata come titolo ad alcune sue sculture: una bella mammella di ceramica bianca come il latte chiusa dentro una gabbia per conigli. La Lugas non è una donna lunàdiga. In Lunàdigas web-doc entrano in scena donne celebri del passato che tutto hanno fatto meno che figli: Giovanna d'Arco, Vittoria Colonna, Jane Austen, Rosa Luxemburg, Camille Claudel, Dora Maar, Frida, Greta Garbo, Maria Medea Callas, Barbie. Sono interpretate da alcune attrici sarde come Lia Careddu, Gisella Vacca, Tiziana Troja, Michela Sale Musio, Vanessa Podda, Cinzia Mocci.

Partendo dal loro corpo e dal loro comportamento e andamento di non madri, le registe hanno ideato e disteso un affresco audiovisivo ambientato iconograficamente negli anni Cinquanta, il decennio dei e delle baby boomer, il decennio del piano fanfaniano dell'INA Casa ideato per dare un buon tetto a lavoratori e baraccati e favorire così l'incremento demografico. Ora, nell'Italia del terzo millennio non ci sono abbastanza nuovi nati per assicurare un normale ricambio generazionale. A sorpresa e in partecipazione straordinaria, fa capolino la lupa capitolina che testimonia come femmina che non ha generato figli ma ha adottato due trovatelli: un certo Romolo e un certo Remo. De te lunadiga fabula narratur. Lunàdigas è un'opera audiovisiva, visionaria e iperrealista al tempo stesso, un'opera metamorfica che accoglie continue palpitazioni e rigenerazioni. Il senso è quello di provare a rinnovarsi per ritrovarsi anche attraverso un web doc. Dante direbbe intuarsi, intendendo l'azione di mettersi in altrui panni.

Lunàdigas
web documentario, accessibile e visibile in www.lunàdigas.com
di Marilisa Piga e Nicoletta Nesler

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4 Risposte a Le Lunàdigas

  1. Fabio Ciriachi ha detto:

    Non mi prendete per rompiscatole se in un articolo così interessante, su un film documentario che immagino di grande spessore, evidenzio un dettaglio del tutto secondario. Ma ne ho colto l’imprecisione, e allora perché non fare chiarezza? A inizio articolo è scritto: “I pastori marchiano come lunàdiga la pecora che nel gregge si rifiuta di figliare e quindi di dare reddito di agnelli a un tot al chilo”. Ebbene, sarebbe utile specificare che il reddito più consistente, per chi alleva pecore sarde, non deriva dall’agnello ma dal latte che, venduto l’agnello (o separata l’agnella dalla madre per avviarla a diventare pecora nel ciclo di rinnovo del gregge), si trasforma in prezioso formaggio. Ho fatto il pastore (proprio di pecore sarde) per un certo numero di anni e so (ma lo dicono anche i manuali di zoologia) che ci sono pecore da latte, da carne e da lana. Tutte e tre le specie, a parte le lunàdigas, danno agnelli, latte e lana (la lana, in fondo, rimarrebbe l’unica ricchezza della lunàdiga), ma chi acquista pecore orienta la sua scelta a seconda che voglia trarre proventi dalla carne, dal latte (formaggio) o dalla lana. Ecco, era solo questo.

    • Carlo A. Borghi ha detto:

      gentile Fabio, qui Cagliari.
      La tua è una magnifica precisazione e sono convinto che le autrici saranno contente di leggerti e confortate dall’aver scelto Lunàdigas come titolo del film. Come te siamo molto sensibili a is brebeis quali dispensatrici di prezioso latte che le abilissime mani dei pastori trasformano in ottimo pecorino.
      Io ho voluto, anche per brevità, mettere l’accento sulla carne, sul corpo, sul parto.
      Grazie per avermi letto e commentato.

  2. bruna ha detto:

    Lunàdigas consapevole ok! l’importante è che quel consapevole amore non riprodotto in una bella pecorella (da latte o formaggio nn importa Fabio) non venga poi riversato inconsapevolmente in un istinto materno verso innocenti pecorelle “smarrite”. Creando legami malati simbiosi incollate per compensare mancanze. Vivo indirettamente Sorelle Lunàdigas per scelta e non che hanno creato nel tempo “per troppo amore” irreversibili danni su altre sorelle e fratelli con mamma non per scelta che hanno partorito Lunàdigas. Simpatico “ciclo naturale della vita” ci sarebbe da intavolare una bel dibattito antropologico culturale sulla specie umana e il senso della riproduzione per scelta e non. Dio le donne che pianeta incomprensibile e che ruolo importante è stato assegnato loro! .
    Firmato “Una mamma per scelta” pronta anche a morire…..la vecchiaia mi fà paura…….vivrò attraverso gli occhi dei miei figli! E le Lunàdigas hanno paura della morte?
    Bruna

  3. Carlo A. Borghi ha detto:

    Mamma Bruna. Qui ti rispondo io che sono un uomo ma certo sarebbe più opportuno che ti rispondesse una lunadiga. Peraltro, io stesso sono un lunadigo, un non padre per scelta. Sono circondato da lunadigas e con loro ho continui scambi e ricambi. Grazie all’attività di queste due autrici lunadighe, il tema della scelta di non riprodursi è venuto a galla e si espone coram populo. è una condizione che rientra comunque nella giostra della vita. Madri si, madri no. In fondo sono sempre storie di metamorfosi. Grazie per avermi letto e commentato.

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