UN OMAGGIO A LUCA RONCONI E ALLO SPETTACOLO INFINITIES CON TESTI DI MICHELE EMMER - LUCA RONCONI - SERGIO ESCOBAR *

Lo spettacolo Infinities per la regia di Luca Ronconi, su testi di John Barrow va in scena nel marzo 2002 per il Piccolo Teatro di Milano negli spazio Bovisa a Milano, ex laboratori del Teatro della Scala. Il luogo della rappresentazione era parte essenziale dello spettacolo, praticamente irripetibile altrove. Lo spettacolo di Milano, visto il grande interesse suscitato, sarà ripreso nel 2003. In questo omaggio a Luca Ronconi pubblichiamo due testi, uno di Michele Emmer e un altro di Sergio Escobar, che ricordano quello spettacolo, e un testo di Ronconi scritto in occasione del convegno Matematica e cultura del 2001.

NELLE STANZE DELL'INFINITO
Michele Emmer

Che cosa è l'infinito? «Voce dotta dal latino infinitum, composta diin - negazione - e finitus (finito) sul modello del corrispondente greco àperion, agg., che è assolutamente privo di limiti e determinazioni spaziali e temporali, attributo di Dio che non ha principio né fine, di ciò che è estremamente grande, lungo, immenso, innumerevole, s.m., ciò che non ha fine nel tempo e nello spazio». Ma l'etimologo Giovanni Semerano ha rintracciato il suo significato originario nella madre di tutte le lingue, l'accadico-sumero, nella parola polvere.
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LA SCIENZA IN SCENA
Luca Ronconi

Forse come d’obbligo di queste occasioni ufficiali, ma certo con sincerità e una convinzione che hanno poco a che spartire con il garbato formalismo delle frasi fatte e dei cerimoniali di circostanza, desidero in primo luogo ringraziare gli organizzatori di questo convegno per la stima e la considerazione dimostratemi, invitandomi a prendere parte alla giornata di studi da loro promossa.
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L'INFINITO E LA RICERCA DELLA SEMPLICITÀ
Sergio Escobar

“Carissimo Roberto, mi dicono che nella Parrocchia di San Satiro si celebrano novene perché il nostro Galileo non vada in scena”. C’è da giurare che queste parole di Grassi a De Monticelli sgorgassero dalla limpida “fede laica” piuttosto che dalla recriminazione lamentosa. Che una parte consistente del mondo cattolico “reagisse” al Galileo non poteva, non può, sorprendere.
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