Antonello Tolve

Una festa del cinema che racconta l'evoluzione (evrim) di un linguaggio totale, una festa che si espande e disegna – tra sguardi e visioni – modalità creative sempre più aperte a questioni attuali, a riflessioni che pungono il luogo comune e indicano le gioie e i dolori del panorama contemporaneo. Nato nel 2001 per mostrare il meglio del cinema internazionale e per condividere, attraverso una serie di pensieri per immagini, «i problemi che stanno attanagliando il mondo», !f – Istanbul Independent Film Festival propone, da sempre, un programma il cui palinsesto nasce dal desiderio di approfondire tematiche scottanti, di connettere il popolo dell'arte ad un principio regolatore la cui aspirazione è quella di rigenerare la mente e creare un attivismo sano, vitale, costruttivo.

Giunto oggi alla sua 15a edizione il Festival (!f İstanbul 2015 Tanıtım Filmi) propone un programma dedicato interamente alla coesistenza, alla coabitazione e ad una manovra creativa che mette sotto scacco l'indifferenza quotidiana per puntare l'indice sul recupero – quantomai necessario – della solidarietà umana, della fratellanza tra i popoli. Kalbe iyi gelen festival bayşladı! (oggi ha inizio un festival buono per il cuore!). Questo il motto utilizzato per aprire le danze e invitare il pubblico ad intraprendere un viaggio (a İstanbul fino al prossimo 22 febbraio, a Ankara e a İzmir dal 26 febbraio al 01 marzo) tra i mille significati della speranza, tra manovre creative di registi e cineasti che, da angolazioni differenti, guardano il mondo con «critical eyes and with soft hearts, believe that another world is possible, and who prove to us, through their work, that cinematic interventions can make a change».

Diviso in 13 categorie – !f Inspired, Digiturk Galas, !f Music, Play, Love & Change, Rainbow, Art & Life, Home, Dark & Edgy, !f Cult, Special Screenings, Saints, Poets and Fools e !f Schorts – il nuovo appuntamento internazionale di Istanbul tocca con mano il cuore dei suoi spettatori con lo scopo di evidenziare, così, la voglia di creare un nuovo pascolo felice (Platone), un prato che rompe gli argini dell'amore e cancella l'indifferenza, l'insensibilità, la freddezza, la disaffezione che governano il mondo d'oggi. All'aggressività, alla violenza e alla solitudine dell'uomo contemporaneo !f contrappone, infatti, un progetto ricreativo e rigenerativo che ridona fiducia al prossimo futuro. E lo fa utilizzando anche manovre ubique come la piattaforma denominata !f² che, durante gli ultimi tre giorni del festival, mediante un gemellaggio interattivo con trenta città internazionali (tra queste, Kyrenia, Jerusalem, Ramallah, Gyumri e Yerevan), proietterà – in contemporanea – cinque film del palinsesto proposto a Istanbul.

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Dallo straordinario Big Eyes, figlio dello sguardo visionario di Tim Burton (proiettato nell'ambito della Digiturk Galas) al coinvolgente Horse Money/At Parası di Pedro Costa (per la sezione Special Screenings), per giungere via via a meravigliose animazioni di grandi maestri come Isao Takahata (con il suo Kaguyahime No Monogatari) e Jessica Oreck (che propone la formidabile The Vanquishing of the Witch Baba Yaga – per le info thevanquishing.com), ad una serie di film in cui l'arte si rapporta con la vita quotidiana (Actress di Robert Greene, The Princess of France di Matías Piñeiro, Motör: kopya kültürü & popüler türk sineması di Cem Kaya e l'imperdibile Regarding Susan Sontag di Nancy Kates ne sono alcuni campioni) o espone diversità, difficoltà, complessità.

Grazie ad un eccezionale palinsesto, ad un ventaglio che setaccia a trecentosessanta gradi la creatività umana, !f propone al suo pubblico un percorso incalzante che varia, che analizza registri differenti, scruta socioantropologicamente la scena internazionale e, se da una parte mostra le sofferenze della civiltà postcapitalistica, dall'altra lascia un posto d'onore ai sogni, alle profezie felici, al cuore. Kalbine Bak Yerinde mi? si legge nella reklame Teaser (una delle due realizzate dalla RAFİNERİ) che – anche se con un po' di crudeltà visiva – schiude, attraverso una frase sintomatica (approssimativamente hai ancora un posto per il tuo cuore?), il nucleo concettuale del programma. Quello, appunto, di auspicare un mondo migliore, di offrire strumenti utili a edificare nuovi brani di solidarietà, di ridare all'uomo la speranza di cambiare, a partire dall'arte, il proprio atteggiamento nei confronti delle cose che riguardano la vita.

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