Marco Giovenale

La situazione configurata dalle esperienze del glitch, e dalla realtà di migliaia (se non decine di migliaia) di siti, spazi, autori, ebook, libri, riviste, festival, blog, incontri, incroci, collaborazioni, fogli volanti, pessime fotocopie, centri culturali, case occupate, riunioni via skype, è tale da mettere seriamente in crisi ogni ipotesi di storiografia accurata, e cancellare quasi ogni idea di mappa. In sintonia con la difficoltà di chiudere le nuove testualità in una teoria critica, e in linee facilmente designabili e disegnabili, tanto le nuove scritture e anti-opere quanto le occasioni e i contesti della loro condivisione (che non è senz’altro “=distribuzione”, non è “=diffusione”) non si prestano a inquadramenti da parte della critica, se per critica intendiamo solo una ‘critica degli stili’, delle forme.

Se una parte della critica anche artistica è in ritardo di trent’anni rispetto alle sperimentazioni più recenti (specie non italiane), non recupererà mai l’ulteriore gap rispetto a quanto si fa oggi, o da pochi anni, nelle particolari aree di non transitività dei linguaggi. È forse impossibile, anche strutturalmente. (Perché il contesto che va evolvendo in questi anni passa per altri canali, coinvolge sensibilità diverse; che possono essere e di fatto sono anche non interessate minimamente alle dimensioni della storiografia e della critica – diciamo – stilistica). La critica, con un immenso e ragionato ri-regolamento di tutti i suoi sesti sensi, può (se vuole) solo imparare un nuovo linguaggio, e una nuova umiltà di ascolto: mutando quasi interamente il proprio strumentario, per mettersi in grado di registrare, intendere ed analizzare questi fenomeni.

Ultima annotazione, sui canali distributivi.Uno dei rami del robusto albero della crisi economica sociale culturale di questi anni sembra essere una ondivaga crisi della grande distribuzione delle merci. Al suo interno, sono quanto mai evidenti le difficoltà della distribuzione del libro. Ebbene. Una certa idea di distribuzione non appare solo fallimentare e falsamente democratica; rischia di essere spesso anche dannosa. Una percentuale alta di artisti contemporanei afferma chiaramente, semmai, questo: la distribuzione (generalista) non è nei nostri piani.

Al contrario, come già detto, la condivisione entro aree particolari è, anche politicamente e per milioni di persone, non una risorsa ma già il contesto e l’ecosistema effettivo di crescita di progetti e iniziative. Di fatto, è patrimonio... della razza umana – addirittura – da millenni (condivisione di tecniche, di mezzi, di luoghi, di strumenti, di risultati, perfino di opere). (In agricoltura: lo scambio delle sementi, l’esatto opposto del tentativo di brevettarne mutazioni spesso dannose...).

Il problema della condivisione, dal punto di vista di molti intellettuali, è che tende a eludere o proprio non considerare prevedere formare avere soggetti forti. Se la distribuzione ha logicamente un distributore (che seleziona) e un prodotto distribuito (che vince su altri prodotti), dal canto suo la condivisione assume un carattere non utopicamente orizzontale (piatto) ma effettivamente reticolare. Fondato su rapporti (di fiducia, di scambio, di stima reciproca, verifica tanto etica che estetica).

Senza certo essere né vendersi come perfetta, o risolutiva, non si basa comunque su eccellenze burocraticamente organizzate, gestori unici, autorità-vertici, ma su linee di pensiero e cose messe in comune e collaudate collettivamente, attraverso microcomunità. Queste ultime fanno la storia perché fanno la propria storia (e in seconda battuta, giocoforza, quella collettiva, dato che sempre più le vicende collettive, generali, macro, sono osservate/formate da gruppi di questo tipo, e non da aree o soggetti presunti forti selezionati da altri soggetti sedicenti forti, che scolpiscono un marmo in una sola lingua).

Alcuni link sono reperibili all’indirizzo:
http://slowforward.wordpress.com/2012/09/03/replica-_-glitch-un-breve-sommario/

In particolare:
http://gli.tc/h/

Una versione più compatta, e ridotta/sintetica, di questo articolo è uscita in unico articolo ne «l’immaginazione» n.273, gen.-feb. 2013, p. 35, nell’ambito della rubrica gammmatica, e successivamente in Punto critico, 9 mag. 2013.

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2 Risposte a Gioco (e) radar #04
Glitch, alterazioni, disfunzioni
[seconda parte: addenda politici]

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