Lelio Demichelis

Tutti crediamo di sapere cosa sia il tempo. E di avere un tempo nostro, tutto nostro. In realtà, come per tutte le cose in cui siamo immersi, in cui siamo dentro non sappiamo esattamente cosa sia il tempo. Perché è immateriale. Perché è una costruzione forse solo filosofica, letteraria, metafisica, religiosa e oggi economica (il tempo è denaro) e tecnico (quel tempo reale che più irreale e dis-umano non potrebbe essere).

E c’è il tempo degli altri e con gli altri (sempre meno, in verità). C’è il tempo della vita e della morte. Il tempo della felicità e dell’infelicità, della gioia e della speranza, della noia e del tedio; e del lavoro. Il tempo degli orologi e dell’industria e oggi della rete: un tempo che non scegliamo ma che ci viene im-posto da qualcuno o da qualcosa (da un apparato di cui abbiamo perso il controllo ma che incessantemente governa e organizza la nostra vita riempiendola di fare e di avere impedendoci però di essere).

Gli antichi greci avevano un tempo ciclico, in cui tutto sembrava sempre ri-tornare, il che non escludeva tempi progettuali, come quello di Ulisse che - anche sfidando gli dei - vuole tornare a Itaca e alla fine ci riesce. Le religioni monoteistiche hanno poi cambiato l’idea e il senso di tempo, che ha acquisito linearità e direzione e si è fatto storia, con un inizio/passato (la Creazione), un presente e poi un futuro (è tempo escatologico).

Escatologia religiosa che diventa poi escatologia da religione secolare con le ideologie politiche di Otto e Novecento, per un tempo che diventa poi, oggi, un tempo compresso sempre più nell’istantaneità e nell’immediatezza, tutti noi soggetti ad un principio di piacere che non deve confrontarsi più con il principio di realtà, confondendosi sempre più con il principio di prestazione, fino al suo annullamento in semplici momenti senza senso, quasi facendoci ritornare ad un tempo nuovamente ciclico, in cui tutto ritorna, o meglio ad un tempo immobile, senza futuro perché non va più da nessuna parte.

E ancora: c’è il tempo di chi ha paura del tempo e sogna di cancellarne i segni dal suo corpo. C’è il tempo dell’Universo e della fisica. Il tempo della memoria (sempre meno, messa su un hard disk o in una nuvola/cloud) e il tempo della speranza (uccisa dall’ultima crisi, dalle troike e da Angela Merkel).

E c’è il tempo magistralmente descritto e analizzato da Eugenio Borgna - primario emerito di Psichiatria all’ospedale di Novara e libero docente all’Università di Milano - in questo suo nuovo libro, Il tempo e la vita. Un libro particolare, come tutti i libri di Borgna. Che si legge d’un fiato – per stile di scrittura quasi poetica, per costruzione dell’analisi, per coinvolgimento emotivo, facendoci emozionare così come Borgna si emoziona leggendo le pagine di scrittori, filosofi, poeti, teologi che hanno scritto di tempo e del tempo. Ma è un libro che poi e conseguentemente invita a fermarsi, a prendere tempo, un tempo lungo perché la fretta uccide il pensiero e insieme uccide la riflessione e lo sguardo su di sé e dentro di sé. Un prendere tempo per rileggere, ma soprattutto per un ri-prendersi il tempo per stare con se stessi (in quella solitudine che è cosa virtuosa e diversa dall’isolamento cui invece ci obbliga il sistema), riflettendo sulle cose lette.

Un tempo – e la narrazione e insieme la riflessione sul tempo di Borgna - che si snoda, pagina dopo pagina, tra la ricerca del tempo perduto e il tempo della grazia, tra nostalgia e rimpianto e sguardo sull’infinito, tra tempo della malattia e tempo della cura, chiudendosi poi con un invito ad ascoltare il silenzio e ad ascoltare nel silenzio. Un tempo (in verità, molti tempi diversi e combinati tra loro) fatto di emozioni, cioè “di esperienze psicologiche e umane che il linguaggio del cuore sa cogliere in modo molto più rapido e concreto che non il linguaggio della ragione calcolante”.

Perché appunto, oggi viviamo nel tempo degli orologi – ovvero, aggiungiamo, in un tempo meccanico sempre più suddiviso e frammentato (oltre che velocizzato e intensificato senza sosta nell’imperativo capitalistico della produttività) - ma il tempo non è solo questo o non dovrebbe essere solo questo, perché nel tempo accadono (dovrebbero accadere) emozioni e nel tempo si prova paura nostalgia rimorso ma anche gioia, nel tempo e grazie al tempo avvengono cose e si producono relazioni, c’è il tempo dell’amore così come c’è il tempo dell’adolescenza e il tempo della vecchiaia, costruendo ciascuno di noi una molteplicità di tempi che producono io diversi, così come per Borgna c’è il tempo dell’ospedale psichiatrico e quello fuori dall’ospedale.

Moltissime le citazioni. Con un prezioso e articolato lavoro di scelta tipico anche di altri libri di Borgna, che deliberatamente accoglie e fa proprio ciò che diceva Benjamin, le citazioni dilatano cioè la voce di un libro, lo sottraggono al soliloquio e aprono il lettore ad un dialogo incessante e sempre rinnovato con gli altri, con i loro pensieri, le loro idee, le loro opinioni ed emozioni. Uscire dal soliloquio, perché le citazioni “sono una porta aperta ad uscire dai confini del proprio io, e a vivere la vita, il tempo della vita, nella sua dimensione interpersonale”.

Il tempo, dunque. Se nessuno mi interroga, scriveva già Agostino nelle Confessioni, so cos’è il tempo. Ma se volessi o dovessi spiegarlo a chi mi pone la domanda, allora non lo so più. “Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente”. Per poi domandarsi: ma come esistono il passato e il futuro, se il primo non è più e il secondo non è ancora? E il presente, se fosse sempre, non sarebbe forse eternità? In realtà “non possiamo parlare di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere”.

Presente, passato e futuro sono allora solo dimensioni dell’anima e incessantemente sconfinano e si confondono tra loro (e forse esistono solo “il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro”). Mentre Seneca non si stancava di ripetere che la maggior parte degli uomini dissipa se stesso per la sua propria follia di riempire la vita di vane occupazioni e di insensata agitazione, senza produrre nulla di veramente nuovo. Forse perché, come ricordava Eraclito, “per quanto tu possa camminare, i confini della tua anima non li troverai mai”? Eppure, aggiunge Borgna “non si può non andarne alla ricerca”. Cercando l’anima. E l’infinito, quello di Leopardi, quello dentro di sé, ascoltandolo perché si nasconde in ogni cosa e in ogni altra persona.

E ancora il tempo della gioia, quell’emozione che nasce solo quando il cuore si sottrae alla quotidianità, emozione bellissima ma fragilissima e forse, aggiungiamo, fragilissima perché bellissima. E il tempo della malattia e del dolore – come quando mio padre è morto tra le mie braccia, io guardando il suo tempo che si fermava lentamente mentre il mio continuava per piangere e per domandare perché, perché il tempo deve finire negando la stessa idea di futuro riempiendosi invece di rimpianto e di ricordo che però non bastano a ridare la vita e il tempo della vita insieme. Perché si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, scriveva Ungaretti e a volte l’autunno sembra non finire mai, sommersi dalle foglie di noi stessi. Ma Borgna, con ragione e passione ci ricorda che la memoria vissuta, quella delle emozioni “resiste molto di più, infinitamente di più che non la memoria calcolante e geometrica”.

E infine e appunto, il bisogno di silenzio, di un tempo di silenzio, per ascoltare il silenzio e ascoltare nel silenzio. Difficile, perché abbiamo paura del silenzio e per questo lo sfuggiamo o lo soffochiamo sotto rumori continui, in una compulsione al fare che sconfina nella coazione. Conclude invece Borgna, “silenzio e solitudine sono luoghi dell’anima dai quali possono rinascere parole che dicano qualcosa, almeno qualcosa, sul senso del tempo della vita nelle diverse età e nelle diverse situazioni della vita, ma nella consapevolezza che le ombre del mistero non sono eliminabili dalla esperienza del tempo che è in noi, e negli altri da noi”.

Eugenio Borgna
Il tempo e la vita
Feltrinelli (2015), pp. 217
€ 18.00

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4 Risposte a Che cos’è il tempo?

  1. Marica larocchi ha detto:

    Mi sembra un libro assai interessante: lo comprerò di certo. Però ho l’impressione che la citazione di Ungaretti non sia esatta. Mi pare sia Quasimodo…. Vorrei aggiungere che c’è, soprattutto, il tempo reversibile del matematico filosofo Prigogine. M. Larocchi

  2. Pier Franco ha detto:

    Citazione corretta: Ungaretti, “Soldati”, in “Allegria”.

  3. giuseppe ha detto:

    Che cos’e’ il tempo?

    Il tempo e’ l’unita’ di misura della crescita dell’universo

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