G.B. Zorzoli

Lo si sapeva da tempo, ma adesso è ufficiale: contrariamente a quanto ci hanno raccontato per decenni, in sé l’inflazione non è il Male da combattere a ogni costo. La Banca Centrale Europea ha deciso infatti di lanciare un piano di acquisti di titoli pubblici da 60 miliardi di euro al mese, che partirà il prossimo marzo e proseguirà «almeno fino a settembre 2016» e comunque fino a quando l'inflazione si riporterà a livelli ritenuti coerenti con i suoi obiettivi (cioè vicino al 2%). Insomma, la massima istituzione finanziaria europea ha introdotto il concetto di modica quantità, lo stesso presente nella normativa italiana sul possesso di droghe. Con una differenza sostanziale. Per le droghe la modica quantità è tollerata, cioè non ha conseguenze sul piano penale. Per l’inflazione è auspicata: si tratta di un valore positivo, da conseguire a tutti i costi (non solo quelli metaforici).

Male assoluto è diventata la deflazione. Anche qui: per decenni ci hanno spiegato che la concorrenza va salvaguardata, perché rappresenta il migliore strumento per il contenimento dei prezzi dei beni e servizi, a vantaggio dei consumatori. Ebbene, si ha deflazione quando nel loro complesso i prezzi diminuiscono stabilmente. Ora che, molto timidamente, c’è, va combattuta a tutti i costi (di nuovo non solo quelli metaforici), perché altrimenti nessuno investe più, quindi si perdono posti di lavoro, la situazione economica si avvita su se stessa, eccetera eccetera eccetera.

Fra le tante cause per cui un po’ di inflazione fa bene, mentre la deflazione è sempre dannosa, un ruolo importante spetta alle retribuzioni dei lavori dipendenti. Un’inflazione a tassi contenuti riduce il loro valore reale in modo soft, quasi impercettibile sul breve periodo. Quando i lavoratori se ne accorgono e aprono una vertenza sindacale, nel tempo intanto trascorso i costi del fattore lavoro sono diminuiti. Se la vertenza si chiude con il recupero, grosso modo, del potere di acquisto perso, la giostra riprende come prima. Se, viceversa, si ottengono salari reali più elevati, a rimettere le cose a posto ci pensa l’inflazione, che sale oltre il livello fisiologico. Il caso estremo si ha nel corso di una grave crisi economica, come negli ultimi anni, con retribuzioni ferme, quindi in realtà in calo. La deflazione rappresenta quindi un problema, anche perché aumenta le retribuzioni reali senza che i lavoratori dipendenti debbano muovere un dito.

Ora, nessuna delle affermazioni da me riportate è integralmente falsificabile, utilizzando i criteri di Popper. Tutte descrivono con maggiore o minore approssimazione la realtà di un sistema economico-finanziario, il quale, per continuare con la metafora della droga, si comporta come il creativo che, mancandogli l’ispirazione, assume sostanze stupefacenti, ma, essendo saggio, ne fa un uso controllato. Deve però farlo, altrimenti la sua produzione intellettuale entra in crisi.

Analogamente, a detta degli esperti, il 2% di inflazione garantisce al sistema economico-produttivo gli stimoli necessari perché la produzione e i consumi tornino a crescere, come è successo in USA, con il ricorso al quantitative easing da parte della Fed, lo stesso strumento che nel prossimo futuro utilizzerà la BCE. No addiction, no party. Allora al centro della scena entra il demiurgo Draghi, mentre la Merkel recita la parte di chi storce il naso, in questo resa credibile dalla spalla Renzi, che esulta per il successo ottenuto.

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi