Valerio De Simone

Era il 28 dicembre del 2004 quando Susan Sontag, in seguito alle complicazioni della sindrome mielodisplasica, si spegneva in ospedale dopo una lunga battaglia. Anche nel momento del trapasso, la Sontag è riuscita a ispirare due nuove opere profondamente differenti: la serie di fotografie scattate dalla sua compagna Annie Leibovitz (presenti in Fotografie di una vita 1990-2005) che ripercorrono la malattia e la morte della scrittrice e il libro Senza consolazione di David Rieff, figlio della Sontag.

E proprio in questi giorni così vicini al decimo anniversario della scomparsa, le immagini dei terroristi fondamentalisti islamici che assaltano e trucidano la redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo ci ricordano l'ultimo saggio scritto dalla Sontag, Davanti al dolore degli altri, analisi condotta sulle fotografie di guerra e sul loro influsso sugli spettatori.

Ma a riportare alle cronache il pensiero sontaghiano è il recentissimo documentario Regarding Susan Sontag di Nancy Kates. L'opera, prodotta dall'emittente televisiva statunitense HBO e narrata dall'attrice Patricia Clarkson, ha un intento preciso: ricostruire la vita e il pensiero della Sontag in maniera non agiografica né santificatrice ma realistica, soffermandosi in particolar modo sull'aspetto umano.

Seguendo, tendenzialmente, una linea cronologica, il documentario, facendo riferimento ai suoi diari Reborn: Early diaries 1947- 1963 e As consciousness is Harnessed to flesh: Diaries 1964-1980 (sfortunatamente entrambi inediti in Italia), presenta Susan come una ragazza precoce intenta a voler fare ingresso nel mondo adulto il più presto possibile.

Infatti a quindici anni si iscrive all'università, a diciassette convola a nozze con il professore universitario Philip Rieff e a diciannove da alla luce il suo unico figlio, David Rieff. Ma presto Sontag scopre che la vita matrimoniale non fa per lei, dopo il divorzio si trasferisce a Parigi per proseguire i suoi studi e inizia una relazione con la compagna di università Harriet Sohmers Zwerling. E proprio a proposito della scoperta, in età adolescenziale, dalle sue pulsioni omosessuali che Susan Sontag riscoprirà se stessa "tutto ha inizio da ora. Sono rinata".

Nel documentario di Nancy Kates, la bisessualità della Sontag viene analizzata senza alcun elemento di malizia o desiderio morboso scandalistico, ma evidenziandola come parte integrante della sua vita, inscindibile dalla sua formazione e dalla attività creativa. Tra i suoi amori si annoverano la commediografa cubana Maria Irene Fornès, l'attrice francese Nicolé Stephane, la coreografa Lucinda Childs e il pittore americano Jasper Johns. Eppure nonostante il numero delle relazioni proprio una delle sue compagne, l'accademica Eva Kollische, parlando del legame con la Sontag la definisce "una persona poco sensibile".

Con l'arrivo degli anni Sessanta, l'autrice acquista fama soprattutto grazie alla pubblicazione del volume Contro l'interpretazione (1966), raccolta eterogenea di saggi avanguardisti come L'immagine del disastro breve, ma dettagliata analisi dei film di fantascienza americani degli anni Cinquanta. La scrittrice americana, figura di spicco della sinistra radicale americana, sostiene che tutte le sue azioni sono politiche e le sue opere ne sono una prova evidente. Pensiamo alla provocatoria e profonda affermazione "la razza bianca è il cancro della storia umana" in cui anticipa i cosiddetti Whiteness studies.

Oltre ad affrontare questioni razziali, Sontag si confronta anche con il suo essere donna arrivando, nuovamente in anticipo con i tempi, a decostruire i concetti di donna e di femminilità definendoli rappresentazioni teatrali. Nonostante fosse emblema di donna emancipata, libera e indipendente Susan Sontag non si lega apertamente al movimento femminista pur sostenendo di essere "una militante femminista, ma non non una femminista militante".

Differentemente dallo stereotipo dell'intellettuale salottiero, la scrittrice di Malattia come metafora ha condotto in prima linea battaglie politiche progressiste: dal suo impegno nella lotta contro la guerra nel Vietnam, culminato con il suo arresto, fino al soggiorno a Sarajevo durante la guerra nell'ex Jugoslavia (documentato da alcuni scatti memorabili della Leibovitz) nel quale diresse un adattamento della piéces Aspettando Godot.

Saggista, romanziera, guardiana della cultura popolare e da questa omaggiata (da Andy Warhol fino a film quali Bull Durham e Gremlins 2), regista di film d'avanguardia (Una tarantola dalla pelle calda,1969) di documentari (Promised Land,1974), ma anche attrice, in Il triangolo circolare (Pierre Kast,1964) come ricorda l'accademico Noël Burch ex assistente del regista, in Ultimo tango a Parigi (Bernardo Bertolucci,1972) e in Zelig (1983) di Woody Allen.

Anche l'Italia, paese cui l'autrice era profondamente legata tanto da ambientarci uno dei suoi più famosi romanzi L'amante del vulcano, in occasione del decimo anniversario della sua morte ha deciso di renderle omaggio, la città di Bari intitolerà alla sua memoria una piazza. Speriamo sia l'inizio di una riscoperta delle opere della Sontag ormai quasi tutte fuori catalogo.

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Una Risposta a Regarding Susan Sontag

  1. Paolo ha detto:

    la sontag è ammirevole ma non credo che essere uomo ed essere donna siano pure “rappresentazioni teatrali”. Ci sono tanti modi di vivere la mascolinità e la femminilità tanti quanti sono gli uomini e le donne nel mondo. Modi più o meno frequenti statisticamente ma sempre legittimi e autentici

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