Marco Giovenale

Da oggi, su alfadomenica, una serie di interventi dedicati alle nuove scritture, e ai loro rapporti con le altre arti, soprattutto in (relazione alla) rete: GIOCO (E) RADAR.

La vita, per prima, agisce su alcuni codici e meccanismi linguistici. Questi ultimi retroagiscono sulla vita. Nulla di inedito. In definitiva le onde di mutamento, andando e venendo nelle due direzioni, si sovrascrivono e si implicano, si sovrappongono, sgretolando l’idea stessa di un’unica direzione della freccia causa-effetto.

Lo spostamento o forse perfino il radicale prodigioso cambiamento di natura, di sentimenti, di atmosfera, che l’avvento del digitale ha portato e riflesso nelle società occidentalizzate, ci spinge forse a dimenticare che è semmai proprio la vita di tutti che – mutata nei tempi e nelle percezioni – ha indotto qualcuno a creare quel che bene o male chiamiamo “il digitale”.

Le rivoluzioni umane dei modi di esperire e sentire spesso producono strumenti così plastici, funzionali e funzionanti, così efficaci nell’intervenire su cose e identità, che presto ci dimentichiamo che sono essi stessi originati da nostre mutazioni, o addirittura rivoluzioni.

E tutto ciò avviene in verità in forma di sistema o ecosistema coeso, coerente, non come se ci trovassimo di fronte a entità separate che si scambiano da lontano alcuni banali pacchetti di informazioni.

Negli ultimi venti-trent’anni, la rete e le tecnologie digitali hanno spostato, veicolato e messo in moto molti discorsi, sul senso e sulla scrittura: in direzioni e modi e territori prima sconosciuti. O forse sono proprio i luoghi sconosciuti ad aver trovato, nella rete, il modello autodescrittivo meno inadeguato.

Non possiamo pensare, come ingenuamente molti tutt’ora sembrano fare, che blog, siti, rete, supporti multimediali, siano semplicemente tools, “strumenti”, buoni per tradurre in caratteri elettronici e diffondere in tutto il mondo la stessa letteratura e la stessa arte di sempre. Al contrario, se le forme del senso e della percezione in letteratura e arte non fossero cambiate già da tempo, nemmeno avremmo avuto gli sviluppi che in questi anni la rete ha conosciuto. Questi sviluppi sono la dimostrazione palese, in atto, di una cointeressenza – cioè di uno stretto legame reciproco – fra i codici nuovi e le percezioni mutate e in continua metamorfosi, che da decenni tempestano i nostri sensi.

In definitiva, un blog, un sito, una pagina facebook o tumblr, non sono per la letteratura o la fotografia solo delle scatole più moderne e luccicanti per riporre o esporre le medesime carabattole di sempre. Tutto è cambiato (ed è il mutamento ad aver portato ai social network e a rapporti reticolari, non viceversa). La letteratura è cambiata, e così le vite di tutti. È cambiato il modo di stare in relazione – nel bene come nel male, chiaramente.

Questo spazio su alfabeta2 vuole funzionare da gioco/radar (sensore serio, ma anche simulatore di spazi, immateriale), da gioco E da radar, che interroga la rete su quel che la rete già è. Su ciò che ogni attore e lettore dei nuovi codici già è e fa.

La scrittura, scompaginata e reimpaginata in rete, su Scribd, Issuu, Calaméo, o in WordPress o Blogspot, non è la stessa di sempre. Le pagine che ce ne vengono entrano in rapporto non pacificato con la struttura secolare del quadro ottico gutenberghiano. Cosa cambia? In che modo? E chi sono i nuovi o non nuovi attori dei giochi in essere, e delle figure che il radar intercetta? Dove stanno o dove vanno a ramificarsi gli snodi e i nodi di connessione fra nuove scritture e video? Fra nuove scritture e musica elettronica? Come si intrecciano micronarrazioni e disturbo fotografico? Che significa “glitch”? A quale diversa sensibilità fanno riferimento le esperienze di scrittura “flarf” o “concettuale”? Quali sono, nel tempo cambiato, le nuove agenzie di distribuzione, i siti, e poi i luoghi fisici, che spostano oggetti che spesso continuano a essere materiali, come riviste, cataloghi di mostre, libri = volumi?

Queste alcune delle domande da porre.

§

Un’evidenza che si è manifestata ormai da tempo, perfino in Italia da quasi un decennio, e altrove da più anni, è che gli esperimenti letterari di collage (copia-incolla), cut-up [http://gammm.org/index.php/2012/12/20/vuol-dire-quello-che-vedete-effettivamente-william-burroughs/], decontestualizzazione e montaggio, disturbo semantico, hanno radice nel Novecento, e sono non solo eredità ma materiali costanti e attuali per chiunque oggi: si rivelano esperimenti non transitori né gratuiti bensì essenziali alle nuove percezioni che soprattutto dagli anni Sessanta in avanti funzionano da materia e sostanza comune di linguaggi, scambi, oggetti e comunicazioni di tutti, non solo di artisti e letterati.

Se affrontiamo con occhi ben aperti e coscienti (e capaci di decodifica) una prosa spezzata, un videoclip velocissimo, una pubblicità o film dal montaggio serrato, una sequenza complessa di azioni su smartphone o tablet, una radiocronaca punteggiata da costanti battute e didascalie fuori contesto, è perché nel corso di circa un secolo – e fino alla conseguente nascita del digitale – alcuni aspetti delle strutture percettive sono cambiati. Certo, variazioni e adattamenti hanno a che fare con tutte le strategie del neocapitalismo che il secolo scorso ha visto avviarsi e diffondersi, ma attengono anche alla storia pregressa/parallela della percezione, come costituitasi nei secoli recenti, post-rinascimentali, e con violente accelerazioni a partire dai decenni che circondano (ossia precedono e seguono) la nascita della fotografia.

Negli articoli o flash o segnalazioni o link che il gioco (e) radar proporrà, si tratterà di puntare il mouse su icone particolarmente curiose, significative, indicatrici non solo della mutazione passata e in corso, ma anche di profili eventi artisti correnti siti esperimenti letterari e artistici (per stare a categorie di fatto ben agées, invecchiate) ancora non del tutto noti, né inseribili facilmente in alcun contesto.

Si porranno insomma domande alla (scrittura e arte di) ricerca, o a ciò che i sensi vedono e intendono, ma non necessariamente ancora ‘inquadrano’ (per fortuna). Che l’oggetto focalizzato si chiami di volta in volta poesia, postpoesia, prosa in prosa, glitch, asemic writing, conta poco.

Sia il gioco che il radar servono per esplorare, per conoscere, più che per etichettare.

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2 Risposte a Un’introduzione a Gioco (e) radar

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