Maria Teresa Carbone

Decennismo

Il pastiche storico è una delle nostre più importanti forme d'arte, che attraversa tutti i media. La conosciamo soprattutto attraverso quello che potremmo definire il “decennismo”, la pratica artistica di suddividere la storia in segmenti di dieci anni. C'è tutto un menu di decenni a cui attingere, e un pubblico sofisticato in attesa di gustare l'ultimo brillante e consapevole assemblaggio di ingredienti classici. La serie tv ambientata negli anni Sessanta? È ricca proprio come appare, ma il suo retrogusto amaro ci dice che lo chef ha saputo emulare gli stereotipi dell'epoca. Forse invece preferite qualcosa degli anni Cinquanta (corposi, inamidati) o, se preferite una pietanza più leggera, degli anni Ottanta (vagamente metallici, un tantino troppo dolci)? Non importa che si tratti di simulacri. Saperlo ha come effetto solo un gusto più sottile per la precisa evocazione con cui sono stati messi a punto gli effetti.
Nicholas Dames, Seventies Throwback Fiction, n+1, Inverno 2015

Età

Come ha messo in luce uno studio del 2006, non siamo in grado di prevedere la felicità che ci aspettiamo di provare nel corso della nostra vita e diamo per scontato che saremo sempre più insoddisfatti a mano a mano che invecchiamo. In effetti, la ricerca dimostra che è vero proprio il contrario. Da parte mia, a 64 anni,non ho raggiunto la serenità (un altro stereotipo legato alla vecchiaia), ma sono molto più in grado di gustare la vita e se mi offrissero la possibilità di ritornare a quando avevo 14 anni, scapperei urlando a gambe levate.
Anne Karpf, The Liberation of Growing Old, New York Times, 10 gennaio 2015

Relatività

Per la maggior parte della storia, la scansione dei pasti è stata molto variabile. Nel Medioevo un contadino dell'Europa settentrionale cominciava la sua giornata al mattino con birra o pane o entrambi, si portava qualche tipo di cibo nei campi e faceva il pasto più importante della giornata nel pomeriggio. Poteva fare la sua “cena” alle due o alle sei di sera o più tardi, a seconda del lavoro, della stagione e di altri fattori.
Anneli Rufus, There is no biological reason to eat three meals a day — it’s a cultural construct, Raw Story, 6 gennaio 2015

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