Timothee Huerne

La particolarità e la stranezza di Biophilia Live si nasconde nel paradosso del titolo. Presentato per la prima volta il 16 aprile 2014 al Tribeca Film Festival e uscito da qualche settimana nelle sale cinematografiche canadesi, Biophilia Live non è in effetti un vero e proprio live. L'oggetto del film (di Nick Fenton and Peter Strickland) è uno degli ultimi concerti di Bjork tenutosi a Londra nel 2013, tuttavia Biophilia Live non è esattamente la sua trasposizione in diretta, quanto piuttosto una sperimentazione sull'idea stessa di diretta.

Un simile paradosso diventa ancor più evidente se guardiamo all'universo mediatico al quale appartiene. Da alcuni anni, soprattutto a partire dal lancio della serie Metropolitan Opera Hd nel 2006, vari spettacoli live sono stati ripresi e trasmessi in diretta nelle sale cinematografiche: opera, balletti, teatro, concerti, eventi sportivi (calcio, wrestling), show televisivi, persino una visita interattiva della mostra Pompeii Live, prodotta dal British Museum (2014).

Per questa nuova “serie culturale" (cfr. André Gaudreault), lo statuto di evento è centrale. Vale tanto per il Metropolitan Opera, leader in questo tipo di trasmissioni (definite generalmente come "contenuto alternativo"), quanto per un esercente cinematografico come Cineplex (società di distributozione Canadese), che dal 2011 ha dedicato al “live cinema” una specifica programmazione: Les évènements premières loges. In tutti questi casi il termine live non è usato a sproposito: il tempo in cui lo spettacolo va in scena altrove, coincide con il tempo in cui viene trasmesso nelle sale cinematografiche.

In Francia, secondo il rapporto dell'IHS (Screen Digest Intelligence Service), questo tipo di proiezioni nel 2008 costituiva lo 0,05% delle entrate totali del mercato cinematografico, poi passate allo 0.30% nel 2010. Pur se questo fenomeno resta ancora minoritario se ne comprendono tutte le potenzialità, lo dimostra ad esempio il guadagno registrato negli ultimissimi anni. Billy Elliot the Musical Live è stato diffuso in sala il 28 settembre 2014 e ha realizzato più incassi di The Equalizer (Antoine Fuqua, 2014), l'ultimo film con Denzel Washington uscito nello stesso weekend. Un'associazione inglese, L'Event Cinema Association è stata costituita appositamente per regolamentare il mercato.

Alla luce dei fatti comprendiamo ancora una volta il paradosso di Biophilia Live, che pur se sembra appartenere a questa categoria di spettacoli tuttavia se ne discosta. In Biophilia Live quel che è si è svolto live è stato il concerto di Bjork, un mélange di tecnologia digitale, video e musica. Intorno al palco sul quale l’artista si esibisce, vari schermi trasmettono in tempo reale le riprese video di paesaggi naturalistici, dall'immensamente grande all'infinitissimamente piccolo.

Per la maggior parte sono elaborazioni grafiche e immagini scientifiche, tra le quali si riconoscono estratti dai film scientifici di Jean Painlevé. Lì dove Biophilia Live (l'oggetto filmato) differisce dall'essere una pura ripresa in diretta, è nel suo rapporto con le immagini. La performance live, nella sua versione ripresa e montata, non corrisponde del tutto a quel che è accaduto dal vero e le immagini video, che durante il concerto scorrevano sui monitor, in questa versione acquistano una funzione predominante (come un commento musicale).

Non siamo di fronte né ad una pura registrazione in diretta, ammesso che ne possa esistere alcuna (cfr André Gaudreault) né ad una messa in immagine, vale a dire una re- interpretazione, seppure minima, motivata dal passaggio da un media, la musica dal vivo, all’altro, il cinema. C'è una sostanziale differenza tra ciò a cui hanno assistito i fan di Bjork durante il concerto e quel che vediamo in sala. Non si tratta di una contaminazione con la forma del documentario, come poteva essere Shine a light, il concerto filmato da Martin Scorsese dei Rolling Stones.

In Biophilia Live non c'è alcuna immagine di repertorio e alcuna immagine ripresa al di fuori di quello che è accaduto durante il concerto. Nulla ricorda il modo in cui un concerto degli U2 venne filmato nel 2006 e diffuso in 3d nel 2007 per ricreare l'esperienza live. Potremmo trovare volendo dei punti in comune con il concerto del Pink Floyd Pulse, diffuso in televisione nel 1993. Come in Biophilia Live qui ugualmente le immagini diffuse da un grande schermo presente in scena si mescolavano a quelle dei musicisti sul palco.

Ma Björk va oltre. Ad un tratto, giocando con degli effetti di sovrapposizione, lo spettatore della sala di cinema ha l'impressione che un gigantesco sole passi sopra le teste dei suoi fan. Lo spettacolo non è isolabile a quel che accade, o è accaduto, sul palco, bensì è estendibile a tutti gli elementi visivi che compongono il concerto, spettatori compresi. Siamo chiamati non solo ad assistere ma ad esplorare virtualmente. Quel che Björk apporta è una dimensione performativa, Biophilia è una registrazione performativa. La performance non è più solo il concerto ma ugualmente la ritrasmissione che definiremo filmica nella misura in cui reinterpreta e trasforma lo spazio e la natura della performance.

Del resto, il concerto, come dice la stessa Björk, non è che una parte del tutto. Biophilia è il suo ottavo album, e, allo stesso tempo, un'applicazione per il telefono (che permette di scoprire i collegamenti tra la musica, la scienza e la natura), un programma educativo (degli atelier condotti da Björk in diversi paesi del mondo), un documentario, un live (captation performative) e un concerto.

Biophilia Live appartiene in definitiva alla categoria di quei prodotti comunemente definiti dal “contenuto alternativo” non tanto per essere una ritrasmissione in diretta, quanto piuttosto per la rimessa in questione degli spazi della rappresentazione, ovvero per riuscire ad esprimere una tensione tra il tempo reale e quello differito e post prodotto, collocandosi in un luogo ibrido dove lo spettacolo che è stato ritorna presente.

Traduzione di Milo Adami

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