Alberto Capatti

In queste noterelle di cucina per alfabeta, non era ancora apparsa la suggestione afrodisiaca. Non sono molti i ricettari che operano a tal fine, ma uno lo voglio citare per la qualità della scrittura: La cucina d’amore di Luigi Veronelli. Giovane editore, egli lancia alla fine degli anni Cinquanta una collana di ricette, la biblioteca del gastronomo, volumini rilegati a spirale di una quarantina di rigide pagine. Vera curiosità è la zuppa coll’aglio ispirata da un motto di Enrico IV re di Francia e di Navarra, terra di belle e grasse oche, che traduciamo: Col pane strofinato d’aglio e un bicchiere di vino, un uomo può lavorar duro.

Zuppa coll’aglio

Far rinvenire in grasso d’oca una ventina di spicchi d’aglio, senza farli colorare. Bagnarli con due litri d’acqua e condire con sale e pepe. A ebollizioine togliere dal fuoco, versarvi 4 tuorli d’uova ben battuti e due cucchiaiate d’olio d’oliva, e passar subito, attraverso un passino fine e ben premendo in una zuppiera sul cui fondo avrete adagiato fette sottili di pane integrale. Prima di servire, sovvenitevi di quel fabliau medioevale in cui la bella fece tagliare i pollici del galante che aglio aveva gustato. Se pollici avrete ancora, servite all’amante, e non stupite, un Moscadello fresco fresco.

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