Paolo Carradori

Mentre una misteriosa nebbia avvolge le colline di Vorno intorno alla Tenuta dello Scompiglio, all’interno, nel suo Spazio Performatico ed Espositivo c’è luce e calore. Si svolge lì l’ultimo atto della lungo e accattivante progetto Mozart, così fan tutti, rassegna, che sotto la direzione artistica di Antonio Caggiano, ha scandagliato in molteplici direzioni, possibili connessioni, interferenze tra il genio di Salisburgo e suoni, modi e mondi della contemporaneità. Attraverso concerti, performance, teatro musicale e arti visive.

Lo spazio scenico è già spettacolo: marimbe, vibrafoni, xilofoni, tastiere, campane a lastra, campane tubolari, campanelli, steel drum, gong, glockenspiel, scatole sonore. Oboe, clarinetto e sax poggiati su una piccola sedia. Tutto è fermo e luccica, ma l’energia nell’aria è già frizzante. Musikautomatik viaggio musicale ispirato ai molteplici aspetti della riproduzione sonora meccanica, così recita il programma di sala. Ma dove andare a pescare? L’apertura è una succosa prima assoluta: Il Casanova elettrico omaggio a Nino Rota e Federico Fellini di Rota/Catalano. Pasquale Catalano, che vanta collaborazioni prestigiose con registi teatrali e cinematografici, su invito dell’ensemble Ars Ludi - protagonista assoluto dell’intera serata - questa volta non crea per le immagini ma prende le partiture di Rota per il Casanova felliniano, le rilegge, le reinterpreta.

Operazione ambiziosa, difficile, il connubio Rota/Fellini è tra i più emblematici e indissolubili della storia del cinema (anche della musica). Quasi intoccabile. Eppure Catalano cerca, costruisce una strada possibile. È Rosalba la bambola meccanica – l’ultima ebrezza erotica - ma anche la forza simbolica dell’uccello meccanico del film, a stimolare il compositore verso una lettura estraniante: la meccanicità come estensione del corpo, l’automatismo come possibile trasposizione ritmica. Le sei parti dell’opera vanno a costruire un labirinto leggero, mai banale. Una stratificazione dove le ripetizioni, la ragnatela percussiva dai colori e volumi variabili, è sempre ben radicata in una strategia sonora che evoca, attraverso le ance, l’uso della voce, la tastiera minimalista, ma garantisce anche continuità estetica. Il Casanova elettrico rischia però di depurare il carattere visionario e destabilizzante della pellicola che Rota arricchisce e caratterizza mirabilmente. Le inquietudini del poema visuale felliniano, con le avventure libertine, le esibizioni orgiastiche, le pantomime, si disperdono in un percorso, quello proposto da Catalano, che cerca di mettere a posto troppe cose.

Permettere il cambio di palco è occasione per l’ascolto, in sottofondo nel foyer del teatro tra una chiacchera ed una riflessione, di musiche di Mozart, Haydn e Beethoven per strumenti meccanici. Piacevole intermezzo, ma la curiosità è tutta per Musik in Bauch per 6 percussionisti e scatole sonore di Karlheinz Stockhausen che seguirà. Scritto nel 1975, ispirandosi ai giochi casalinghi della figlia, si tratta di un vero e proprio brano di teatro musicale. Al centro un totem, feticcio, figura alta dalla testa d’uccello, grandi occhi, mani e piedi umani. I musicisti entrano muovendosi meccanicamente. Ognuno raggiunge il proprio strumento. La struttura musicale prevede l’uso di tre melodie scelte liberamente dagli esecutori. I due musicisti a destra, quelli alla marimba, sembrano agire in modo autonomo, scolpiscono note singole tra lunghi intervalli. A sinistra gong, campane tubolari e una trottola multicolore che attivata emette un sibilo tenue. I tre al centro, dopo un folgorante intreccio di glockenspiel e piattini orientali, si muniscono di agili frustini, colpendo ritmicamente l’aria producono vibrazioni e schiocchi (per allontanare spiriti maligni?). Poi estraggono a turno dal torace del totem piccole scatole di legno. Carillon in origine che, in aggiornata versione tecnologica diventano iPhone, sistemate e aperte su tre piattaforme dedicate. I suoni si mischiano.

Per finire un vero e proprio rito: i tre musicisti si alternano al glockenspiel centrale, brevi frasi si incastrano con i giocosi trilli degli iPhone/carillon. Come automi i tre escono dalla scena. Forse ci si aspetterebbe un maggiore calore da un’opera che sviluppa un gioco bambinesco, ma nell’algida accumulazione di tracce ritmiche, suoni e gestualità, Stockhausen pare voler evidenziare come dietro anche al gioco più ingenuo si nasconda, si sviluppi, una drammaturgia. Un pensiero.

Musikautomatik
Tenuta della Scompiglio – SPE (Spazio Performatico Ed Espositivo)
Via di Vorno, 67 – Vorno, Capannori (LU)
Sabato 13 dicembre 2014 – ore 21

Ensemble Ars Ludi
Antonio Caggiano, Alessandro Di Giulio, Pietro Pompei, Gianluca Manfredonia, Rodolfo Rossi, Gianluca Ruggeri - percussioni
Mario Arcari oboe - clarinetto e sax
Lucio Perotti – tastiere
Domenico De Luca - regia del suono

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