Maria Teresa Carbone

Crisi
Con l’accentuarsi della crisi si innesca (...) un trend di diminuzione sia della partecipazione sia della spesa delle famiglie italiane. Nel 2011 gli ingressi agli spettacoli di prosa diminuiscono del 2,3%, agli spettacoli di lirica del 1%, ai balletti del 1,4%, alle commedie musicali del 5,84% e a quelli di arti varie del 9%. Al cinema sempre nel 2011 si vendono 111 milioni di biglietti contro i 120 del 2010. Nel 2012 ulteriori significative riduzioni, la spesa per la cultura delle famiglie italiane subisce un calo del –4,4%, parallelamente calano: teatro –8,2%, cinema –7,3%, musei e mostre –5,7%, concerti di musica classica –22,3%, altri concerti musica –8,7%, Siti archeo-monumentali –7,9%, discoteche e balere –8,8%. Sino a giungere nel 2013, sempre secondo ISTAT e Federculture, a quasi il 40% degli italiani che non ha partecipato a nessun spettacolo o evento culturale per tutto l’intero anno.
I pubblici della cultura. Audience development, audience engagement, a cura di Francesco De Biase, Franco Angeli 2014, p. 9.

Paradiso
Circa il famoso "Barça walla Barsàq” – alla lettera Barcellona o l'aldilà ["Barsàq" è il regno dei morti nella cultura musulmana, ndr] – è la prova soprattutto della determinazione dei giovani tunisini, senegalesi, iracheni o somali o nigeriani a varcare le frontiere del presunto eldorado europeo. Ma i tempi cambiano in fretta! È un paradosso constatare come la Grecia, la Spagna, l'Italia e il Portogallo facessero parte solo cinque anni fa delle destinazioni privilegiate di questi giovani desperados, mentre oggi la crisi ha reso irriconoscibile il paradiso. Ed è difficile capire perché dei giovani nel pieno delle forze siano pronti a morire per entrare in Europa, e molti muoiano effettivamente, invece di convogliare questa energia e questa determinazione nella lotta per cambiare il proprio paese.
Le mariage de Molière avec l'Afrique à été un échec total, conversazione con lo scrittore senegalese Boubacar Boris Diop, Africultures, 5 novembre 2014

Schiavitù
A lungo sono stato incerto sul modo di raccontare in un solo libro la storia di questo processo poderoso e dinamico. La sfida più grande consisteva nel fatto che sotto vari punti di vista l'espansione della schiavitù ha condizionato qualsiasi cosa negli Stati Uniti prima della Guerra Civile. I documenti superstiti degli schiavisti mostrano calcoli sulla resa economica della vendita di schiavi, sugli acquisti e sui costi legati alla realizzazione di nuovi campi di lavoro negli stati cotonieri. I giornali erano pieni di speculazioni sulla terra e sulle persone e sulle merci che vi si producevano, sugli enormi cambiamenti nel modo in cui la gente faceva soldi e sulla quantità di denaro accumulato e sulla terribile violenza che accompagnava queste pratiche. La contabilità dei mercanti, dei banchieri e degli industriali del Nord mostra che investivano nel commercio di schiavi, compravano e vendevano agli schiavisti, prendevano una parte dei profitti connessi alla espansione della schiavitù. (…) Tra gli anni '90 del XVIII secolo e gli anni '60 del secolo successivo, gli schiavisti hanno spostato un milione di persone dai vecchi stati dove era in vigore la schiavitù a quelli nuovi. Nel 1790 la produzione di cotone era irrisoria, nel 1860 raggiungeva i due miliardi di libbre. Oltre i confini del Sud schiavista, questa pratica non toccava solo i politici di Washington e gli elettori in tutti gli Stati Uniti, ma anche le fabbriche del Connecticut, le banche di Londra, gli oppiomani cinesi e i consumatori dell'Africa orientale.
Edward E. Baptist, The Half Has Never Been Told: Slavery and the Making of American Capitalism, Basic Books 2014, p. xxii-xxiii

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi