Paolo Tarsi

Ogni opera di Simeon ten Holt nasconde una firma inconfondibile racchiusa nelle cifre di un unico codice. Seguendo un percorso improntato a tracciare una profonda unità tra i suoi lavori, ten Holt non ha esitato ad abbracciare linguaggi diversi raggiungendo uno stile ben definito attraverso un uso personalissimo della tonalità dopo “la morte della tonalità”. Figlio del pittore Henri ten Holt (1884-1968), il compositore olandese si formò con Jakob van Domselaer (1890-1960) – esponente del movimento De Stijl artefice del primo tentativo di applicare i principi del Neoplasticismo in musica – spostandosi in seguito in Francia per studiare a Parigi con Arthur Honegger e Darius Milhaud tra il 1949-1954. Attivo anche come pianista, nel 1968 ten Holt fonda l’ensemble Werkgroep Bergen Hedendaagse Muziek (Gruppo di Musica Contemporanea di Bergen).

Dopo aver sperimentato la musica elettronica e l’accostamento del serialismo e delle tecniche aleatorie con parametri tonali, Simeon ten Holt (1923-2012) ha elaborato una poetica personale che oscilla tra tonalità e atonalità – non a caso da lui definita diagonale – che si muove sulla combinazione di tonalità complementari. Organizzati su cellule di poche misure ripetute ad libitum secondo le preferenze dell’interprete, i suoi lavori adottano procedimenti matematici affiancati a materiale tonale e a combinazioni che trovano nelle arti visive il proprio punto di riferimento e nel pianoforte lo strumento d’elezione. Molte delle sue opere, infatti, sono per pianoforte o ensemble di più pianoforti. Espressione più compiuta di questo approdo è Canto Ostinato (1976-1979), una composizione dalla lunghezza variabile scritta per un numero indefinito di tastiere e con una struttura a sezioni a carattere “improvvisativo” simile a quella di In C di Terry Riley, ma che può essere riconducibile anche al finale del Bolero di Ravel (a ben vedere il primo esempio di lavoro proto-minimalista).

In queste pagine la tonalità gradualmente si allontana dal suo centro nodale subendo continue manipolazioni, mentre i pattern ritmici si spostano nel tempo fluttuando come oggetti musicali nello spazio. Antesignano di una minimal music tutta olandese, il compasso di ten Holt traccia immensi orizzonti percorrendo forme che si sviluppano in estensione e in profondità, mantenendosi allo stesso tempo indipendente dall’influenza di compositori americani quali Steve Reich o Philip Glass. Per l’esecuzione di questi brani non sono previste durate prefissate e una performance può protrarsi anche diverse ore, come la première di Lemniscaat – un brano del 1983 da cui emerge a tratti, più o meno evidentemente, il secondo preludio dal primo libro de Il clavicembalo ben temperato di Bach – durata ben trenta ore!

Il Piano Ensemble di Jeroen van Veen (formazione che comprende anche Irene Russo, Fred Oldenburg e Sandra van Veen) ha dedicato a Simeon ten Holt una serie di incantevoli (e irrinunciabili) incisioni che ne raccolgono l’opera completa per più pianoforti in un box di 11 CD (Complete Multiple Piano Works), mentre il Canto Ostinato è stato riproposto nelle versioni per tre pianoforti e organo (con l’organista Aart Bergwerff affiancato dai pianisti Marcel Bergmann, Sandra e Jeroen van Veen), due pianoforti e due marimbe (Irene Russo e Jeroen van Veen con Peter Elbertse e Nando Russo alle marimbe) e quattro pianoforti (in un DVD del Piano Ensemble).

Canto Ostinato ora è disponibile anche in due ciclopiche versioni, non a caso definite XL (2014, Brilliant Classics, 12 CD,) e XXL (2014, Brilliant Classics, 4 CD), oltre che in Solo Piano Music Volumes I-V (2013, Brilliant Classics). Altre recenti uscite dell’instancabile Jeroen van Veen comprendono: Satie Slow Music (2014, Brilliant Classics), Jeroen van Veen Piano Music (2014, Brilliant Classics, 4 CD), Jacob ter Veldhuis Complete Solo Piano Music (2014, Brilliant Classics, 2 CD), Arvo Pärt – Für Anna Maria: Complete Piano Music (2013, Brilliant Classics, 2 CD), Einaudi Waves. The Piano Collection (2013, Brilliant Classics, 7 CD).

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2 Risposte a Canto Ostinato

  1. antonella costanzo ha detto:

    Piano Ensemble di Jeroen van Veen

  2. antonella costanzo ha detto:

    La fuga è l’atteggiamento proprio dei grandi compositori:
    Nella musica di Simeon ten Holt la fuga procede a tratti ricorsivi: fuga da tonalità musicali ovvie; da sonorità che alludono al passato della musica barocca; dagli stereotipi della musica odierna (quali gli autori menzionati nell’articolo di Parsi).

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