Cristina Romano

La Galleria Raffaella Cortese ha inaugurato la nuova stagione espositiva, aprendo un terzo spazio in via Stradella a Milano, con le personali di Karen Cytter (1977) al civico 7; Kimsooja (1957) al civico 3 e Marcello Maloberti (1966) al civico 4. Karen Cytter presenta, nella sede storica, due video, Siren e Ocean (2014), e una serie di opere grafiche. I film propongono una riflessione sulla fragilità dei rapporti interpersonali e sul conflitto di genere. Siren trae il suo titolo da un brano di Tim Buckley che accompagna il tempo e le sequenze non lineari dell’opera.

Si tratta di una storia d’amore e vendetta che l’artista risolve con una soluzione narrativa efficacie: l’assassinio dell’uomo. Il carattere sperimentale dell’opera di Cytter estende il suo raggio d’interessi ad ambiti artistici eterogenei e multipli (scrittura, video, teatro, danza e produzione grafica), e predilige un metodo totalmente indipendente nella messa in opera del lavoro. L’artista mostra la realtà contemporanea, ormai saturata dalla presenza del web, e sovrappone oltre al tempo musicale anche l’animazione, suggerendo volumi interni e spazi virtuali intrinseci alla realtà contemporanea.

In Ocean è la voce narrante a condurre lo spettatore. Si alternano inquadrature a carattere teatrale ad altre più schiettamente cinematografiche che fluiscono con passaggi più veloci e dinamici di accesa sensualità. L’artista coglie anche gli aspetti più pittorici del dispositivo elettronico mettendone in risalto la trama visiva.

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Keren Cytter, Siren, 2014 - Digital HD video 14' 39'' Edizione di 5 + 2 AP
Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

L’elemento portante della mostra di Marcello Maloberti è il testo. In linea di continuità con I Baci più dolci del vino (2013), l’artista realizza da un lato una scritta al neon in stampatello: Non far fare alla rosa quello che la rosa non vuole fare, in omaggio a PierPaolo Calzolari; dall’altro quattro tavoli su ciascuno dei quali troviamo libri pieni di frasi tratte da pubblicazioni, interviste, titoli di opere, aforismi e ricordi personali. Il testo diventa frammento identitario e allo stesso tempo traccia calligrafica. Sfogliando le ampie pagine dei grandi quaderni, l’artista si svela, via via, con precise affermazioni di poetica, ma anche portando in superficie tratti più intimi legati al ricordo e al quotidiano. Maloberti materializza il tempo e fa, della mostra, un autoritratto dal quale emergono alcuni importanti riferimenti: figure come de Chirico, Calzolari, Merz.

Sebbene l’azione di Maloberti sia sempre di natura relazionale - già a partire da La voglia matta (2013), e in seguito con I baci più dolci del vino (2013) - si percepisce l’esigenza da parte dell’artista di ricondurre l’opera alla sua natura oggettuale. Con Marcello l’artista si apre a una fase matura. Sempre fedele a se stesso e partendo dalla propria identità egli recupera il filo di un discorso che passa per la Metafisica di de Chirico, sentita come fisicità delle cose, e prosegue attraversando l’esperienza concettuale e poverista. Marcello rappresenta anche una riflessione sul significato e sulla natura dell’opera d’arte e sul concetto di classico inteso come “il porsi in ascolto, senza forzare, senza far sentire la fatica, che in questo modo diventa performativa, una spinta dinamica non violenta perché l’arte per me è come l’immagine di un danzatore”.

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Marcello Maloberti, Marcello 2014, 2014 Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
Foto: Lorenzo Palmieri

Kimsooja presenta due ligthbox To Breath (2013), e una serie di stampe fotografiche The Sun – Unfolded (2008). I lightbox sono frammenti e superfici bidimensionali di un ricordo, quello di To Breath: Bottari (2013), l’installazione realizzata per il padiglione della Corea alla Biennale di Venezia. La luce del sole, filtrata dalla pellicola stesa sui vetri, trasformava lo spazio in un luogo di trascendenza. Le superfici specchianti interne consentivano un incontro più intimo con se stessi grazie al riflesso multiplo della propria immagine. Per i due lightbox Kimsooja sceglie di trattenere due frammenti dall’esperienza di Venezia: la scomposizione della luce nello spettro dell’arcobaleno, intesa come respiro, passaggio tra spazio naturale e interiorità da un lato, e la ricerca e l’osservazione del sé come azione esistenziale fondamentale dall’altro.

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Kimsooja, Installation view, Galleria Raffaella Cortese
Courtesy l'artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
Foto: Lorenzo Palmieri

Kimsooja riprende anche To Breathe – A mirror Woman (2006), l’installazione realizzata per il Crystal Palace di Madrid, punto d’incontro tra i bottari e la pratica del cucire delle sue celebri performance, A Needle Woman, realizzate in diverse metropoli, nelle quali l’artista diventa lei stessa l’ago che ricuce simbolicamente la scollatura tra l’individuo e il proprio ambiente. In The Sun – Unfolded, evoluzione della video istallazione Mirror Woman: the Sun and the Moon (2008), Kimsooja riprende ancora una volta l’idea del bottari, concetto e forma universale del singolo che contiene il tutto, che l’artista associa alla forma sferica del sole, con tutto il suo valore simbolico. In questa serie fotografica Kimsooja rappresenta il sole con il suo alone luminoso filtrato e scomposto in vari colori che l’artista riferisce al concetto coreano di obamsaek: uno schema generativo del mondo.

Galleria Raffaella Cortese
via A. Stradella 7 - Milano
fino al 13 novembre

 

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