G.B. Zorzoli

Piazza San Giovanni vs. la Leopolda mi ricorda i combattimenti tra galli, per secoli “divertimento” popolare, anche presso l’aristocrazia inglese. Il primo volatile più ruspante, l’altro allevato in batteria, ma con cibo maggiormente energetico, ciascuno con la sua scatenata tifoseria, di cui ci ha fornito efficace testimonianza lo scontro in TV tra Rosy Bindi e Debora Serracchiani. Alla pari di un derby calcistico, anche il combattimento tra galli consente di sfogare le pulsioni degli spettatori, ma non risolve i problemi che le hanno generate. È una droga, meno dannosa (non sempre) di quelle chimiche, come questa capace di fornire una temporanea fuoriuscita dalla realtà, a prezzo di una crescente dipendenza.

Come è noto, questo tipo di dipendenza aumenta l’estraniazione, ed è proprio quello che sta avvenendo nel confronto, a sinistra sempre più aspro, tra renziani e antirenziani. All’interno dell’italica gabbia oggi come oggi Renzi sembra destinato a vincere. Lo scrissi qui quando aveva vinto le primarie nel PD, ma non era ancora diventato premier, e non perché sia renziano, come qualcuno pensa. Cerco semplicemente di descrivere le tendenze in atto per quello che sono, anche quando non mi piacciono, e l’ho precisato in un intervento successivo su alfabeta: «qualche volta, come la Juventus nelle ultime partite del campionato (scorso), la politica di Renzi sembra essere a corto di fiato, ma il confronto con avversari troppo deboli non riesce a far emergere eventuali defaillances».

Subito dopo ho però aggiunto che «anche il nostro premier deve misurarsi con l’Europa, e qui (come per la Juve) sono incominciati i guai». Le metafore, allora le partite di calcio, adesso i combattimenti tra galli, non sono casuali. L’attuale scontro politico, sostanzialmente chiuso all’interno dei confini nazionali, rappresenta una scelta di campo simbolica, in quanto solo in modo marginale, spesso casualmente, entrano in gioco i veri nodi da sciogliere. Che stanno altrove. In Europa.

Con la sua innegabile capacità di leggere il mondo reale, Renzi lo ha capito, e altrettanto abilmente l’ha tradotto nella polemica contro i tecnocrati di Bruxelles. La sfida riguarda però la politica europea nel suo complesso, dove parole d’ordine come austerità e conti in ordine, nascondono l’obiettivo di aumentare la disuguaglianza economica e sociale all’interno dei singoli stati membri, ma almeno altrettanto tra i diversi paesi, vista come principale e ineludibile innovazione per consentire all’UE di competere alla pari in un mondo globalizzato.

I temi del contendere dovrebbero perciò riguardare gli obiettivi da contrapporre alla politica dominante a livello europeo, le conseguenti alleanze politiche e sociali da stabilire negli altri stati membri e gli strumenti più adeguati per avviare questa strategia.
Solo quando questi saranno i temi su cui ci si misurerà in Italia e in Europa, e milioni di lavoratori, provenienti da tutti i paesi dell’UE, invaderanno Bruxelles per sostenerli, avrà fine la dipendenza dai combattimenti tra galli.

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