G.B. Zorzoli

Jennifer Guidry, 35 anni, di Boston, si sveglia poco dopo le 4 del mattino, perché deve pulire l’esterno e l’interno della sua automobile prima che arrivi una chiamata. Con la sua vettura, che va rinnovata frequentemente, Jennifer trasporta infatti persone per conto di Uber, Lyft o Sidecar, che la pagano un tanto all’ora. Monta anche mobili e cura giardini per conto di clienti che le arrivano tramite TaskRabbit, altro sito online.

Subito dopo avere pulito l’auto, verifica sul PC se sono arrivate richieste da TaskRabbit. Nulla. Allora va sul sito di Craiglist, dove occasionalmente trova da lavorare come cuoca presso privati. Niente nemmeno qui. Allora attiva il suo Uber iPhone, assegnatole dalla ditta.

L’obiettivo di Jennifer, guadagnare 25 dollari all’ora per contribuire al menage familiare, è diventato più difficile da realizzare. Uber e Lyft, i suoi principali fornitori di clienti da trasportare, hanno recentemente tagliato le tariffe orarie. TaskRabbit ha revisionato i criteri con cui i clienti possono selezionare l’assistenza, quasi azzerando il flusso di nuove richieste che arrivano Jennifer, Jennifer è quindi alla ricerca disperata di altri intermediari.

Nel linguaggio suadente della sharing economy, Jennifer Guidry è una microimprenditrice, un contractor indipendente, che guadagna mettendo a disposizione le sue competenze, il suo tempo o i suoi beni a clienti in cerca di un passaggio in automobile, di una stanza dove dormire, di un cuoco, o altro ancora. Nella realtà, persone come Jennifer sono dei micro salariati, che spesso sgobbano sette giorni alla settimana, nel tentativo di mettere insieme un salario di mera sopravvivenza con una serie di lavori precari, possibilmente diversificati, proprio per ridurre i rischi.

Poco prima delle 5 squilla l’Uber iPhone, e le viene chiesto se è disponibile per trasportare un cliente all’aeroporto. Ovviamente Jennifer accetta. Dopo un’ora e mezza è di nuovo a casa: ha guadagnato 28 dollari, da cui deve però detrarre il costo della benzina. Torna giusto in tempo per preparare il breakfast per il compagno e i tre figli.

Jennifer Guidry esiste davvero e la sua vita è proprio questa. Come sono autentici l’1,5 miliardo di dollari raccolto da Uber presso venture capitalists o i 333 milioni di Lyft. Gli investitori trovano attraente mettere soldi in società che hanno costi di lavoro fissi così bassi e prospettive di sviluppo molto alte, visto che “democratizzano i servizi di lusso”, sempre più apprezzati da chi, invitando gente a cena, può esibire un pasto preparato da uno chef, o, a costi per lui ragionevoli, riesce a disporre di un giardiniere a domicilio.

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