Antonello Tolve

Ci sono luoghi carichi di storia, luoghi che raccontano l'humus di un'avventura culturale, luoghi che disegnano l'estroflessione di un pensiero, di un'esperienza personale e passionale, di una temperatura creativa che lascia le sue tracce, i suoi residui e i suoi alimenti quotidiani, le sue leggere manie. Tra questi luogo la casa estiva di Giorgio Morandi (1890-1964), donata al Comune di Grizzana da Maria Teresa Morandi (scomparsa il 2 agosto 1994), rappresenta un punto privilegiato dal quale – e nel quale – è possibile percepire lo stile di vita e il profondo trasporto emotivo di un artista discreto e gentile. La casa di Grinzana – casa in cui Morandi ebbe il suo primo e unico studio – sorge infatti «sul punto da dove l'artista amava riprendere il paesaggio grizzanese, in particolare i Fienili del Campiaro, Casa Veggetti e Villa Tonelli ma anche le Case della Sete e Lilame con lo sfondo dei monti di Veggio».

È in questo luogo che, di recente, Graziella Leoni, Sindaco di Grizzana Morandi, ha avviato un progetto dolce (Grizzana incontra Morandi), legato da una parte alla riscoperta della casa e dell'atmosfera morandiana, dall'altro ad un percorso espositivo, ad una serie di immaginifici dialoghi tra Morandi e alcuni artisti contemporanei. Galliani incontra Morandi è il primo appuntamento di questo itinerario favoloso e luminoso che pone l'accento sul silenzio delle cose, sull'assoluta e estrema semplicità di un modus operandi – proprio dell'artista bolognese – che osserva e tratteggia, a fil di voce, paesaggi, cose e case assorte in una dimensione gnoseologica, in un groviglio di verità accecate da luci fioche, da ambienti in cui veglia e sonno si stringono insieme in una eguale realtà.

Con Sui tuoi passi, titolo di un lavoro del 1986 e leitmotiv della mostra, Omar Galliani dialoga, oggi, con l'ombra poetica di Morandi per comporre «un disegno inedito», suggerisce Eleonora Frattarolo, curatrice del programma espositivo, dove «raggiunge in un umido e siderale notturno le origini stesse del viaggio della vita, attraverso il paradosso del secco e del combusto del carbone, con annotazioni pittoriche che riportano al nero e al magnetico degli inizi vulcanici del mondo, cadenzati in un rigore ritmico ed estetico da notazione musicale, da fuoco nero di cabala».

Accanto al gioco, «unico e davvero straordinario» (Leoni), di rimandi che Galliani compone con cura – Paesaggio dei miei veleni (2014), Un iris per Giorgio (2014) e i Sedici paesaggi per Giorgio (2014) ne modellano il tragitto – una seconda esposizione di Luciano Leonetti (Casa Morandi, accompagnata da un libro che trasmette la sospensione del tempo e la persistenza della memoria), nei Fienili del Campiaro, presenta, dal canto suo, un ventaglio di scatti fotografici (realizzati tra il 1985 e il 1987) tra gli oggetti, gli ambienti e gli amori di Morandi.

Pennelli, colori ad olio, pezzi di carta e stecchette di legno, libri, fiori secchi, castagne, oggetti di recupero, una vecchia Fiat 850, dei residui di colori conservati in scatola di fiammiferi, una vecchia stufa a legna (la Warm Morning 212E) e una serie di abiti quotidiani sfilano negli scatti di Leonetti – e come non pensare alle straordinarie immagini che Luigi Ghirri dedica, tra il 1989 e il 1990, allo Studio di Giorgio Morandi (a Bologna) – per raccontare l'essenza delle piccole cose (e forse anche le buone cose di cattivo gusto cantate da Gozzano) per proporre un viaggio prezioso tra le cose domestiche, tra le sorprese ordinarie, quasi ad accorgersi finalmente della semplicità, «di una goccia d'acqua che trema sopra una foglia, sopra una spiga di grano» (Morandi).

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3 Risposte a Morandi: una casa alla fine del mondo

  1. Bianca Verri ha detto:

    Escluderei senz’altro il nesso tra “le buone cose di pessimo gusto…Gozzano” e la poetica di Giorgio Morandi.

  2. Lorena Melis ha detto:

    Parallelo linguistico inaccettabile con le buone cose di pessimo gusto di Gozzano

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