Rossella Catanese

Dal 4 all’11 ottobre 2014 si è tenuta a Pordenone la 33esima edizione del festival Le Giornate del Cinema Muto, appuntamento fisso per gli studiosi, gli archivisti e i cinefili. Il festival, organizzato dalla Cineteca di Gemona (Cineteca del Friuli) fin dal 1982, ha proposto inediti e prestigiosi restauri anche per l’edizione del 2014, dedicata a Peter von Bagh (1943-2014), studioso, cinefilo, docente e direttore artistico del festival Il Cinema Ritrovato di Bologna.

Retrospettive, approfondimenti ed occasioni di studio e ricerca sulla storia del cinema muto delineano un programma significativo che ogni anno attira in Friuli un pubblico internazionale. Prima dell’innovazione data dall'introduzione delle colonne sonore, l’infanzia del cinema disponeva di differenti connotazioni linguistiche e formali, nonostante il silenzio delle immagini in movimento non corrispondesse di fatto al silenzio in sala: erano spesso previste esecuzioni musicali dal vivo. A Pordenone i film muti sono musicati in sala da interpreti internazionali e specializzati in accompagnamento e sonorizzazione, che inoltre tengono lezioni per musicisti aspiranti accompagnatori di cinema muto.

Anche quest’anno il programma ha riservato una serie di primizie: si è partiti con The Barrymores, una retrospettiva sui film interpretati dalla famiglia Barrymore, a cui è stata dedicata la serata d’apertura con la proiezione di Per amore di una donna (When a Man Loves, Alan Crosland, 1927), interpretato da John Barrymore e Dolores Costello; il film è stato visto con l’originale colonna sonora composta da Henry Kimball Hadley su Vitaphone, uno dei primi sistemi del sonoro al cinema, quando la colonna audio non veniva registrata sulla pellicola bensì su un supporto separato, un disco.

Una sezione è stata interamente dedicata agli albori del sistema Technicolor, marchio di diversi procedimenti di cinema a colori impiegati su larga scala: il brevetto Technicolor Motion Picture Corporation è stato infatti applicato ai diversi procedimenti di ripresa e di stampa, tramite sistemi a più pellicole negative sovrapposte, divenendo uno standard fin dagli anni Venti. Risalgono infatti all’epoca del muto i primi procedimenti additivi e sottrattivi a due colori, usati per film spettacolari quali Ben-Hur: A Tale of the Christ (Ben Hur, Fred Niblo, 1926), uno dei primi kolossal statunitensi che impiegò il sistema bicromatico Technicolor, nonché Il pirata nero (The Black Pirate, Albert Parker, 1926) con Douglas Fairbanks, e The American Venus (Frank Tuttle, 1926) con Louise Brooks.

Una sezione dedicata al cinema giapponese è stata accompagnata anche nell’edizione 2014 dalle performance del benshi Ichiro Kataoka: il benshi è un narratore che in abiti tradizionali nipponici interpreta le proiezioni di vari film del proprio paese. La retrospettiva, che ha mostrato pellicole collezionate dal Museo del Teatro dell’Università di Waseda, ha visto alternarsi film più vicini al teatro filmato, con macchina da presa fissa e fondali dipinti, ai più elaborati jidai-geki, film storici e in costume con azione e combattimenti. Ichiro Kataoka in questa edizione si è confrontato con le interpretazioni di film di Charlie Chaplin: His New Profession (1914), The New Janitor (1914) e Dough and Dynamite (1914) e nel corso del festival ha tenuto una masterclass sulla storia dei benshi nel cinema muto nipponico.

L’amara ironia della tradizione russa rivive nei restauri della retrospettiva Risate russe, sulle commedie sovietiche di Yakov Protazanov, in cui il cinico umorismo è finalizzato al sostegno della causa bolscevica, come nei film Protsess o Trekh Millionakh (Il processo dei tre milioni, 1926) o Zakroishchik iz Torzhka (Il sarto di Toržok, 1925) o Don Diego i Pelageya (L’affare di Pelagia Diomina, 1928), in cui si ironizza sulla noia della burocrazia, sulla vacuità della religione e sulla vanità dei borghesi.

Nella sezione Il Canone rivisitato è stato presentato un grande classico, il gangster movie Regeneration (Raoul Walsh, 1915), esordio del regista al lungometraggio e parabola sulla profonda contraddizione esistenziale dell’uomo, fra crimine e spiritualità. Un tema che la cultura del tempo non può non associare al soggetto de Il dottor Jekill e Mister Hyde (Dr. Jekyll and Mr. Hyde, John S. Robertson, 1920), adattamento cinematografico del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson, interpretato da John Barrymore. Un canone rivisitato anche quello del grande cinema sovietico, che in Potomt Chingis Khana (Il discendente di Gengis Khan - Tempeste sull’Asia, Vsevolod Pudovkin, 1928) mostra un’altra faccia della rivoluzione russa in una storia esemplare ambientata nella Mongolia negli anni Venti.

La rivisitazione di un canone si confronta anche con una fruizione transnazionale: è il caso di Panzerkreuzer Potemkin, ovvero la versione sonorizzata in lingua tedesca nel 1930 de La corazzata Potemkin (Bronenosets Potemkin, Sergej Ejzenštejn, 1925), pietra miliare del cinema rivoluzionario sovietico. L’edizione sonorizzata del film all’alba delle innovazioni tecnologiche per l’audio al cinema, ha costruito un nuovo diverso canone diventando in Germania un classico del sonoro che interpretava i valori ideologici del film e che, secondo la critica dell’epoca, “(r)aggiunge i suoi livelli più alti nella marcia funebre per i rivoluzionari russi e nell’ormai classica ‘musica delle macchine’, inseparabile dalle immagini e loro affine sul piano concettuale” («Film-Kurier», 13 agosto 1930, citato nel catalogo Le Giornate del Cinema Muto 33, p. 187), mentre i toni e i contenuti dei dialoghi rievocavano l’enfasi del teatro agit-prop di Erwin Piscator, elaborando il messaggio bolscevico nella cultura di Weimar.

Un grande classico del muto presentato durante il festival è stato la saga de I Nibelunghi di Fritz Lang, capolavoro restaurato e proiettato integralmente nelle due parti dalla durata complessiva di quasi 5 ore (La canzone dei Nibelunghi: Sigfrido / Die Nibelungen: Teil Siegfried e La vendetta di Crimilde/ Die Nibelungen: Kriemhilds Rache, 1924). Dedicato “al popolo tedesco, al quale appartiene”, il film di Lang, il più costoso film europeo fino a quel momento, rappresentava la quintessenza della cultura e dello spirito teutonici. Il kolossal dell’epos nazionale germanico segna il rigore formale dello stile langhiano, dalle inquadrature geometriche alle forme pure nelle scenografie; l’epopea del XIII secolo rivive nella forza espressiva del cinema.

Una rarità ritrovata e restaurata è The Eternal City (George Fitzmaurice, 1923), film hollywoodiano interpretato da Lionel Barrymore (e pertanto inserito nella sezione dedicata) e da Benito Mussolini, inedito attore. Storia di un triangolo amoroso nella Roma fascista del 1922, il film prodotto da Samuel Goldwyn intendeva ammiccare all’approccio fascista come antidoto alla minaccia comunista; la copia che si riteneva perduta e di cui sono conservati solo gli ultimi due rulli alla cineteca del Museum of Modern Art di New York, è stata ritrovata e presentata dalla storica del cinema Giuliana Muscio.

Di grande interesse è stata anche la celebrazione dei 50 anni dell’AIRSC, Associazione Italiana Ricerche e Studi Cinematografici, per cui si è proposta una selezione di pellicole provenienti dalla collezione Josef Joye. I film, realizzati tra il 1905 e il 1915, sono stati raccolti studiati e catalogati da parte dello storico Davide Turconi, primo direttore e presidente onorario delle Giornate di Pordenone. Evento conclusivo del festival è stato l’omaggio al personaggio di Charlot in occasione dei cento anni dalla nascita, con la proiezione di Luci della città (City Light, Charlie Chaplin, 1931). La celebre e commovente storia della giovane fioraia cieca aiutata dal vagabondo Charlot per l’occasione è stata accompagnata dalla musica (partitura originale) eseguita dal vivo dall’orchestra San Marco di Pordenone, diretta da Günter A. Buchwald.

L’ampio successo di pubblico testimonia una crescente consapevolezza dell’importanza storica del cinema muto, i cui film si determinano come documenti segnati dalla temporalità storica, radicata in un tempo di peculiare modalità e tecnologia produttiva, ma anche tempo di diversi gusti collettivi e aspettative. E grazie ad iniziative come Le Giornate del Cinema Muto un pubblico sempre più numeroso e variegato può accedere alle forme e ai contenuti di una storia affascinante, dedicando nuove energie alla conservazione, alla diffusione e allo studio dei primi trent’anni di cinema.

 

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