Maria Teresa Carbone

Burrito

Jay Castaño sa esattamente come sarà il suo funerale. Pochi giorni dopo la sua morte, gli amici e la famiglia si raduneranno a Southeast Washington, diranno qualche parola gentile e metteranno il suo corpo non trattato in nessun modo dentro la terra. “Voglio essere avvolto in un sudario come un piccolo burrito”, dice Castaño, funzionario presso una scuola della capitale.
Ellen McCarthy, Green burials are on the rise as baby boomers plan for their future, and funerals , Washington Post, 6 ottobre 2014.

Etnie

Ogni megalopoli del pianeta ha il suo sobborgo esclusivo. Los Angeles ha Beverly Hills, Londra Ascott, Parigi, Neuilly-sur-Seine, Berlino Grunewald. Ville enormi e bellissime, parchi ben curati, automobili costose, immigrati non pervenuti, residenti selezionati. E su come avvenga la selezione dei residenti, l’immancabile guida ha pronto un arsenale di leggende da proporre agli scolaretti in gita con il naso schiacciato contro il vetro del pullman e gli occhi sgranati sulle case di plutocrati e VIP. L’abisso economico fra gitanti e indigeni è, ovunque, immenso. A Mosca lo zoo dei milionari si chiama superstrada Rublëvo-Uspenskoe. Rublëvka. Niente gite, però, da queste parti. Tanto le ville non si vedono comunque, oltre gli altissimi muri di recinzione. Per di più, l’abisso fra gli indigeni e la gente comune in questi paraggi non è solo economico, ma anche culturale. (…) Ricchi e poveri sono due etnie distinte, in Russia. Con culture diverse e diverse – sissignori! – confessioni religiose. La cena di un nobile francese di oggi poco si differenzia dal pasto di un contadino suo compatriota. Vino e formaggio, orientativamente. Vino e formaggio costosi, certo. Ma non dubiterei che qualunque villico di Francia sia in grado di identificare senza indugio le portate sul desco dei signori. In un ristorante della Rublëvka il suo analogo russo non capirebbe metà dei piatti in menu. Che diavolo è il rombo? E il ceviche? Da quando in qua il tartufo è un fungo e non un dolce? Che differenza c’è fra una Belon e una Fine de Claire e, soprattutto, come accidenti fanno a mandarle giù?
Valerij Panjushkin, L'Olimpo di Putin, traduzione di Claudia Zonghetti, E/O 2014 (in libreria dal 14 ottobre), pp. 9-10.

Immondizia

Tra gli allievi di Platone il mito della pseudocreaturina si propaga. Secondo il logografo Ellanico di Lesbo, i bicchieri di plastica e le boccette vuote dei farmaci formano una variegata flotta lanciata in una missione maledetta. Esposta ora al sole cocente ora alle piogge battenti, questa armata di immondizia segue la sua impervia rotta oltre la cintola equatoriale del pianeta attraversando il tratto più ampio dell'Oceano Pacifico, in un viaggio non visibile da quello di Darwin e Gulliver e Ulisse. E alla testa di questa avanzata c'è la pseudocreaturina immersa in questo brodo di plastica in decomposizione. Il sole infatti fotodegrada questi sacchetti della spesa e della lavanderia. L'azione del vento e delle onde li rimescola riducendoli in frammenti sempre più piccoli. I brandelli si saldano e le braccia della pseudocreaturina sviluppano mani, e dalle mani germogliano le dita di plastica ondeggiante. Il bambino-cosa... dalle sue gambe spuntano piedi. E i piedi si sfrangiano a formare dita inerti.
Chuck Palahniuk, Sventura, traduzione di Gianni Pannofino, Mondadori 2014, p. 199.

Negozio

Doveva succedere: Amazon apre un negozio. Un negozio vero. Almeno, questo riferisce il Wall Street Journal citando fonti anonime. Il Journal dice che il punto vendita sarà di fronte all'Empire State Building a Manhattan e aprirà in tempo per la redditizia stagione delle feste.
Marcus Wohlsen, Amazon Is Opening a Store in NYC, But It’s Not Really for Shopping, Wired, 9 ottobre 2014.

 

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