Valerio De Simone

“Nel futuro, ognuno sarà famoso per quindici minuti”: la celebre profezia di Andy Warhol sembra realizzarsi ancora una volta nel film diretto da Gabriele Salvatores Italy in a day – Un giorno da italiani, presentato in anteprima fuori concorso alla 71ª Mostra del cinema di Venezia. Per comprendere meglio l'opera, però, dobbiamo fare un passo indietro all'estate del 2010, quando il sito di video-sharing YouTube, in collaborazione con il regista Ridley Scott e la LG Eletronics, propose alla sua comunità digitale di riprendersi, utilizzando qualsiasi supporto (fotocamere, smartphone, tablet) durante lo svolgersi di un determinato giorno, il 24 luglio. Obiettivo: raccogliere un gran numero di testimonianze e unirle per costituire “qualcosa di completamente diverso”: un film.

Le adesioni al progetto sono state numerosissime fino a raggiungere un totale di circa quattromila e cinquecento ore di filmati. Per selezionare e montare il materiale sono stati scelti il regista Kevin MacDonald, vincitore del premio Oscar del 2000 per il documentario Un giorno a settembre, e Joe Walker, noto per il montaggio dei film di Steve McQueen Hunger (2008) e Shame (2011). Presentato al Sundance Film Festival il 27 gennaio 2011 e poi sull'omonimo canale YouTube con la possibilità di sottotitoli in numerose lingue, il film si configura come una creatura ibrida sospesa tra il confine della narrativa e del documentario. Non solo: Life in a Day (La vita in un giorno) si può anche vedere come un esperimento cinematografico di “democrazia diretta” in cui chiunque, purché dotato di un qualsiasi mezzo di ripresa, può divenire regista di se stesso. Il punto di forza del progetto è proprio questo sguardo sul mondo nella sua alterità di soggetti, di culture e di situazioni, uno sguardo che comporta una visione transnazionale in grado di valicare i confini e di raccontare storie senza intenti didascalici.

Nel 2013 il regista di Mediterraneo ha deciso di replicare il successo della pellicola americana realizzandone una versione italiana, prodotta questa volta dallo stesso Ridley Scott e dalla Rai. La modalità di partecipazione al progetto cinematografico è rimasta invariata: filmare eventi che si sono svolti, questa volta, nell'arco del 26 ottobre 2013. Allo stesso modo, anche lo schema narrativo ricalca quello di Life in a Day. L'alba e il conseguente risveglio della popolazione apre l'opera mostrandone differenti situazioni in cui questa avvenga: dalle tradizionali abitazioni fino alla realtà del carcere sovrappopolato, nel quale scorgiamo uno dei pochissimi soggetti non italiani.

A differenza del suo modello, infatti, il progetto di Salvatores annulla il carattere transnazionale dell'opera: come è evidente fin dal titolo, gli attori-registi-personaggi sono esclusivamente italiani e i confini, che in precedenza si erano dissolti, ritornano – o meglio, si esce dal Belpaese e si attraversa l'oceano, fino ad arrivare allo spazio più profondo, ma i testimoni di fatto parlano una sola lingua.

Inoltre, Italy in a day accentua al massimo i toni patetici, presenti solo in misura lieve nell'originale, conducendo lo spettatore a semplicistiche riflessioni sulla situazione sociopolitica e culturale del nostro paese, veicolate da un filtro politically correct e buonista, che conferisce alla pellicola sfumature simili a una pubblicità elettorale: cani scodinzolanti, bambini sorridenti e altre banalità da “siparietto” che tendono a tranquillizzare il pubblico e a divertirlo campeggiano in primo piano, mentre gli elementi più difficili, e al tempo stesso più “italiani”, come l'abbandono in cui è costretto a vivere chi si batte contro la mafia o l'indifferenza istituzionale nel riconoscere l'omogenitorialità, ossia famiglie composte da genitori dello stesso sesso, vengono accennati quasi di sfuggita. Ma in fondo, da un autoritratto dell'Italia, sarebbe stato difficile aspettarsi altro.

 

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Una Risposta a Un giorno da italiani

  1. Elia ha detto:

    Veramente atroce. Il buonismo più becero…

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