Alberto Capatti

Il 4, 5 e 6 ottobre a Massenzatico (RE) si è tenuto un convegno su Le cucine della solidarietà. A promuoverlo è stato il Centro cucine del popolo. Questa domenica, oggi: pranzo dei popoli con cibo indiano e sinto, poi un incontro Luigi Veronelli dieci anni dopo con presentazione dell’inserto a lui dedicato da A Rivista Anarchica. Veronelli è stato, oltre che anarchico per una vita, uno degli ultimi veggenti in una cultura alimentare dominata dai lussi virtuali e dai valori fasulli. Lo ricordiamo con le sue stesse parole, fra le ultime ad essere dettate per la prefazione de La cuoca rossa (in Cuoche ribelli, DeriveApprodi 2013)

Sono quasi cieco e le cose viste, anche le più comuni, prendono un aspetto misterioso e attraente. Le osservo attraverso un vetro appannato (o una teoria)

A Massenzatico sono presenti il suo fantasma, una targa che lo ricorda e le cucine libertarie che, oggi, sono l’alternativa al nulla costituito da una cultura mediatica che si accende e si spegne con un comando e un pulsante. La sera di domenica, a Massenzatico, il programma si concluderà con la gnoccata sociale con verdure, salumi e formaggi.

E la ricetta di oggi ? Non sarà quella del gnocco fritto, ma di una zuppa tratta da un ricettario che amo molto, La cuciniera maestra stampata a Reggio Emilia nel 1884. Nessun modo migliore di celebrare la solidarietà che ricercando verdure a buon mercato e cotture semplicissime. Solidarietà è coscienza, cultura e consapevolezza. Ed ecco, programma politico, la

Zuppa di cavoli

Tagliate un cavolo in varie parti che porrete in una casseruola con del brodo di manzo per cuocerlo, aggiungete del sedano; quando è cotto versate tutto sopra il pane tagliato a piccoli pezzi.

 

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