Valentina Parisi

Sfogliando il recente volume curato da Gian Piero Piretto, Memorie di pietra. I monumenti delle dittature, non ho potuto non ripensare al vetusto autobus Ikarus che, poco più di un anno fa, al termine di un itinerario quanto meno tortuoso tra i kerület (distretti) più periferici di Budapest, mi aveva lasciato all'ingresso di Memento Park, spiazzante ripostiglio-cimitero preposto alla conservazione (o alla rimozione?) di una quarantina di statue d'epoca socialista, "esiliate" dai quartieri centrali della capitale all'inizio degli anni Novanta.

Estrapolati dallo spazio simbolico urbano per cui erano stati originariamente concepiti e riposizionati su uno sfondo straniante di villette monofamiliari, quei monumenti - tra cui anche quello al soldato sovietico "liberatore" che dominava il Danubio dall'alto della collina Gellert - sembravano aver perso qualsiasi aura residua, complice l'accumulazione ipertrofica e la segregazione in una riserva visiva organizzata secondo la logica del parco a tema. Un vero e proprio esorcismo ideologico, che rendeva tali sculture inopinatamente inoffensive, costringendole a interagire ossessivamente tra di loro e non più con la topografia del potere che in passato erano chiamate a erigere e completare.

Il peso di un'eredità monumentale tanto ingombrante quanto scomoda da gestire è uno dei leitmotiv di Memorie di pietra e si lega al tema altrettanto pervasivo dello statuto contraddittorio connaturato al monumento stesso. Teoricamente investito di una funzione celebrativa in grado di sfidare l'oblio e la morte, esso - a colpi di abbattimenti e rimozioni - ha finito invece per incarnare la caducità di una gloria mundi la cui natura notoriamente transeunte si è rivelata sovente in rapporti di proporzionalità diretta con le aspirazioni totalizzanti del potere. Un nodo questo colto e sviluppato con grande finezza da Andrea Pinotti nel suo saggio d'apertura dedicato a quei recenti progetti "anti totalitari e anti monumentali" che sovvertono la logica del monumento tradizionale, fattosi spesso istigatore non tanto di memoria, quanto di oblio (e di iconoclastia, aggiungerei).

Se infatti il monumento affida il ricordo a un ponderoso supporto esterno, alienandolo e rendendolo così potenzialmente "rimovibile" - e qui l'autore si rifà innanzitutto alle considerazioni di Robert Musil sulla visibilità fallimentare dell'oggetto commemorativo - non sarà superfluo contrapporre alla verticalità, alla magniloquenza e alla volontà di durata espressa dalla statuaria tradizionale la laconica anti-monumentalità di strutture volutamente invisibili, realizzate con materiali talora effimeri. Una strategia di inversione della massima visibilità incarnata ad esempio dal Mahnmal gegen Fascismus di Jochen Gerz (una colonna eretta nel 1986 ad Harburg, sobborgo di Amburgo, e poi progressivamente interrata fino alla sua completa scomparsa nella terra tedesca), oppure la fontana ipogea realizzata da Horst Hoheisel a Kassel nel 1988 in ricordo di una fontana donata da un imprenditore ebreo alla città e poi distrutta dai nazisti negli anni Trenta.

Progetti questi che fanno appello all'interiorità della dimensione intellettuale nel tentativo di evitare sia quell'effetto di eclissi paradossale già constatato da Musil ("nulla al mondo è più invisibile dei monumenti", scriveva nel 1936), sia quei processi di irritazione dell'occhio che ogni oggetto celebrativo-commemorativo nel corso della sua "biografia" prima o poi pare fatalmente innescare. A questo proposito appaiono emblematiche le peripezie occorse alle rovine socialiste in epoca post-sovietica, come il carro armato dell'Armata Rossa su cui è incentrato il contributo di Massimo Tria. Donato nel 1945 alla città di Praga per ricordare il sacrificio dei soldati sovietici, dopo essersi trasformato in monumento ante litteram all'invasore nell'agosto 1968, sarà definitivamente desacralizzato dall'artista David Cerny che lo dipingerà interamente di rosa in una notte dell'aprile 1991.

Altrove al centro della riflessione è la capacità delle strutture monumentali (specie se declinate negli spazi "totali" di memoriali e mausolei) di elaborare narrazioni parallele e alternative di eventi storici. Così è stato per la fascistizzazione postuma della Grande Guerra e dei suoi caduti operata durante il Ventennio all'interno dei sacrari voluti da Mussolini e analizzati qui da Stefano Taiss. Un'operazione che rivela come l'instabile ubi consistam del monumento, situato "da qualche parte sulla linea che connette l'esercizio del potere e l'esperienza della morte", ne determini la natura bifronte, "rappresentazione dell'assenza di ciò che non è più" (come scrive Pinotti), ma al tempo stesso strumento volto a edificare ciò che non è ancora.

E se pertanto non sorprende che - come ci ricorda Elena Pirazzoli - il Reich millenario nella persona di Albert Speer si fosse spinto a prefigurare, a suggello del proprio disegno totalitario, la decadenza stessa degli edifici che andava progettando, tanto più affascinante appare il tentativo di Gian Piero Piretto di indagare al contrario le sfaccettature e le contraddizioni, forse addirittura le crepe, dell'universo visivo istituito da Stalin, assai meno "totale" e conchiuso di quanto saremmo portati a credere. In particolare, il case study dedicato al mausoleo sovietico di Treptower Park a Berlino testimonia l'emergere di elementi inediti nella rappresentazione del dolore e del lutto, e soprattutto il ritorno di quel mondo tradizionale contadino che il discorso degli anni Trenta aveva occultato e avversato. Cosicché l'iconografia ufficiale ci appare come un testo aperto a continue trasformazioni e integrazioni. E tanto più fondamentale appare dunque lo sforzo auspicato dallo stesso curatore di spostare la nostra attenzione da una lettura immanente delle memorie di pietra ai modi cangianti in cui sono state recepite e vissute.

Gian Piero Piretto
Memorie di pietra
I monumenti delle dittature
Raffaello Cortina, pp. 272 (2014)
€ 25,00

 

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi