Stefano Garzonio

Dopo la recente pubblicazione in traduzione italiana del primo libro di versi di Marina Cvetaeva, Album serale (Giuliano Ladolfi Editore), ora il Saggiatore presenta, nella traduzione e con la cura di Gianfranco Lauretano, il primo libro poetico di Osip Mandel’štam, Kamen’ (La pietra), il cui processo compositivo rimane a tutt’oggi un problema di natura storico-letteraria e filologica di grande fascino.

La prima edizione della raccolta uscì nel 1913, la seconda negli anni della Grande Guerra, nel 1916, e la terza addirittura dopo la rivoluzione, nel 1923. Nel 1928, nella raccolta Poesie, è inoltre presente una sezione denominata Kamen’. Le tre edizioni si differenziano tra loro per scelta dei testi e varianti. Il curatore italiano ha scelto di partire dalla prima edizione e di integrarla con la maggior parte dei testi poetici aggiunti da Mandel’štam nelle due successive: «volendo presentare al lettore italiano il pensiero del poeta e il clima culturale dei suoi anni di formazione e di esordio». Fuori quadro restano le varianti, che da tempo appassionano i tanti studiosi della «poetica semantica» mandel’štamiana. Il curatore si è comunque attenuto all’autorevole edizione a suo tempo pubblicata sotto la guida di Lidija Ginzburg.

Nella Nota del curatore si offre una breve, ma precisa inquadratura dell’opera e del suo processo compositivo; mancano invece considerazioni più articolate sui principi della traduzione che – è doveroso annotarlo – sarebbe risultate utili: tenendo anche della tradizione italiana di Mandel’štam, in particolare delle due edizioni (Cinquanta Poesie e Ottanta Poesie) proposte da Remo Faccani, il quale non mancava di offrire annotazioni metrico-ritmiche e veri e propri brevi saggi interpretativi, indispensabili a rendere le complesse stratificazioni culturali e intertestuali che caratterizzano la poetica di Mandel’štam.

La pietra costituisce uno dei momenti più alti dell’età d’argento della poesia russa, oltre ad essere un testo programmatico della nuova corrente poetica dell’acmeismo che – con autori come Nikolaj Gumilëv, Sergej Gorodeckij e Anna Achmatova – aveva segnato il ritorno della poesia alla solidità terrena dalle fumose atmosfere misticheggianti simboliste e decadenti. Non a caso Viktor Žirmunskij parlò di poeti «che avevano superato il simbolismo».

Il titolo stesso della raccolta sottolinea la volontà del giovane Mandel’štam di affermare i tratti di concretezza e chiarezza del fare poesia: una costruzione verbale da realizzare in modo simile al progetto dell’architetto e al cesello dell’artigiano. Certo, anche il giovane Mandel’štam usciva da un’esperienza giovanile in ambito simbolista, da una sofferta meditazione sull’origine del mondo e della natura, cui si combinava appunto l’idea di una costruzione poetica pietra dopo pietra: di una cultura quale conquista grandiosa e insieme fragile, sotto la minaccia dei cataclismi, del caos e del tempo.

«La voce di Mandel’štam è sonora e ricca di sfumature e toni. Ma la vera fioritura è ancora da venire. E questa “pietra” è al momento una di quelle che Demostene si metteva in bocca per affinare la propria dizione». Così scriveva Maksimilian Vološin della seconda edizione. E il rimando a Demostene, nell’evidenziare l’aspetto sonoro, declamato del verso, pare quasi anticipare i concetti a venire della Conversazione su Dante dello stesso Mandel’štam.

La poetessa Sofija Parnok parlò di «pathos della concretezza», ma «sotto il segno della morte». Certo è che liriche quali Silentium e La conchiglia da un lato, Notre Dame, Santa Sofia e le Strofe pietroburghesi dall’altro, offrono quadri così variegati e quasi contrastanti; così come i tanti riferimenti al mondo classico antico, per non parlare della riflessione e dell’attualità storica, dei grandi temi della spiritualità cristiana, l’intensa partecipazione al grande dibattito sulla Russia e la sua cultura, fino alla quotidianità, al byt, in poesie come Gelati…o il Cinematografo.Una complessa congerie di rimandi, sottotesti, riferimenti letterari: ora scolpiti nel verso classico, ora disciolti nelle tante linee ritmico-melodiche che caratterizzano il piano musicale e declamatorio dei testi.

Testi costellati di personaggi, ora nel fluire quasi omerico dell’epos, ora sulla ribalta come in un teatro, ora nel fluire della storia o nella contemporaneità, nei templi o nelle chiese di diverse confessioni: a Fedra è paragonata Anna Achmatova, a Dioniso Beethoven. E a Ovidio il poeta stesso: quasi a prevedere la sorte tragica di esilio che la vita gli avrebbe destinato.

Osip Mandel’stam
La pietra
a cura di Gianfranco Lauretano, testo russo a fronte

il Saggiatore, 2014, 194 pp.
€ 14,00

 

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